Alpinismo: Nasim Eshqi apre nuova via 'Femicide Must End', dedicata a vittime femminicidio

13 Ott 2026 - 11:10

Una via di arrampicata per dare voce alle donne vittime di femminicidio e trasformare la montagna in uno spazio di denuncia e sensibilizzazione. Si chiama 'Femicide Must End', letteralmente 'Il femminicidio deve finire', la nuova via aperta in Corsica dall'alpinista iraniana Nasim Eshqi, protagonista di un progetto che utilizza l'arrampicata per richiamare l'attenzione sui diritti delle donne e sulle violenze di genere. La via, la quarta del progetto 'When Mountains Speak', si sviluppa sulla Punta Achile, un'imponente torre di granito nella zona di Polischellu, a Bavella. "Sono felice di comunicare che ho aperto una nuova via di arrampicata su un'imponente torre di granito in montagna. Questa volta, la via è dedicata alle vittime di femminicidio", ha annunciato Eshqi a LaPresse, spiegando il significato dell'iniziativa. Il progetto 'When Mountains Speak' nasce con l'obiettivo di portare le voci delle donne in montagna e farle risuonare ben oltre le vette, utilizzando l'alpinismo come strumento di espressione e impegno sociale. La scelta della parete corsa è maturata dopo una precedente esperienza di arrampicata sull'isola, due anni prima. "Ci eravamo innamorati del suo granito, così bello e caratteristico, delle sue formazioni rocciose e dei suoi paesaggi selvaggi", raccontano gli autori del progetto. Dopo aver valutato diverse possibilità e verificato le informazioni raccolte, la decisione è ricaduta sulla Punta Achile, una torre slanciata verso il cielo, con una parete dall'intenso colore arancione che all'alba assume sfumature particolarmente suggestive. L'apertura della via si è rivelata più impegnativa del previsto. Il lungo avvicinamento ha reso difficile il trasporto dell'attrezzatura e, una volta sulla parete, gli alpinisti hanno scoperto che le fessure erano meno numerose del previsto. In alcuni passaggi è stato complicato individuare punti adeguati per le protezioni naturali. L'obiettivo era mantenere la scalata il più possibile tradizionale, rispettando le caratteristiche della roccia. Il tempo a disposizione era limitato, la progressione è proseguita presa dopo presa, tiro dopo tiro, con la consapevolezza che ogni metro conquistato avrebbe contribuito a portare simbolicamente una voce dalla base della montagna fino alla cima. Il 29 settembre, alle 19, è arrivato il momento della vetta. Lassù gli alpinisti hanno cantato in memoria delle donne uccise, lasciando che le loro voci riecheggiassero dalla sommità della torre. "Siamo molto felici e orgogliosi di essere riusciti, ancora una volta, a trasformare una via di arrampicata in una voce a favore delle donne", spiegano. "È questo, secondo noi, il significato dell'arrampicata e dell'alpinismo: esserci per gli altri e mettere la nostra forza al servizio di chi non ne ha". Dal punto di vista tecnico, 'Femicide Must End' è una via prevalentemente tradizionale, aperta su granito compatto e di qualità eccellente, senza roccia instabile. La scalata alterna fessure di diverse dimensioni, passaggi in placca e spettacolari formazioni di tafoni, con tratti verticali ed esposti. In alcuni punti le protezioni richiedono esperienza e capacità nella scelta e nel posizionamento dell'attrezzatura. Particolarmente suggestivo è il passaggio sotto un enorme tetto di tafoni, dove le grandi formazioni rocciose danno la sensazione di trovarsi "sul balcone del mondo". Anche il tiro finale è caratterizzato da queste strutture naturali. Per completare la scalata sono necessarie circa cinque-sei ore. Il ritorno al campo, lungo il sentiero percorso nell'oscurità, è avvenuto intorno alle due di notte. La stanchezza e la soddisfazione per aver raggiunto l'obiettivo hanno accompagnato la fine dell'impresa. Ma il significato della via va oltre la dimensione sportiva: "Le voci che volevamo far risuonare tra le montagne continueranno a riecheggiare per sempre", è il messaggio che accompagna 'Femicide Must End'. Una parete di granito si trasforma così in richiamo collettivo.