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Spalletti provoca la Juve per svegliarla: dalle "facce di c..." alle "teste calde", la strategia di Luciano

Il tecnico bianconero e la "modalità battaglia" attivata con il faccia a faccia di fronte a Pisacane. La risposta a Conceicao solo l'ultimo episodio degli "attacchi" per stimolare i suoi 

di Paolo Borella
16 Ott 2026 - 12:33
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Svegliare la Juve con ogni mezzo possibile, dichiarazioni comprese. Luciano Spalletti si è dato un obiettivo chiaro per provare a risollevare i bianconeri e in questo senso anche le parole in conferenza stampa e nelle interviste possono aiutare. Incitamenti ai suoi mascherati da attacchi e provocazioni, per smuovere il carattere di giocatori che sembrano fermarsi sempre sul più bello, appena l'ostacolo si alza leggermente di livello.

In questo senso, le ultime due trasferte sui campi di Cagliari e Celta Vigo sono un esempio chiarissimo del verbo spallettiano. Ieri sera, dopo la vittoria di Europa League in terra spagnola, valsa comunque il primato nel tabellone, il tecnico non è stato tenero: "Meglio col Cagliari che stasera. Lenti nel fare tutto nel primo tempo, non abbiamo gestito la palla con sicurezza per lunghi tratti". 

Quindi soddisfatto dalla prestazione in Sardegna? Non proprio. Queste furono le parole dopo il pari dell'Unipol Domus: "Siamo custodi di quelli che hanno indossato prima di noi questa maglia e noi non siamo stati all'altezza di vestirla. Partite come quelle di stasera vanno vinte, punto e basta". Per poi aggiungere: "Abbiamo potenzialità, ma dobbiamo metterci qualcosa in più".

Sì, ma cosa di preciso? Spalletti lo ha capito nei momenti concitati del testa a testa con Pisacane alla fine del match cagliaritano: "Mi nutro di questo: suona la campanellina ed entro in modalità battaglia. Mi serve per dare efficacia e intensità anche alla squadra, che è una cosa che manca", come ammesso dallo stesso allenatore prima del Celta. A pochi minuti dall'impegno europeo, aveva invece spiegato: "Dobbiamo essere precisi nell'appuntamento, velenosi per concretizzare il lavoro fatto". Con Nico Gonzalez, fresco di rinnovo, citato come esempio di calciatore velenoso e affamato. "Servirebbe qualche bravo ragazzo in meno e qualche testa calda in più", l'ultima frecciatina. 

Ma Spalletti non ha alcuna intenzione di demolire l'autostima dei suoi, anzi. L'obiettivo, non sempre semplice, è quello di cancellare il torpore di un gruppo ormai da troppo tempo disabituato a vincere e a lottare per grandi traguardi. Un filone che parte dalla scorsa stagione, poi comunque chiusa senza raggiungere la qualificazione in Champions League. Troppo poco.

"Servono facce di c...o", aveva addirittura detto l'ex Ct il 9 maggio scorso dopo Lecce-Juve. Una vittoria importante per quella squadra, prima del tracollo finale, e proprio per questo il momento ideale per chiedere di più ai singoli giocatori, come accaduto in Galizia.

Alla fine della scorsa stagione, dopo il derby di Torino e l'epilogo non positivo: "Se non hai carattere non puoi giocare nella Juventus...". Continuità con la nuova stagione garantita già dall'esordio di Frosinone, con le critiche pubbliche e non certo delicate su Kolo Muani ("non gioca da due anni, un motivo ci sarà"), replicate dopo il successo sul Parma: "Kolo deve metterci più sangue e più cattiveria".

Del resto, Spalletti è stato chiaro sul potenziale della squadra fin dal giorno della sua presentazione, a fine ottobre 2025, quando da Tudor aveva ereditato una Juve settima in Serie A: "Se non avessi creduto che questa squadra abbia delle potenzialità, nonostante i momenti difficili, perché avrei dovuto accettare un contratto di otto mesi? Spero di poter rientrare nel giro scudetto, perché no? Le intenzioni devono essere al massimo e sono state giocate soltanto nove partite".

Anche da qui nascono i continui richiami e la convinzione di poter pretendere molto di più.  Lo stesso "carattere" richiesto a Conceicao, in campo, dopo che il portoghese si era lamentato per la sostituzione a suo dire anticipata: "Il carattere va messo nei 70 minuti giocati, non nei 20 in cui non ci sei più". Insomma, Juve, devi "ambire a fare di più". Basteranno i ripetuti avvisi di Spalletti per andare oltre oppure questa squadra non può offrire di più rispetto a quanto mostrato in questo inizio di stagione?