Sic, il ricordo non riempie il vuoto lasciato

Da cinque anni, ogni tanto ti arriva un cazzotto in faccia. La normalità di Marco era un dono preziosissimo

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Ogni tanto, da cinque anni a questa parte, accade. E' come prendersi ancora, un'altra volta, quel tremendo cazzotto in faccia. E' ricordo vivo, ustione, l'urlo lanciato nel momento in cui il piccolo monitor del muretto box sbatteva in faccia la realtà, Michele Pirro che si affacciava in pit lane con sguardo atterrito cercando di tenersi in piedi. Le ore successive, i giorni successivi, riaffiorano alla mente come avvolti da una leggera foschia, mentre quei riccioli, quel sorriso e quell'espressione buona sono sempre nitidi nella visione tutta particolare che accompagna lunghi momenti.

Cinque anni, sono già passati cinque anni? Una vita, un niente, e non è per facile consolazione che continuiamo a dire che il Sic è ancora molto presente. Quel 58, piccolo o grande che sia, lo vedi appiccicato su moto, auto, sui vetri di officine e anche in posti che non immagineresti, segno e simbolo di qualcosa che è nell'aria. Nel concreto c'è una famiglia che continua a dare lezioni di forza e dignità, c'è la fondazione che comincia a vedere i frutti del lavoro cominciato pochi mesi dopo quel 23 ottobre 2011. Riempie un vuoto, tutto questo? Ovviamente no, ma aiuta a continuare a vivere, nell' alternanza di dolci ricordi che strappano anche qualche sorriso rivedendo certi momenti, e di strazianti lampi. Paolo Simoncelli ama ripetere spesso: “Io non lo so cosa ha fatto quel ragazzo per essere ricordato così…”. A noi che lo abbiamo conosciuto e amato forse sfugge qualcosa, forse non abbiamo capito che la normalità di Marco era un dono preziosissimo.

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