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L'Inter si riscopre fragile e volubile: subisce troppo e davanti paga l'all-in su Lukaku

Nel ko contro la Juve si sono rivisti tutti i limiti di questa prima parte di stagione altalenante: ora l'obiettivo è il posto Champions

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© Getty Images

L'Inter si riscopre fragile, si risveglia ferita e si proietta sul futuro immediato (le due prossime partite contro Bologna e Atalanta) con tutti i dubbi di un passato che pensava sepolto. Colpita e affondata dalla Juve, come prima dalla Lazio, dal Milan, dall'Udinese e dalla Roma: prende gol e si smarrisce, saltano gli equilibri, vengono meno le idee, sale la paura, cresce la confusione e, in definitiva, non si vede alcuna reazione. La spinta delle quattro vittorie di fila in campionato e del passaggio del turno in Champions si è improvvisamente esaurita sotto i colpi della concretezza juventina: difesa e contropiede, agonismo e cattiveria (sportiva). Tutto ciò che è mancato all'Inter. I numeri, quelli più generali, evidenziano poi meglio la questione: la squadra di Inzaghi ha subito 19 reti, 16 di queste fuori casa, 13 negli scontri diretti con le squadre che la precedono (o che come l'Udinese le stanno immediatamente alle spalle). In queste stesse partite è andata a segno solo 5 volte, in tre occasioni (Milan, Udinese e Roma) andando addirittura in vantaggio per poi essere raggiunta e scavalcata. Solo con la Juve non ha realizzato, sprecando però almeno cinque occasioni, tre delle quali mastodontiche nel primo tempo. E questo ci porta a un altro fronte di fragilità, spesso non sufficientemente evidenziato: è vero che l'Inter prende molti gol, è altrettanto vero che ne lascia troppi per strada. Solo un quinto di quelli segnati (5 su un totale di 25) è arrivato contro chi è ora davanti in classifica, due soltanto tra questi da Lautaro (Lazio) e Dzeko (Milan): nei big match, non a caso tutti persi, oltre alla difesa è mancato l'attacco. Qui subentra allora il discorso Lukaku. Cosa c'entra il belga con il ko di ieri sera? C'entra nel senso che l'Inter sta in questo momento pagando a caro prezzo l'all-in fatto questa estate: lo paga per sfortuna, gli infortuni non sono certo preventivabili, ma tanto è. Sull'altare di un portafoglio ridotto al verde l'operazione Big Rom ha infatti portato a sacrificare ogni altra pista in entrata: Lukaku è tornato, rimpiazzando numericamente l'uscita programmata di Sanchez, ma l'Inter che ha puntato tutto su di lui sinora non lo ha mai in pratica avuto, riducendo a tre il numero degli attaccanti a disposizione di Inzaghi. Pochi, specie in un avvio di stagione tanto concitato. E ora? Beh, ora come detto mancano ancora due appuntamenti prima della sosta, ma anche a fronte di un massimo sforzo di ottimismo i programmi vanno inevitabilmente rivisti al ribasso: fare bene contro Bologna e Atalanta serve esclusivamente per tenere fissa la barra sul nuovo obiettivo minimo e vitale, vale a dire il piazzamento Champions. Parlare di scudetto, adesso, è fuorviante e soprattutto totalmente fuori luogo.

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