Nazionale ai play off. Il peggio è passato, anzi no

Ventura ai minimi storici di gradimento, 30 giorni agli spareggi, l'apocalisse da evitare, Ancelotti libero e i consigli di Urbano Cairo: la marcia azzurra verso Russia 2018

Nazionale ai play off. Il peggio è passato, anzi no

Il peggio, nel senso dei peggiori pensieri, ce lo lasciamo alle spalle? O no? Il Belgio ha fermato la Bosnia, e il traguardo minimo è... salvo. Ovvero: l'Italia è già sicura di partecipare ai play off per Russia 2018, la porta di servizio per andare ai Mondiali è aperta senza dover attendere l'esito della trasferta in Albania e quel punto (un solo punto) che sarebbe stato necessario per il pass.

I peggiori pensieri, si diceva. Resistono o no? Diciamo che ne restano tanti, troppi: e brutti. Compreso quello che oggi è trapelato attorno al ritiro azzurro dove né il presidente Tavecchio, né il direttore generale Uva erano presenti. In un momento così Ventura -bersaglio di critiche normali, dovute, attese e anche feroci- forse avrebbe gradito al suo fianco qualcuno che conta dello staff dirigenziale. Tant'è. Questa assenza può voler dire tutto e niente. Diciamo che è un casuale, mancato incrocio di reciproche necessità.
Il livello di sfiducia verso il ct, però, dopo 14 mesi di lavoro è in vertiginosa ascesa. E qui parliamo di critica e tifosi e chi ha occhi per vedere. Dopo la batosta in Spagna sono cambiati gli umori attorno a Ventura e -come dice Buffon- "sono venute meno le certezze del gruppo". Crisi passeggerà? Comunque una pesante crisi. Tant'è che sulla doppia sfida dei play off, a prescindere da chi avremo contro, c'è l'immagine dell'Italia vista ieri a Torino, una Nazionale in grado di smarrirsi contro chiunque e dunque di non valicare l'ultimo ostacolo.

Qualcosa sta accadendo, dentro il gruppo azzurro. Quel qualcosa documentato dal post-partita di Torino, coi quattro della BBBC (Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini) usciti dallo spogliatoio a mezzanotte dopo un lungo confronto col ct Ventura. Per capirsi, consigliarsi, scrutare una via d'uscita che non sia quella di piangersi addosso, di sentirsi accerchiati, di lamentarsi di azzurri che non sono titolari nei loro club e dei malati dell'ultima ora.
Altro deve accadere, martedì 17 ottobre sapremo il nome dei nostri avversari, fra un mese cominciano i 180 minuti dei play off, dal 9 al 14 novembre. Sbagliare non si può, un'Italia fuori dai Mondiali -si sa- va dalla catastrofe all'apocalisse, dipende a chi lo si chiede. E su tutto e su tutti, vaga sempre l'ombra che si chiama Carlo Ancelotti. Il quale ha già detto che si vuole riposare fino a giugno e dopo pensa a un club e non a una Nazionale. Ma le sue parole rispondono a una verità di circostanza?

Per una settimana si era parlato di Casa-Milan, nel senso ancelottiano. Ora ci si è spostati a Casa-Italia. Suggestioni di momenti negativi, il Pallone è fatto così, vive anche di automatismi di mercato verosimili, e non veri. Sappiamo che il club rossonero ha dato fiducia a Montella (fino al termine della stagione) e che il club azzurro crede nel lavoro e nelle prospettive di Ventura (confidando nel viaggio verso la Russia e con un contratto siglato fino al 2020). Ma i risultati incombono: e sono sentenze senza appello.
E sul ct non resta che certificare la frase pronunciata da Urbano Cairo che lo conosce bene e che  gli ha detto: "Ventura torna a essere Ventura. Tutto qui". Appunto.

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