IL RACCONTO

La mia prima 1000 Miglia: l'Italia e il calore della gente  

Il nostro diario di bordo

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Sono ancora frastornato. Anche se sono passate 24 ore dal termine di questa esperienza ho ancora negli occhi la bellezza della nostra Italia, il calore delle persone, l’odore della benzina mista all’olio ed il rumore di tutti quei motori lanciati a gran velocità, con quei clacson tutti particolari che ti riportano ad un tempo che non c’è più. No, non ho corso la 1000 Miglia a bordo di una vettura storica, ho cercato di raccontarla al pubblico di Drive UP attraverso foto, video, dirette. Fare questo lavoro, quello di raccontare a chi è a casa, lontano, la Corsa più bella del mondo è stato un onore e un piacere inimmaginabile.

Ma andiamo con ordine, si parte da Brescia, mercoledì 16 giugno alle 13.30, la prima auto a prendere il via sarà una Alfa Romeo Sport Spider del 1954, a bordo Camila Raznovich, noto volto televisivo e Roberto Giolito, head of FCA Heritage (oggi Stellantis), main sponsor della manifestazione che quest’anno ha schierato moltissimi modelli di Alfa Romeo storiche tra cui quella che risulterà vincitrice al traguardo di Brescia, la Alfa Romeo 6C 1750 Super Sport Zagato con il numero 43.

La festa però è già iniziata con il villaggio 1000 Miglia in piazza Vittoria, storico punto di partenza e di arrivo della competizione sin dal 1927, attivo sin dal giorno precedente, dove si avvicendano sponsor, volti noti delle competizioni storiche, VIP che hanno deciso di provare questa esperienza; attorno è tutto un fiorire di telefonini, di selfie, di occhi e colli allungati per vedere questa o quell’auto bellissima.

Passano le auto della 1000 Miglia Experience, le supercar e hypercar che hanno voluto condividere il percorso e salgono le urla, i boati della folla, difficile rimanere indifferenti a tutto questo calore ed infatti anch’io sono già carichissimo pur senza sapere cosa mi aspetterà nei prossimi 4 giorni.
Insieme a me ci sono Simone, giornalista di SportMediaset appassionato di motori, Doriano, art director e influencer, un gentleman dei giorni nostri e Antonio, fotografo, ignaro del fatto che gli toccheranno i giorni più duri della sua vita fino a oggi.

Il caos è totale, o meglio, lo è per noi che non abbiamo studiato il road-book, convinti di affidarci alla tecnologia come al solito ma senza fare i conti con il fatto che le strade della 1000 Miglia non sono né le più veloci, né le più brevi tra un punto e un altro sulla cartina d’Italia.

Da qui in poi comincia la magia della 1000 Miglia, si entra catapultati in un universo parallelo, fatto di auto storiche dai piloti formidabili che effettuano sorpassi memorabili e si imbestialiscono se un’auto “moderna” sbarra loro il passaggio per la prova speciale del pomeriggio.

Si sale sul passo della Cisa (vecchia ndr) e si rimane senza parole dalle tante persone che ad ogni curva, rotonda, incrocio si assiepano per applaudire il serpentone. Il pubblico della 1000 Miglia mi resterà impresso per sempre, alla ricerca della fotografia migliore o semplicemente in attesa di poter sventolare le bandierine con la Freccia Rossa che l’organizzazione ha messo loro a disposizione.

Per noi di Drive UP è poi tutto amplificato dal fatto di attraversare i paesi a bordo di una Lamborghini Huracan EVO, rumorosa come un cacciabombardiere e dal colore Arancione Piroo che sarà impossibile non notare. Ad ogni curva è un’esplosione di urla ed applausi dalle urla toscane “Gassee” a quelle laziali “Dajee” al più veneto “Verziiii” (aprii) è stata una corsa da pelle d’oca.

Per i piloti della 1000 Miglia le regole della strada sono poco più che un suggerimento e allora la seconda tappa da Viareggio a Roma vola via come il vento, si attraversano i paesaggi mozzafiato della maremma toscana dalle vigne più famose al mondo al lungomare di Castiglione della Pescaia per ripartire alla volta di Viterbo, luogo della cena che prelude al giro di boa, l’arrivo a Roma.

Ecco, l’arrivo a Roma merita un paragrafo a sé. Immaginatevi di fare gli ultimi 25 km in coda ad una Ferrari 375 MM Pinin Farina, se non sapete di cosa sto parlando, prendete una fusoliera di un caccia, montatele delle marmitte che sembrano 4 mitragliatrici in coda e un motore Ferrari.

In accelerazione il rumore potreste riconoscerlo tra mille, ma è in rilascio che dà il meglio di sé, con fiamme lunghe 30cm dagli scarichi.
Abbiamo accompagnato questa rossa al seguito del corteo dei motociclisti della Polizia di Stato, al calar della notte, attraverso il centro di Roma, fino a Via Veneto, potete immaginare quale sia stato il livello di emozione.
Livello di emozione che può essere messo a paragone solo con quello della stanchezza di chi parte ogni mattina alle 6 e va a dormire a mezzanotte, non solo i piloti, ma tutti gli addetti ai lavori e soprattutto i protagonisti della 1000 Miglia Green che devono pure trovare una colonnina per ricaricare le auto per la mattina successiva. Complimenti per la tenacia.
Il terzo giorno la tappa è un tappone dolomitico, da Roma si va a Bologna, che detta in linguaggio stradale attuale sarebbe una passeggiata, ma calata nel percorso della 1000 Miglia diventa un’opera epica. Civita Castellana, Orvieto, Arezzo… Ogni città ti lascia un pezzo di sé dentro. Ma sono gli angoli più sperduti a riempirti il cuore, quei paesini di passaggio che salutano la corsa con il loro baretto, il negozio di alimentari, le corti agricole. Le mani che salutano sono rugose, anziane, ma ci sono anche tanti bambini che quando ci vedono passare con la Lambo aprono due occhi grandi così.

Da Arezzo a Bologna, passando per Prato, attraversando il passo della Futa e quello della Raticosa, percorsi mitici per le corse in salita, prove speciali nello sterrato e tanti tanti kilometri mettono a dura prova anche noi. Ma ormai l’adrenalina ha preso il sopravvento ci sentiamo piloti calati in questa competizione, abbiamo persino iniziato ad usare il roadbook e capire come utilizzarlo al meglio.
Arriviamo a Bologna alle 23, la prima auto delle oltre 400 iscritte alla competizione storica sono arrivate già da oltre 2 ore, c’è giusto il tempo per un’ottima cena (ecco una menzione particolare la meritano i pranzi e le cene della 1000 Miglia, si mangia davvero bene, ma come poteva essere altrimenti nel paese più bello del mondo?) e poi a letto, non ci sembra vero, domani si parte alle 7!

L’ultima tappa è la più breve delle 4, Bologna-Verona-Brescia. L’affiatamento con gli altri della crew è ormai altissimo, il tettuccio apribile dell’auto di struttura un comodissimo appoggio per fare foto in movimento affiancati ad auto lanciate in statale. Verona ci accoglie in Piazza Bra’ ed è da levare il fiato, l’arena circondata da auto che hanno quasi un secolo di vita. La stanchezza è arrivata a livelli inenarrabili, ma la voglia di attraversare il traguardo di Brescia non fa sentire nemmeno i 35 gradi della giornata.

È in questa giornata che ho capito il bello della 1000 Miglia, il suo significato, siamo fermi a San Nicolò Po in attesa delle auto che stanno affrontando una prova speciale sugli argini del grande fiume della pianura Padana, siamo di fronte ad un bar di paese, piccolissimo, d’altronde per 302 abitanti non serve granchè, gli uomini seduti all’esterno e le signore assiepate nelle vicinanze, tutti attendono la carovana, quando d’un tratto spunta l’Alfa Romeo numero 300, accosta e si ferma, scendono John Elkann e la moglie Lavinia, entrano nel bar e chiedono, com’è giusto che sia dopo 7 ore di auto, un cappuccino e di poter utilizzare il bagno, in un attimo il bar è pieno, sono soprattutto le signore che ci tengono a parlare con i coniugi Elkann e loro con una gentilezza e una disponibilità estrema rispondono a tutti, scattano selfie e hanno una buona parola per ognuno.

Ma devono scappare, il cronometro non perdona nemmeno se sei il numero 1 di Stellantis. L’arrivo a Brescia è un tripudio di emozioni, un’esplosione di gioia, felicità e consapevolezza che questi 4 giorni di pura adrenalina sono una di quelle cose che non dimenticherò mai nella vita. È un’esperienza unica, difficile da raccontare, totalizzante.
Una di quelle cose da segnare sull’agenda, va fatta almeno una volta nella vita. Magari l’anno prossimo proveremo a farla da concorrenti. Voi che dite?

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