F1: Vettel-Arrivabene, così la Ferrari è tornata 

Un'accoppiata vincente: dall'Inferno al Paradiso 

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Dall'Inferno al Paradiso senza passare dal Purgatorio: la Ferrari è tornata, 676 giorni dopo l'ultima volta. L'Italia si è svegliata con l'alba di una nuova era che ha due nomi e due cognomi: Sebastian Vettel e Maurizio Arrivabene. Una vera e propria accoppiata vincente: il tedesco in pista a portare al limite la sua SF15-T e il team principal al muretto a coordinare spledidamente le operazioni. Gran parte del merito è loro, ma va condiviso con i 1300 dipendenti di casa-Ferrari. Tra loro c'è anche Kimi Raikkonen, un po' dimenticato in questa giornata trionfale, ma comunque utile alla causa e autore di una splendida gara in rimonta dopo la sfortuna iniziale. Ritorniamo, però, al grande protagonista di giornata: Sebastian Vettel. Dopo tre mesi e poco più del suo arrivo a Maranello, era il 20 novembre dello scorso anno, il quattro volte campione del mondo è ritornato ai suoi livelli. Un successo nato come il poker di titoli in bacheca, ossia con tanto lavoro. La vettura del Cavallino rampante è nata bene e lui se l'è praticamente cucita addosso. Merito anche delle molte ore spese al simulatore in fabbrica e degli ottimi test svolti durante l'inverno.

Il mondo Ferrari sembra essere perfetto per lui e ora le anologie con Michael Schumacher si sprecano. Lo ha nominato lui stesso sul podio e i ricordi corrono al 2006 quando in Cina suonarono per l'ultima volta l'inno di Mameli e quello tedesco, proprio come oggi. Una bella iniezione di fiducia per puntare sempre in alto: il Mondiale sembra ancora essere un'utopia, ma sognare si può perché tutto funziona nel verso giusto. L'arrivo di Vettel e la rivoluzione di Sergio Marchionne ha portato una ventata d'entusiasmo. 

Comando affidato proprio ad Arrivabene che ha creato un vero e proprio gruppo di lavoro unendo le due parti del box. Proprio dove Marco Mattiacci, privo di esperienza, aveva fallito lo scorso anno. Il team principal ha subito messo le cose in chiaro e tutto il team lo ha seguito. Bravo a bacchettare tutti, Raikkonen compreso, come lo è stato a riconoscere i meriti di risultati eccezionali e nemmeno pensabili un mese fa. 

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