Nazionale, Mancini: "Balo torna solo se lo merita, se Quagliarella continua così..."

Il ct azzurro tra bilanci e futuro: "Io alla Juventus? Mai dire mai"

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La prima parte dell'avventura di Roberto Mancini in Nazionale si è conclusa con un secondo posto nel girone di Nations League conquistato tra tante critiche, ma nonostante le difficoltà il ct azzurro si dice soddisfatto dei suoi primi sei mesi in panchina: "Sono contento, penso di aver costruito un bel gruppo, una Nazionale speciale e divertente. Sulle tracce di quella delle notti magiche del 1990" ha detto il tecnico nel corso di un'intervista con il Corriere dello Sport.

"Sto lavorando pensando al futuro: guardo i giovani, li studio, li preparo e li faccio giocare. Penso che le ultime partite abbiano ricreato una bella armonia tra la squadra e la gente dopo una delusione insopportabile. Vedere i Mondiali senza di noi è stata dura" ha aggiunto Mancini, che poi si è soffermato a parlare anche di singoli, garantendo che nel 2019 le porte dell'Italia resteranno aperte per chiunque, anche per chi non è più un ragazzino come Fabio Quagliarella, già 12 reti in campionato: "Nel mese di marzo iniziano le qualificazioni europee, se sono in difficoltà e continua a segnare uno o due gol a partita come adesso, lo convoco di corsa. Avete visto che colpi? Che gol? Ma Fabio, per questioni anagrafiche, deve sapere che nel lungo periodo non può avere un futuro azzurro. Un principio, questo, che vale per tutti".

A proposito di attaccanti, il ct azzurro ha un messaggio, molto chiaro, anche per Mario Balotelli, escluso dopo aver fallito tutte le occasioni in cui Mancini gli ha dato una possibilità: "Io ho fatto il possibile, spero sempre che succeda qualcosa, naturalmente in positivo. Tornerà in Nazionale solo se lo merita. Da giovane mi ha dato tanto, sia all'Inter che a Manchester. Negli ultimi mesi davvero poco. Ma ha 28 anni, se vuole ha tempo, gli Europei e i Mondiali dovrebbero essere attrazioni fatali".

Saranno un'attrazione anche per Ciro Immobile, che è l'unico italiano tra i migliori bomber d'Europa, ma spesso con l'Italia non ha trovato spazio: "Non è vero che ce l'ho con Immobile - ha detto Mancini - Ciro ha giocato tanto anche con me. Contro il Portogallo è stato bravissimo, ma la Nazionale non è come una squadra di club: ci sono otto o nove partite l'anno, vanno sfruttate. I numeri dicono che è il migliore attaccante italiano, non ci sono dubbi, ma poi l'Italia non partecipa a un torneo di Subbuteo bensì a una manifestazione di altissimo livello, in cui si alzano i valori collettivi. Nelle rappresentative ci sono i migliori giocatori di ogni Paese: Immobile può avere delle difficoltà come gli altri attaccanti. (tra cui c'è Federico Chiesa: "imbattibile in velocità nell'uno contro uno sulla fascia, smarrito invece in area di rigore. Deve ancora imparare i movimenti ma, lo ricordo a tutti, ha solo 21 anni")".

In chiusura una battuta sul futuro con un clamoroso scenario che porterebbe Mancini sulla panchina della Juventus, squadra per cui tifava da piccolo: "Nella vita mai dire mai davanti a niente. Ma non è questo il momento di sognare: l'Italia, per me, è un punto di arrivo".

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