BALOTELLI IL PROSSIMO?

Balotelli in Brasile? Da Cesarini a De Rossi, tutti gli italiani sbarcati in Sudamerica

Le interessanti storie dei connazionali che hanno percorso l'Atlantico in direzione Sudamerica

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In Brasile si parla di Mario Balotelli: "Potrebbe andare al Flamengo", rivela il presidente del Vasco da Gama, altra squadra di Rio de Janeiro. E se il centravanti lasciasse davvero Brescia per il Sudamerica? Sarebbe l'ultimo di un lungo elenco, che comprende nomi leggendari (Renato Cesarini) e campioni dimenticati dall'Italia in cui erano effettivamente nati (Delio Onnis). Per non parlare dei fratelli livornesi che scrissero la storia in Cile.

E se Mario Balotelli, dopo aver tentato di divenire profeta in patria a Brescia, ripartisse dal Brasile? L'idea non è nuova, dato che già se n'era parlato nell'estate del 2019 prima che 'SuperMario' decidesse di giocare per la squadra della città in cui trascorse l'infanzia. Ora, però, non è da escludere che il calcio lo porti addirittura dall'altra parte del mondo: a Rio de Janeiro. "Il Flamengo aveva invano tentato di prenderlo un anno fa, ora ci stanno riprovando", ha confessato in tv Luiz Roberto Leven Siano, candidato alla presidenza di un'altra storica società carioca come il Vasco da Gama.

Mario Balotelli con la maglia di Zico, o in alternativa con quella di Ademir o Romario (che in realtà ha giocato per entrambe le squadre di Rio): questa l'ultima suggestione di un calcio sempre più globalizzato e pronto a ribaltare il vecchio schema secondo cui i talenti del Sudamerica vengono a cercare fortuna in Europa e in Italia. E con essi, magari, anche qualche testa calda. Il caso più recente e certamente il più famoso è quello di Daniele De Rossi, trasferitosi dopo 18 anni e 616 partite dalla Roma al Boca Juniors di Buenos Aires (con cui ha aggiunto 7 gettoni alla sua lunga carriera). Ma le storie di italiani partiti o ripartiti dal calcio d'oltreoceano non mancano, e molte di esse sono decisamente interessanti.

Dall'elenco escludiamo la lunga lista di oriundi, quei calciatori di origine italiana ma sudamericani a tutti gli effetti per nascita e primi passi nel mondo del calcio che si ritrovarono poi addirittura a vestire la maglia della Nazionale italiana. Una storia iniziata addirittura durante il ventennio con gli Azzurri campioni del mondo nel 1934 e 1938 sotto la guida tecnica di Vittorio Pozzo, e che in rosa comprendevano l'argentino Luis Monti (che addirittura nel 1930 aveva giocato un'ulteriore finale con l'Albiceleste) o Raimondo Orsi, che in realtà all'anagrafe faceva Raimundo e veniva da Avellaneda dove per tutti era "Mumo". Fenomeno che ebbe il suo picco ai Mondiali del 1962 (quando in Cile gli Azzurri arrivarono con Altafini, Sivori, Sormani e Maschio), nel nuovo millennio furono Camoranesi (altro campione del mondo) e poi Amauri, Eder e gli attuali Emerson e Jorginho a rendere di nuovo attuale il concetto di oriundo.

Non mancano però i casi opposti: quelli di italiani nati in Italia che cercarono la fortuna in Sudamerica, e in certi casi la trovarono. Anche in questo caso partiamo dagli anni '30, e da Renato Cesarini. Tuttora famoso per un gol all'ultimo minuto di Italia-Ungheria (da allora per tutti la "zona Cesarini"), era nato a Senigallia ma già a due anni di vita emigrò con la famiglia a Buenos Aires. Il ritorno in Italia avvenne all'età di 23 anni, con il passaggio alla Juventus di cui divenne uno dei simboli contribuendo alla vittoria di cinque scudetti di fila. Trascorse quindi il resto della vita facendo la spola tra le sue due patrie, spegnendosi a 62 anni in quella Buenos Aires che lo aveva adottato.

Storia simile ma balzo in avanti di diverse generazioni quello che conduce a Delio Onnis, uno dei migliori attaccanti italiani degli anni '70... pur essendo sostanzialmente sconosciuto in Italia. Di origine sarda, Delio nacque in Ciociaria ma seguì la famiglia in Argentina che era ancora bambino. Qui crebbe calcisticamente nelle giovanili dell'Almagro e divenne un prolifico bomber con la maglia del Gimnasia La Plata. L'Europa si accorse di lui e lo richiamo al di qua dell'Atlantico, ma non l'Italia: gli effetti della chiusura delle frontiere del 1966 gli impedirono infatti di militare in serie A, non essendo possibile tesserare giocatori provenienti da federazioni estere. Cagliari e Napoli avrebbero fatto carte false per ingaggiarlo, ma Onnis divenne un mito del Monaco e in generale della Ligue 1: a oggi rimane l'attaccante più prolifico della storia del campionato francese, con 299 segnate in quindici anni.

Curiosa la vicenda di Massimo Margiotta, abruzzese nato a Maracaibo in Venezuela. Tornato nell'aquilano con la famiglia a otto anni d'età (storia quindi opposta a quelle di Cesarini e Onnis), fece tutta la trafila con le giovanili azzurre rappresentando anche l'Italia alle Olimpiadi di Sydney 2000. Noto per i trascorsi con le maglie di Udinese, Perugia e soprattutto Vicenza, nel 2004 decise di giocare per la nazionale del Venezuela, andando anche a segno in Copa America. Da citare anche Marco Cerioni, uno dei 55 (!) calciatori con cui l'Ancona affrontò il fatidico campionato 2003-2004 in serie A. Portiere, nato a Jesi, militò per anni in C2 fino a quando fu chiamato dall'Emelec, una big del calcio ecuadoregno. Mai preso in considerazione in campionato, Cerioni fu riserva di Ibarra e Zambrano, avendo però modo di collezionare un gettone nientemeno che in Copa Libertadores: contro l'Estudiantes de Merida il titolare fu proprio lui.

Chi ha un minimo di dimestichezza con il calcio cileno saprà poi che nel Paese andino esiste una squadra chiamata Audax Italiano. In grado di laurearsi anche quattro volte campioni nazionali, i biancoverdi devono effettivamente il loro nome alla nazionalità dei fondatori (ma del resto la più blasonata squadra d'Uruguay, il Peñarol, si chiama così in onore alla cittadina piemontese di Pinerolo). L'Audax Italiano poté però avvalersi negli anni '20 di due formidabili fratelli, italianissimi e livornesi: erano Bruno e Gino Jacoponi, rispettivamente portiere e attaccante. Entrambi entrarono nella storia del Cile: Gino realizzò un gol durante la partita inaugurale della Primera División, Bruno stupì la nazione rivelandosi uno dei primissimi portieri a presentarsi in campo indossando dei guanti. Un'abitudine che in Cile ancora non era arrivata. Portiere era anche Angelo Bellotto, che fece in tempo ad assaggiare la serie A negli anni quaranta con la maglia del Vicenza per poi piazzarsi tra i pali di Deportivo Pereira e Huracán de Medellín, in Colombia.

Torniamo ai giorni nostri per parlare di Antonio Stelitano, difensore globetrotter oggi a Malta e che nelle sue peregrinazioni per tutto il mondo (dalla Romania alla Lituania, dalla Spagna alla Mongolia) è transitato anche dalla Repubblica Dominicana (Don Bosco Moca) e dall'Argentina (Real Arroyo Seco). Questo ci permette di tornare in Argentina, terra prediletta per gli expat del calcio nostrano. Con alcuni nomi entrati letteralmente nella storia: per il Boca Juniors ha infatti giocato oltre 100 partite il cosentino Nicola Novello (che a Buenos Aires preferiscono chiamare Nicolás), vincendo anche due campionati. Altrettanti andarono all'Independiente negli anni in cui vi militava il romano Dante Mircoli, che tornò per tre anni in Italia (giocò per Sampdoria, Catania e Lecco) ma rimase poi argentino per sempre.

Molto meno frequenti le vicende di italiani sbarcati nel campionato brasiliano, dove però ha giocato e segnato Marco Osio: precedentemente "sindaco" a Parma, il marchigiano militò nel Palmeiras a fine carriera, nel 1995-1996. Un italiano a San Paolo: Rio de Janeiro, oggi, aspetta invece Mario Balotelli.

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