L'INTERVISTA

Conte strizza l’occhio alle big deluse: “Vorrei uno di quei club che hanno perso di vista la propria storia"

L'ex tecnico del Napoli, al momento senza panchina, ripercorre la propria carriera e traccia l'identikit del suo prossimo club in una lunga chiacchierata con The Athletic

05 Ott 2026 - 11:06
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Antonio Conte prepara già il suo ritorno in panchina dopo l’avventura al Napoli ("Esperienza meravigliosa, ma ho consumato molte energie e non è stato facile"), ripercorre le tappe della propria carriera e lancia uno sguardo al futuro tracciando l'identikit ideale del suo prossimo club nel corso di una lunga intervista concessa a Londra a The Athletic: "Se arrivi in un club la cui storia parla da sé - una storia fatta di trofei, scudetti e vittorie - puoi onorarla in un solo modo: avendo l'ambizione di riportare quel club a lottare per quegli obiettivi. So bene che ogni anno può vincere una sola squadra, ma devo portare nel cuore - e trasmettere ai tifosi, ai giocatori e ai dirigenti - quella scintilla, quella speranza che ti fa dire: "Cazzo, possiamo vincere". Ci sono molti club che hanno un po' perso di vista la propria storia. Mi piacerebbe andare in una di queste società per rispolverare quel passato e farlo tornare a splendere. Club dove si respira pressione, dove sai perfettamente di non andarci solo per partecipare, ma per competere". Un chiaro messaggio a chi non vince da un po' di tempo, dalla Juventus al Milan fino a Manchester United e Chelsea...

A proposito di Chelsea, Conte ha ricordato il titolo vinto nella stagione 2016-17, l'ultimo conquistato dai Blues: "È proprio questo il problema, ecco perché il duro lavoro è fondamentale. Vincere non è facile, richiede fatica - ha detto prima di ricordare l'altra esperienza in panchina a Londra -Sono andato al Tottenham con l'ambizione di cambiare un po' le cose. Ricordo che non stavamo vincendo o avevamo pareggiato una partita e ho mandato un messaggio a Daniel Levy. Lui mi rispose: 'Non preoccuparti, vinceremo la prossima'. 'Ma che diavolo...?', continuavo a dirgli. I calciatori scelgono sempre la strada più facile, quella che li fa stare bene e richiede meno sforzo. La cosa che mi faceva impazzire era sentire chi mi stava intorno dire: 'Il Tottenham non vincerà mai nulla'. Che sono dei perdenti". 

L'allenatore al centro

 “C’è una direzione, c’è una visione. Arteta definisce la direzione, proprio come facevano Klopp e Guardiola. A mio avviso, l’allenatore deve essere al centro; deve essere importante. Se non sei contento, lo licenzi. L’allenatore deve fornire la direzione e la visione. Guardate Como. Cesc ha voce in capitolo. Al Psg non hanno vinto la Champions League con Mbappé, Messi e Neymar. Stiamo parlando dei migliori giocatori del mondo. Ma bisogna capire che ci devono essere equilibrio e affiatamento”.