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MotoGP, doping: Iannone resta "sospeso" ma ora c'è la prova che può scagionarlo

Presentato alla Federmoto internazionale un esame del capello che dimostrerebbe l'assenza di steroidi anabolizzanti da settembre

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Giudizio sospeso per Andrea Iannone. Dopo aver preso in esame la prova difensiva prodotta da legale del pilota dell’Aprilia, l’avvocato Antonio de Rensis, i giudici della Federazione Motociclistica Internazionale si sono presi 5 giorni per approfondire le indagini. L’esame del capello presentato dalla difesa dimostrerebbe che Iannone è “pulito” da settembre 2019, il che contrasterebbe con l’analisi del campione di urina prelevato a Sepang il 3 novembre, valorizzando contestualmente la probabilità di una contaminazione alimentare.

Il pilota di Vasto, accompagnato in Svizzera dai suoi legali, ha mostrato un esame del capello svolto dal Centro Antidoping Regionale "A Bertinaria" di Torino, che lo scagionerebbe. Questo controllo è in grado di individuare la presenza di sostanze all'interno del metabolismo umano diversi mesi prima del prelievo. E il controllo svolto su Iannone ha confermato l'assenza di steroidi anabolizzanti già da settembre 2019, ovvero ben prima dell'esame antidoping svolto a Sepang il 3 novembre. 

“Andrea Iannone rimane provvisoriamente sospeso fino al termine del giudizio e fino a quel momento è escluso dalla partecipazione a qualsiasi competizione motociclistica o attività correlata fino a ulteriore avviso", recita il comunicato emesso oggi della Federmoto.

Adesso l'accusa avrà cinque giorni per verificare i risultati dell'esame e altrettanti ne disporrà la difesa in caso di necessità di replica. Di sicuro Iannone salterà i primi test in Malesia perché la sospensione resta attiva, ma potrebbe tornare in sella almeno per il GP inaugurale della stagione, a marzo in Qatar.

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