Non solo il campo, il clima e Dzeko: Barbarez ha varie soluzioni per spaventare Gattuso
Schierata con un classico 4-4-2, l'avversaria degli azzurri ha più di un giocatore di buon livello internazionale
di Andrea CocchiL'Italia occupa il tredicesimo posto del ranking Fifa, la Bosnia il sessantaseiesimo. La differenza tecnica è evidente anche senza guardare le classifiche internazionali. Per capire quanto conti basti pensare alla partita con l’Irlanda del Nord. Sofferenza per un tempo contro una squadra inferiore, che però viene sconfitta appena ci si libera dall'angoscia di un nuovo fallimento e si preme un po' di più sull'acceleratore. Basterà anche sul piccolo e gibboso campo di Zenica? La logica dice di sì, l'inconscio fa pensare a Trajkovski, a Palermo, alla Macedonia del Nord e al gol al 92' che uccide le speranze mondiali per la seconda volta consecutiva.
Mantenere la calma e la lucidità è un concetto fondamentale per poi pensare di far valere un livello oggettivamente superiore. Oltre all'aspetto mentale ci sono però delle questioni tattiche da aggiustare. La partita con l’Irlanda ha messo in mostra dei limiti inaccettabili in certe scalate centrali che hanno permesso alla selezione di O'Neill di guadagnare campo in modo sorprendente. Nel primo tempo è capitato spesso di pensare a cosa sarebbe successo se, invece che giocatori della Championship o della Scottish Premiership, ci fossero stati elementi capaci di prendere la decisione giusta nell'ultimo passaggio. Gattuso ha detto di essere rimasto sorpreso dal fatto che gli avversari avessero scelto di giocare palla a terra invece che affidarsi al consueto lancio lungo. Una considerazione che però non basta a spiegare le difficoltà oggettive degli azzurri.
Difficoltà che non dovranno ripetersi in Bosnia. La Nazionale di Barbarez ha una qualità decisamente superiore a quella irlandese. L'organizzazione è basic, con un sistema fisso, il 4-4-2, ma con delle peculiarità da tenere sotto osservazione. La formazione dovrebbe essere quella con Vasilj, esperto portiere del St. Pauli, Dedic, esterno basso del Benfica di Mourinho, Katic, centrale dell'Shalke 04, Muharemovic, del Sassuolo, Kolasinac, laterale sinistro dell'Atalanta; Bajraktarevic, esterno destro di centrocampo del Psv, Sunjic, mediano del Pafos che ha disputato la fase a gruppi della Champions, Tahirovic, centrocampista del Brøndby, Memic, esterno sinistro del Viktoria Plzeň o, se non dovesse recuperare, il giovane eroe del passaggio del turno di Cardiff Alajbegovic (diciottenne del Salisburgo, in ogni caso pronto a entrare a partita in corso); Dzeko, ora allo Schalke 04 (e che non ha bisogno di ulteriori definizioni) e Demirovic, punta dello Stoccarda. L'alternativa in attacco è Tabaković, un altro elemento particolarmente abile nel gioco aereo, che gioca nel Borussia M'gladbach. Insomma, basta poco per capire che sono tutti elementi abituati a passare i weekend in campionati di alto livello. E già questo mette in evidenza la differenza con i giocatori affrontati lo scorso giovedì a Bergamo.
Lo sviluppo del gioco prevede una ricerca costante della manovra sull'esterno. I laterali di centrocampo spingono parecchio, quelli bassi si sovrappongono, con Dedic che spesso entra dentro il campo. Sulla parte alta delle corsie esterne ci si arriva con palloni lungo-linea o passando dal centro, per poi virare sulla fascia. In questo è fondamentale, inutile dirlo, il lavoro di Dzeko, che sa ripulire i palloni sia aerei che bassi per servire chi sta in posizione laterale. Se si deve forzare la giocata per evitare il pressing c'è l’opzione Muharemovic, capace di pescare un compagno a distanza con lanci che tagliano il campo. Dalla trequarti in poi l'opzione più usata è il cross, tentato anche da posizioni non particolarmente favorevoli e anche contro difese schierate.
La fase difensiva è caratterizzata dall'aggressività. Non c'è un pressing particolarmente organizzato ma non si lascia nemmeno troppo spazio e tempo al possesso avversario, con marcature orientate sull'uomo. Contro il 3-5-2 azzurro i bosniaci avranno il limite dell'inferiorità numerica in mezzo al campo, tanto più che uno dei due centrali va solitamente ad aggredire il centrocampista avversario più basso, costringendo gli esterni a stringere la posizione e a uno dei difensori a rompere la linea per seguire l'attaccante. Una linea difensiva che non si orienta troppo sulla palla e lascia degli spazi che potrebbero essere attaccati dalle verticalizzazioni azzurre. Il campo, lo stadio infuocato, il freddo e la qualità media comunque di buon livello degli avversari non possono però essere degli alibi preventivi per un'Italia che ha l'obbligo di tornare al Mondiale.