Allegri, Agnelli e Chiellini di nuovo insieme ma solo per una notte
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L'ex difensore uruguaiano, uno dei più amati della storia bianconera, ha toccato tanti temi tra la sua carriera da giocatore e quella attuale da tecnico
di Lorenzo MarrucciTono di voce pacato, concetti chiari e la voglia di raccontarsi; Paolo Montero ha parlato a SportMediaset a tutto campo, a cominciare dalla sua ultima esperienza all'Al-Ittifaq, a Dubai, dove è arrivato a febbraio e ha preso una squadra che si trovava all'ultimo posto in classifica, in una situazione quasi disperata:
"Siamo arrivati e è cominciata la guerra, vedevamo volare i missili e non ce ne rendevamo conto, ma per fortuna non abbiamo avuto problemi. Nella parte sportiva abbiamo fatto un ottimo lavoro, ci siamo adattati al paese in cui siamo arrivati, abbiamo rispettato la loro cultura, il Ramadan, e questo è piaciuto molto ai "local". Abbiamo fatto un lavoro sulla fase difensiva che è quella che dovevamo correggere, perché i giocatori di qualità c'erano".
All'Al-Ittifaq hai trovato in squadra anche Mario Balotelli, com'è stato condividere questa esperienza con lui?
"È andata bene, è una persona sincera, chiara. Quando sono partito mi hanno detto che avrei potuto avere problemi con Mario, invece è stato un rapporto tranquillo, onesto, molto buono".
Ti aspettavi che la Juventus non raggiungesse la Champions?
"Non mi aspettavo che finisse così la stagione, perché quando sono partiti con Spalletti si è vista una ripresa. Adesso vediamo con Carnevali, lui è un uomo di calcio, conosce il calcio italiano, ha fatto molto bene al Sassuolo. Ci aspettiamo che tutto quello che ha trasmesso al Sasssuolo, riesca a trasmetterlo anche alla Juventus anche se non sarà la stessa cosa, perché la Juve è la Juve".
Anche se la stagione non è finita bene per la Juventus, i bianconeri fanno bene a puntare di nuovo su Spalletti in panchina?
"Bisogna avere pazienza, noi latini non abbiamo molta pazienza, all'inizio di un campionato si parla sempre di progetto, ma c'è molta ipocrisia in questo, perché poi non c'è la pazienza di aspettare".
Questione Vlahovic, se dipendesse da Montero, ci sarebbe ancora spazio per lui nella Juventus?
"Punterei ancora su di lui, non ci sono molti giocatori così. Uno di quelli che mi ha colpito di più quando ho fatto le due partite in panchina alla Juventus, mi è piaciuto molto per le sue doti nell'uno contro uno. Su Chiesa punterei".
Conosci molto bene Yildiz. Secondo te è stato giusto, a un'età così giovane, dargli una maglia così pesante?
"Io l'ho allenato in Primavera, quando è arrivato si vedeva subito che aveva qualcosa di diverso a livello di mentalità, non solo di tecnica, ma anche qui bisogna avere pazienza, perché la maglia numero dieci della Juventus è pesante, basta vedere chi l'ha indossata, come Platini o Del Piero".
A proposito di Del Piero, i tifosi sognano un suo ritorno in società, cosa ne pensi?
"Sarebbe un bel colpo, conoscendolo sono convinto che si stia preparando. Non entrerebbe nella Juve solo per immagine, ma per aiutare, se lui entra è per collaborare. Quando giocava era un perfezionista e credo che sia così anche adesso".
Antonio Conte, invece, potrebbe tornare in bianconero un giorno?
"Tornare alla Juve si può sempre, Antonio è stato un idolo come giocatore e allenatore. Non posso rispondere ora perché sennò sarebbe una mancanza di rispetto per Spalletti, però Antonio Conte è considerato una leggenda della Juve. Quelli della mia generazione hanno creato un legame con la Juventus".
Hai condiviso lo spogliatoio con un altro leader che poi è diventato un grande allenatore, cioè Zidane, te lo aspettavi?
"Zizou è molto carismatico, è stato uno dei più grandi del mondo come calciatore e una delle persone più umili. Quando lo ha preso il Real Madrid, i miei figli mi hanno chiesto, ma farà bene? Io non ho avuto dubbi. Nel nostro spogliatoio della Juve c'erano uomini che non so se nasceranno ancora, come Peruzzi. Lui parlava poco, ma già con lo sguardo lo capivi e quando parlava non volava nemmeno una mosca. Non c'era bisogno di Moggi, Giraudo e Bettega, quando uno faceva qualcosa che non andava, bastava lo spogliatoio a sistemarti".
È vero che andavate a giocare per strada con chi trovavate sui Murazzi?
"Sì, è vero, qualche partitella l'ho fatta. Eravamo giovani e incoscienti, era un'altra epoca, in cui potevamo uscire più liberamente, ma noi siamo nati così, giocando per strada, con la libertà di giocare per divertirti".
Ti sei seduto sulla panchina della Juventus, anche se soltanto per due partite, che emozione è stata?
"Sapevo che sarebbe stato solo per due partite, la società era stata chiara, ma mi sono emozionato ugualmente e prima della partita con il Bologna non sono riuscito a finire la riunione tecnica; Perin e Locatelli sono venuti ad abbracciarmi. Non ho avuto la possibilità di giocare allo Stadium (all'epoca c'era il Delle Alpi ndr), ma viverlo da allenatore è stato bellissimo, quando sei dentro l'urlo dei tifosi è impressionante".
Ti ha dato un po' fastidio l'etichetta di "cattivo" del calcio?
"No, ti dico la verità, perché un po' me la sono meritata, già da bambino non mi è mai importato dell'opinione della gente, io cammino per la mia strada".
Com'è il Paolo Montero allenatore?
"Come mi vedi: sincero, tranquillo, cerco di essere coerente. Faccio un riassunto delle cose che ho imparato dai miei mister, ho avuto grandi allenatori da Lippi a Ancelotti. Io punto molto sul rapporto umano, questo l'ho imparato dagli allenatori che ho avuto, perché quando tu crei un rapporto umano con il giocatore, nel momento di difficoltà riesce a dare qualcosa in più. Ho terminato la mia esperienza all'Al-Ittifaq, ma ho creato un buono staff, siamo pronti e speriamo di trovare altre prospettive, siamo fiduciosi".
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