ADDIO BARESI

L'ultimo anno di Baresi: dalla scoperta del nodulo polmonare a operazione e terapie

Emilio Bria, professore associato di Oncologia all'Università Cattolica del Sacro Cuore, spiega nel dettaglio la malattia che ha colpito la leggenda rossonera

31 Lug 2026 - 15:49
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Franco Baresi, leggenda e vice presidente onorario del Milan, è morto a quasi un anno dall'asportazione chirurgica di un nodulo polmonare. All'intervento mini-invasivo aveva fatto seguito un percorso di immunoterapia e quindi un graduale ritorno alla vita pubblica, fino all'aggravamento delle sue condizioni nelle ultime settimane. Ma di che si tratta?

Lo spiega a LaSalute di LaPresse Emilio Bria, professore associato di Oncologia all'Università Cattolica del Sacro Cuore. Il nodulo polmonare, piccola formazione nel tessuto del polmone più densa rispetto alle aree circostanti, può essere benigno o evolvere verso forme cancerogene. Ha inoltre un'incidenza elevata ed è per questo che "è una di quelle condizioni clinico-radiologiche sulle quali ultimamente si è focalizzata l'attenzione della prevenzione oncologica e della diagnosi precoce", dice l'oncologo.

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Lo screening radiologico consente "di individuare precocemente i noduli nei soggetti a rischio, soprattutto nei forti fumatori sopra i 50 anni, e grazie a strumenti avanzati di intelligenza artificiale, siamo in grado di fare una stima del rischio di malignità del nodulo diagnosticato". A quel punto si decide se "limitarsi a monitorarlo nel tempo con controlli periodici o procedere rapidamente con gli accertamenti diagnostici, e se necessario, con l'asportazione chirurgica", chiarisce l'esperto.

Era stato così per Franco Baresi, che era finito sotto i ferri per la rimozione con una tecnica mini-invasiva. Il trattamento successivo "può essere immunoterapico, chemioterapico o a base di farmaci a bersaglio molecolare, a seconda delle alterazioni riscontrate sul tessuto tumorale asportato". Il principale fattore di rischio è rappresentato dal fumo, mentre i pazienti non fumatori affetti da neoplasie del polmone "rappresentano tra il 25 e il 30% del totale", evidenzia il professor Bria. In entrambi i casi, pur con strategie e modalità in parte differenti, dopo l'operazione si procede con le terapie sopraccitate, che "aumentano le chance di guarigione rispetto al solo intervento - conclude Bria - anche se qualche volta non funzionano, com'è successo purtroppo nel caso di Baresi".

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