Playoff Conference League, l'Atalanta soffre ma strappa la qualificazione: decide Scamacca
Per un'ora il gioco è stato nelle mani dell'Hapoel, poi è entrato Scamacca al secondo tocco ha risolto tutto
di Enzo Palladini© X
Una faticaccia, per mille motivi. L'Atalanta ha rischiato molto, ha sofferto, si è dovuta sacrificare per oltre un'ora con l'incubo dei tempi supplementari e dei rigori. Poi ha portato a casa una qualificazione che vale tantissimo, perché al di là delle entrate in denaro che la partecipazione a una Coppa europea può garantire, ora la squadra nerazzurra può verosimilmente puntare a un altro obiettivo stagionale. La storia ci insegna che la Conference League è un torneo alla portata delle squadre italiane. In parole povere, si può vincere. Eccome.
Chissà cosa avrà scritto Maurizio Sarri sul suo taccuino nel primo quarto d'ora di gioco. L'Atalanta l'ha affrontato con un atteggiamento tra il distratto e il presuntuoso. Ha lasciato l'iniziativa agli avversari, non è riuscita a mantenere le distanze tra i reparti e soprattutto ha lasciato giocare molto gli israeliani negli ultimi trenta metri. Un elemento importante da tenere in considerazione è che la squadra sta provando ad abituarsi alla difesa e quattro, dopo una vita di collaudatissima difesa a tre. Insufficiente però come alibi.
Sia chiaro: il resto del primo tempo non è stato una lezione di calcio o di sarrismo. L'Atalanta è rimasta abbastanza bassa, è uscita poco dalla sua metà campo e quasi sempre con iniziative personali, soprattutto quelle di Samardzic. Tutto da sistemare invece il meccanismo dl centrocampo. Gaetano ha toccato un numero insufficiente di palloni, Ederson forse è ancora sotto shock per il mancato trasferimento al Manchester United oltre che per un Mondiale vissuto in maniera molto marginale e con un epilogo disastroso. Sarri sapeva che non sarebbe stata una partita facile, per questo ha impostato la squadra in maniera prudente. Forse troppo prudente. In tutto il primo tempo, due mezze conclusioni di testa con Ederson e Kossounou, ostacolato tra l'altro da un Kolasinac un po' disorientato.
Il riequilibrio parziale che si è notato all'inizio del secondo tempo, non è dovuto a un risveglio improvviso dell'Atalanta, ma soprattutto a un piccolo calo da parte degli avversari. Lo sforzo del primo tempo è stato pesante e se non ha dato frutti consistenti è solo perché dal punto di vista qualitativo, gli attaccanti dell'Hapoel sono quello che sono. Non particolarmente veloci, non particolarmente tecnici. Però corrono e questo ha fatto molto soffrire la squadra nerazzurra. Quando sono riusciti a saltare le linee di pressione, i bergamaschi hanno sempre cercato l'isolatissimo Krstovic, che solo contro due (quasi sempre) ha tentato delle conclusioni in condizioni precarie di equilibrio.
Serviva un episodio. O forse, chissà, serviva un giocatore con le caratteristiche di Scamacca, uno di quegli attaccanti-matador che tra le loro varie caratteristiche positive hanno quella di saper approfittare della stanchezza avversaria per colpire in maniera letale. Qualunque sia la genesi di questa mossa, Sarri l'ha messa in atto e il gol è arrivato quasi subito. Il gol del vantaggio ha dato forza e autostima ai nerazzurri che hanno guadagnato metri di campo. L'Hapoel ha impiegato qualche minuto a superare lo shock, poi ha dato del lavoro a Carnesecchi. Ma avere un ottimo portiere è merito e non fortuna, fa parte della forza di un club che adesso deve puntare a vincerla, questa Conference League.
I PIÙ E I MENO
Scamacca 7 - Un tocco solo, il secondo della partita (appena entrato al posto di Krstovic) gli basta per portare in vantaggio l'Atalanta. Importante il fattore fortuna, ma bisogna essere lì per fare gol, bisogna avere la prontezza di arrivare su quel pallone e di indirizzarlo verso la porta.
Kolasinac 5 - Al di là della disabitudine a giocare terzino sinistro in una difesa a quattro, il suo approccio alla partita è abbastanza incomprensibile, con errori che non rispecchiano la sua storia e le sue qualità.
Samardzic 6,5 - Il primo a ribellarsi alla grande partenza degli israeliani, con qualche iniziativa personale, qualche dribbling, qualche dimostrazione di coraggio.
Raspadori 5 - Molto decentrato sulla sinistra, vive una serata discretamente frustrante, perché al di là di dare una mano nella fase difensiva, non riesce a incidere in quella offensiva, che per un attaccante non è esattamente una gioia.
Carnesecchi 7 - Sullo 0-0 non ha avuto un grandissimo lavoro da svolgere, ma dopo il vantaggio nerazzurro i suoi guanti si sono dovuti opporre a un paio di conclusioni molto pericolose, una finita sul palo dopo un tocco miracoloso del portiere.
Zalewski 6 - Riesce ad approfittare di qualche spazio che gli viene concesso nella zona destra del fronte offensivo. Non h le caratteristiche tipiche dell'esterno alto di una squadra di Sarri, ma almeno prova a prendere l'iniziativa.
Bellanova 6,5 - Non è stato molto aiutato sulla sua fascia, ma da punto di vista podistico ci ha messo davvero tutto, arrivando spesso sul fondo e mettendo in mezzo qualche pallone giocabile.
Kossounou 6,5 - Non è che si trovasse di fronte dei fenomeni, però li ha affrontati con una sicurezza che in qualche modo ha provato a trasmettere anche alla squadra.