L'ANALISI

Conte-Zhang: urge confronto per disegnare il futuro dell'Inter

L'allenatore vuole più potere, l'esonero non è praticabile ma si potrebbe arrivare al divorzio consensuale, con Allegri sullo sfondo

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Ci sono allenatori che vanno presi così come sono. Pacchetto completo, prendere o lasciare. Antonio Conte è il prototipo perfetto di questa categoria. Si sa quali sono i benefici che porta: applicazione, serietà, cura minuziosa dei particolari. Ma la sua storia insegna che il suo rapporto con il datore di lavoro non è sempre facile. E dopo una stagione complicata, l'Inter si trova alla prima vera svolta filosofica. 

Guardando i nudi numeri, l'anno dell'Inter può essere considerato assolutamente positivo. Secondo posto a un solo punto dalla Juventus, 81 gol segnati e 4 sole sconfitte sono cifre che certificano la bontà del lavoro svolto, anche se si potrebbe discutere parecchio sulla distribuzione dei risultati positivi nell'arco della stagione, aspetto questo su cui c'è ancora da lavorare molto nell'immediato futuro per pensare di contendere lo scudetto alla Juve. Come circostanza ampiamente attenuante c'è ovviamente l'anomalia di una stagione senza precedenti. E poi, anomalia nell'anomalia, la lunga assenza da Milano della proprietà cinese, su cui Conte si è soffermato polemicamente durante la conferenza stampa seguita all'ultima gara di campionato vinta contro l'Atalanta

L'ESONERO SAREBBE FOLLIA 
Certo il pesantissimo sfogo di Conte rende necessario un confronto leale tra lo stesso allenatore e la famiglia Zhang, che sia un faccia a faccia o una di quelle conference call che vanno tanto di moda da quando è iniziata la pandemia. Serve sviscerare il senso del malessere e trovare un rimedio. L'ipotesi decisamente meno probabile sembra quella dell'esonero per motivi economici abbastanza evidenti. Conte ha uno stipendio annuo di circa 11 milioni di euro, al quale vanno aggiunti gli emolumenti di tutto il suo staff. Una decisione drastica da parte di Suning comporterebbe un falò contenente 50 milioni di euro da bruciare così, a fondo perso. Il passaggio successivo sarebbe la scelta di un nuovo allenatore e considerando le ambizioni del club nerazzurro, il nuovo condottiero dovrebbe guadagnare una cifra più o meno analoga a quella di Conte, per una durata di tre anni e con l'aggiunta di tutto lo staff. Un bagno di sangue. 

L'IPOTESI DIVORZIO CONSENSUALE
Come in tutti i rapporti che si rispettino, va presa in considerazione anche l'ipotesi di un divorzio consensuale. Ovvero, durante il redde rationem con la proprietà, potrebbe essere lo stesso Conte e comunicare che non ci sono le condizioni per andare avanti in questa avventura. Una frase che più o meno ha accennato nella conferenza stampa di Bergamo ma che non rientra nelle sue abitudini precedenti. Rinunciare a due anni di contratto senza una possibile offerta alternativa in mano è un salto nel buio che si fa fatica a ritenere praticabile. Ecco perché l'ipotesi più probabile è quella di una "tregua armata" tra l'allenatore e la società. Armata perché Conte comunque è e sarà sempre pronto a sparare quando vedrà qualcosa che non lo soddisfa. Però con lo sfogo post-secondo posto potrebbe tanto per cominciare ottenere di avere un rapporto più diretto con la proprietà, in particolare con il giovane presidente Steven Zhang, che durante questo primo anno nerazzurro gli ha quasi sempre parlato attraverso il filtro del direttore generale Beppe Marotta, del direttore sportivo Piero Ausilio e del vicepresidente Javier Zanetti. Più rapporto con la proprietà uguale più potere all'allenatore, questo potrebbe essere il primo compromesso per medicare una ferita che sta sanguinando e che rischia di creare danni permanenti. Tra i numerosi motivi di attrito c'è sicuramente anche le gestione del mercato. Christian Eriksen a gennaio è stato preso per il prestigio del nome e seguendo i gusti dei dirigenti, ma a quanto pare (i fatti dimostrano che è così) il benestare dell'allenatore non c'è mai stato, non per pregiudizi ma perché Conte non lo ritiene adatto al suo modo di giocare. 

L'ALTERNATIVA ALLEGRI 
Se invece si dovesse arrivare davvero a un punto di non ritorno, la famiglia Zhang dovrebbe poi andare a individuare il nome di un allenatore che possa andare a tamponare una situazione complicata. In questo momento l'unico nome credibile è quello di Massimiliano Allegri, che nel 2014 prese proprio il posto di Conte dopo il clamoroso divorzio dalla Juventus a ritiro già iniziato. Allegri durante il suo anno sabbatico è stato contattato da diversi club anche per subentrare a stagione in corso, ma è rimasto coerente con sè stesso e ha sempre detto di no. Da un mese è libero e non sono mai stare confermate in maniera sostanziale le voci che lo davano vicino alla panchina del Paris Saint Germain e del Barcellona. Visti anche i rapporti ottimi con Marotta, Allegri resta dunque l'unica vera alternativa. Da escludere scelte azzardate (come quella che fece Thohir con Frank de Boer), da escludere anche che possa essere richiamato Spalletti in possesso ancora di un anno di contratto. Nel frattempo c'è da giocare un ottavo di finale di Europa League contro il Getafe, partita che potrebbe dare ulteriore prestigio alla stagione interista oppure decretare il "rompete le righe". Non prima di un sano confronto tra Conte e la società per capire "se" e "come" si andrà avanti su questa strada. 

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