Senna e Comas, quella volta a Spa nel 1992

Il brasiliano salvò la vita al francese incurante del pericolo. A Imola invece...

di STEFANO GATTI

Senna e Comas, quella volta a Spa nel 1992

Ayrton Senna ha vinto per cinque volte il Gran Premio del Belgio a Spa-Francorchamps: nel 1985 con la Lotus, poi per quattro anni consecutivi - dal 1988 al 1991 – con la Mclaren. Eppure il ricordo sicuramente più illuminante risale al 1992, l’anno in cui la striscia vincente si interrompe … a favore di Michael Schumacher che al volante della Benetton vince il suo primo GP, esattamente dodici mesi dopo l’esordio in F.1 con la Jordan. Nel corso delle prove libere del venerdì Erik Comas sbatte con violenza a Blanchimont. La Ligier si ferma al centro della pista. Il primo a raggiungere la scena è proprio Senna. Oltrepassa il relitto, inchioda, lascia l’abitacolo e corre contromano sull’asfalto verso Comas, incurante del sopraggiungere di altre monoposto che, pur rallentate dai commissari, di fatto procedono per qualche istante alla cieca, dentro una cortina di fumo. Erik è incosciente ed il dieci cilindri Renault gira al massimo, con il rischio incombente di surriscaldamento e di esplosione. Ayrton lo spegne e sorregge il capo del pilota francese fino all’arrivo del personale medico. Anche grazie al suo intervento, Comas sarà in grado di tornare al volante già quindici giorni più tardi a Monza e non esiterà a dire che il 28 agosto 1992 Senna gli ha salvato la vita.

Quello di Spa-Francorchamps resta uno degli episodi più significativi di questo genere nella storia delle corse. Come al Nuerburgring 1976, quando Merzario, Ertl, Edwards e Lunger si prodigarono nei soccorsi a Niki Lauda e come nel 1973 a a Zandvoort, quando il britannico David Purley non riuscì ad evitare la morte per soffocamento del connazionale Roger Williamson, intrappolato dentro la sua March capovolta ed in fiamme mentre il resto dei concorrenti continuava a sfrecciare sul teatro dell’incidente.


Il legame fortissimo che si crea tra Comas e Senna a Spa-Francorchamps si rinsalda in modo purtroppo definitivo poco meno di due anni dopo, il 1. maggio del 1994 ad Imola. Ayrton giace sull’asfalto, Comas è da tre giri fermo ai box dentro la sua Larrousse. Non sa nulla dell’incidente, nella confusione generale la squadra lo rimanda in pista. Erik inserisce in rapidissima sequenza tutte le marce, il suono del V8 Ford lacera la pesante cappa di silenzio di quei moomenti. Nel giro di una manciata di secondi il francese piomba lanciatissimo al Tamburello e si trova di fronte l’elicottero che si è posato sul nastro d’asfalto ma riesce ad arrestare per tempo la monoposto. Mentre è ancora seduto nell’abitacolo, qualcuno gli si avvicina e lo mette al corrente dell’accaduto. Comas è di fatto l’ultimo dei suoi colleghi ad avvicinarsi a Senna prima della dichiarazione di morte ufficiale. Viene evacuato verso i box con l’auto del direttore di corsa, a bordo della quale è stato posto anche il casco insanguinato di Ayrton. Ne rimane ulteriormente sconvolto e lascia in fretta e furia il circuito. Solo il patron del team Gerard Larrousse riuscirà a convincerlo ad abbandonare i propositi di ritiro immediato. Comas riprende e completa la stagione, poi abbandona la Formula Uno. Compirà cinquantaquattro anni tra un mese. La passione per le corse non lo ha mai abbandonato ed a suo figlio Anthony (lui pure per qualche tempo pilota), Erik ha sicuramente raccontato con emozione del 1. maggio del ‘94 ad Imola e soprattutto del giorno in cui, venticinque anni fa, Ayrton Senna contribuì in modo decisivo a salvargli la vita.

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