Nba: ai Clippers non basta Gallinari nel derby di Los Angeles, vincono gli Spurs senza Belinelli

Il 'Gallo' ne mette 27, ma i Lakers si impongono 122-117 grazie ad Alex Caruso, San Antonio piega Washington 129-122

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Quando manca poco al termine di una stagione da dimenticare, arriva una magra consolazione per i Los Angeles Lakers, che si aggiudicano il derby con i Clippers, nonostante i 27 punti di Gallinari: 122-117 il punteggio finale. Vincono, invece, i San Antonio Spurs che, senza Belinelli, superano Washington 129-122. Nella corsa playoff a Est, vince Orlando, mentre cadono ancora Detroit e Miami. Charlotte supera Toronto 113-111 e torna a sperare.

LOS ANGELES CLIPPERS-LOS ANGELES LAKERS 117-122
Quando manca ormai sempre meno al termine di una regular season da dimenticare, i Lakers si tolgono la magra soddisfazione di battere i 'cugini' dei Clippers nel derby di Los Angeles: 122-117 il punteggio finale. Nonostante i 27 punti di un ispiratissimo Danilo Gallinari (8/18 dal campo, 50% dall'arco, sei rimbalzi e otto assist in 33 minuti sul parquet), i Clips devono soccombere sotto i colpi di Alex Caruso, diventato il punto di riferimento dell'attacco dei Lakers dopo lo stop di LeBron James. Il numero 4 gioca una partita straordinaria, chiudendo a quota 32 e ritoccando il proprio massimo in carriera in Nba. A questo, si aggiungono i 25 punti di Kentavious Caldwell-Pope e i 15 di Rajon Rondo, decisivo nel finale. Per i Clippers, che al momento si trovano in sesta posizione davanti a Spurs e Thunder, saranno decisive le ultime due gare per evitare di finire all'ottavo posto e trovare i Golden State Warriors al primo turno di playoff.

WASHINGTON WIZARDS-SAN ANTONIO SPURS 112-129
Marco Belinelli è acciaccato (problemi all'anca per lui) e salta la trasferta nella capitale, ma San Antonio riesce ugualmente a prevalere sui Wizards grazie a una bella prova di LaMarcus Aldridge (24 punti) e di tutta la squadra, dato che Gay, Mills, Forbes e DeRozan mettono tutti a referto tra i 16 e i 18 punti. Gli Spurs, conquistati i playoff, sembrano ora giocare con la mente libera e puntano a togliersi qualche sfizio. Come ad esempio strappare il settimo posto ai Thunder, distante solo mezza partita: evitare Golden State ai playoff si può. E Washington? I Wizards si regalano i 25 punti di Bradley Beal, top scorer di serata. Ma nel District of Columbia i remi in barca sono stati già tirati da tempo.

GOLDEN STATE WARRIORS-CLEVELAND CAVALIERS 120-114
I Golden State Warriors avevano bisogno di una vittoria per mantenere a debita distanza i Denver Nuggets e, contro i Cleveland Cavaliers, sono costretti a sudare le proverbiali sette camicie: 120-114 il risultato finale. Nella sfida che, solo un anno fa, assegnava il titolo Nba, i padroni di casa partono subito forte, scappando in doppia cifra di vantaggio dopo i primi 10 minuti di gioco. Cleveland, però, non si dà per vinta, restando in corsa fino alla fine, nonostante Steph Curry. Il cecchino degli Warriors, con tanto di lenti a contatto che gli hanno 'aggiustato' la vista, chiude con 9 triple a bersaglio sulle 12 tentate per 40 punti totali. A questi, si aggiungono i 20 di Draymond Green e i 15 di Kevin Durant. Dall'altra parte, agli orgogliosi Cavs non bastano i 27 punti di un ottimo Collins Sexton e i 13 (con 14 rimbalzi) di Larry Nance Jr., protagonista assoluto del parziale di 12-4, che aveva riportato Cleveland a -3.

DENVER NUGGETS-PORTLAND TRAIL BLAZSERS 119-110
Nonostante manchi la matematica certezza, i Denver Nuggets hanno la consapevolezza di non poter più acciuffare il primo posto della Western Conference. Contro Portland, addirittura, in caso di sconfitta, c'era il rischio di finire terzi, timore subito fugato dai Nuggets. Al Pepsi Center, i padroni di casa si impongono 119-110, ancora una volta nel segno di Nikola Jokic, che realizza 10 dei suoi 22 punti totali nel quarto e decisivo periodo. Il centrone serbo aggiunge anche 13 rimbalzi e 9 assist al suo ricco bottino, sfiorando l'ennesima tripla doppia stagionale. Alla prova di Jokic, si aggiungono quella di Paul Millsap (25) e quella di Jamal Murray (23), che guidano i Nuggets al loro primo titolo di Division da sei anni a questa parte. Per Portland, invece, che aveva iniziato avanti l'ultimo quarto, non bastano i 24 di Enes Kanter e i 17 di Rodney Hood, complice la serata negativa di un Damina Lillard da 14 punti.

INDIANA PACERS-BOSTON CELTICS 97-117
Pacers e Celtics sono già da tempo certe di prendere parte ai playoff, ma questo non vuol dire che al Bankers Life Fieldhouse non ci sia in palio nulla. Indiana sembra però dimenticarsene e rimedia una sconfitta pesante, soprattutto perché costa il quarto posto in Eastern Conference, ora occupato proprio da Boston. E tenuto conto che questa sfida si ripeterà anche nel turno dei playoff, cedere il vantaggio casalingo ai propri avversari non è la migliore idea che si possa avere. Sta di fatto che Boston interpreta la partita nel migliore dei modi, guidata da Gordon Hayward (21 punti) e Jayson Tatum (22), mentre Indiana si ritrova a domandarsi perché nessuno sia andato oltre i 15 punti di Myles Turner, perché Bojan Bogdanovic si sia fermato addirittura a 4 e, più in generale, perché i Pacers si siano bloccati sul più bello.

HOUSTON ROCKETS-NEW YORK KNICKS 120-96
Se è vero che battere gli Knicks quest'anno non è certo una missione impossibile, trovare in 29 minuti di gioco una serata da 26 punti, 8 rimbalzi e 8 assist merita comunque una standing ovation. E proprio questo è ciò che accade a James Harden, il faro dei Rockets che si apprestano a iniziare i playoff forti di un momento di forma invidiabile: sono cinque le vittorie consecutive dopo il trionfo su New York, che già al termine del primo quarto si ritrova doppiata dagli avversari texani (32-16). A fine match sono ben sette i giocatori in doppia cifra per Houston, con Chris Paul (11+10 assist) e Clint Capela (12+15 rimbalzi) che chiudono la doppia doppia. Tripla doppia invece per Mario Hezonja (16 punti, 16 rimbalzi e 11 assist), ma a New York non se la possono godere: impossibile quando il record stagionale parla di 64 ko a fronte di sole 15 vittorie.

ORLANDO MAGIC-ATLANTA HAWKS 149-113
Prova muscolare di Orlando, che tra le varie candidate a occupare gli ultimi posti liberi per i playoff a est ottiene la vittoria più schiacciante, issandosi al sesto posto di Conference e portando sulla parità il conteggio di vittorie e sconfitte (40-40). I Magic mettono le cose in chiaro già nel primo quarto, concluso con il sensazionale tabellino di 42-18, che all'intervallo lungo diventa 81-48. E un punteggio così alto a metà partita non era mai arrivato nell'intera storia della franchigia. Decisivi Nikola Vucevic, Evan Fournier e Terrence Ross, tutti a quota 25 punti. Atlanta non va oltre i 20 punti di John Collins e i 22 della grande speranza Trae Young, con la consapevolezza che proprio da qui dovranno ripartire gli Hawks del futuro.

OKLAHOMA CITY THUNDER-DETROIT PISTONS 123-110
Tra tutte le squadre impegnate nella lotta playoff a Est, il compito più difficile spettava sicuramente ai Detroit Pistons, impegnati alla Chesapeake Energy Arena contro gli Oklahoma City Thunder. Ad avere la meglio sono proprio i padroni di casa, che si impongono 123-110 e complicano la vita dei 'Pistoni', scivolati in ottava posizione, con una sola partita di vantaggio nei confronti di Miami. Detroit, che resta in partita per tre quarti grazie alla prestazione encomiabile del rientrante Blake Griffin (45 punti per lui alla sirena finale), finisce la benzina nell'ultima frazione, trovando solo 14 punti di squadra, che permettono a OKC di allungare le mani sul match. Tra le fila dei padroni di casa, da sottolineare la prova da 30 punti di Paul George, e quella da 19 punti, 15 assist e 8 rimbalzi di Russell Westbrook che, per il terzo anno di fila, chiuderà la propria stagione in tripla doppia di media.

MINNESOTA TIMBERWOLVES-MIAMI HEAT 111-109
Dolorosa caduta per Miami in quel del Target Center di Minneapolis, al cospetto dei Timberwolves che pur non avendo più obiettivi per questa stagione giocano una partita vera, resistendo al tentativo di rimonta degli Heat per l'intero quarto periodo. Tutto nonostante Dwyane Wade, che vive un'altra notte da trascinatore (mette a segno 24 punti ed è il top scorer della partita). Ma il vecchio leone non può tutto, e proprio a lui tocca sulla sirena l'onere della tripla del possibile sorpasso, che però sbaglia. I segnali per gli Heat non sono buoni: la classifica parla di tre sconfitte consecutive e i playoff a una partita di distanza (recuperabile a Brooklyn o Detroit). Ma se la vittoria non arriva nemmeno in una serata in cui Karl-Anthony Towns stecca (trovando sì una tripla doppia, ma con 13 punti, 12 rimbalzi), allora è evidente che in Florida comincino ad essere in debito d'ossigeno.

CHARLOTTE HORNETS-TORONTO RAPTORS 113-111
Il cammino degli Hornets è molto interessante, dato che la franchigia della North Carolina è a una sola gara di distacco da Miami e continua a sognare di reinserirsi quasi a sorpresa nell'appassionante corsa playoff che si sta consumando a est. Certo che se allo Spectrum Center cade anche una delle migliori squadre di questa NBA (i Raptors, che hanno un invidiabile record di 56-24), allora continuare a crederci è legittimo. Le statistiche affermano che sul parquet di Charlotte nessuno segna più punti di Kawhi Leonard (29), e non è una sorpresa. Ma Kemba Walker riesce a pareggiare il ruolino della stella di Toronto, oltretutto accompagnati da 8 assist. E l'uomo delle triple pesanti, Jeremy Lamb, che ne trova un'altra decisiva per la vittoria degli Hornets. La vittoria che tiene in piedi il sogno playoff.

DALLAS MAVERICKS-MEMPHIS GRIZZLIES 122-112
Seconda sconfitta consecutiva per i Dallas Mavericks che, senza Luka Doncic, cadono in casa contro i Memphis Grizzlies: 112-122 il punteggio finale. Dopo una prima frazione di gioco equilibrata, gli ospiti riescono a trovare l'allungo decisivo nel secondo quarto, accumulando un vantaggio in doppia cifra, senza più voltarsi indietro. Il protagonista assoluto del match è Delon Wright che, a sorpresa, piazza una tripla doppia da sogno: 26 punti, 10 rimbalzi e ben 14 assist. Molti finiscono nelle mani di Justin Holiday (20) e Tyler Dorsey (17). Dall'altra parte, invece, i Mavericks, si affidano a Justin Jackson e Courtney Lee. Il primo chiude con 19 punti e 6 rimbalzi, mentre il secondo ne aggiunge 21, ma non basta. Sono 12 i punti di Dirk Nowitzki, partito in quintetto, e protagonista nel corso del primo quarto di una schiacciata che ha fatto esplodere l'American Airlines Center.

UTAH JAZZ-SACRAMENTO KINGS 119-98
Qualcuno provi a fermare gli Utah Jazz. Settima vittoria consecutiva per la squadra di coach Quin Snyder, che punta a recitare un ruolo da outsider negli imminenti playoff. Contro Sacramento, i padroni di casa si impongono 119-98 grazie al solito contributo di Donovan Mitchell (23 punti), a cui si aggiunge un Grayson Allen in grande spolvero, che ne piazza altrettanti. Ancora in doppia doppia, invece, il gigante francese Rudy Gobert, che ne mette 17, conditi da 12 rimbalzi. Dall'altra parte, invece, Sacramento, affaticata per il back-to-back e la vittoria contro Cleveland, non riesce mai a entrare in partita, finendo sotto di 15 punti già al termine del primo quarto. I giocatori in doppia cifra sono cinque, ma nessuno riesce a fare meglio dei 17 di Buddy Hield. Sono 13 (con 12 rimbalzi), invece, i punti di Marvin Bagley III, partito in quintetto.

PHOENIX SUNS-NEW ORLEANS PELICANS 133-126
I Phoenix Suns chiuderanno la propria stagione con uno dei tre peggiori record della lega. Un risultato certamente negativo, ma che, in perfetta ottica Nba, garantirà buone possibilità di poter scegliere uno dei migliori talenti disponibili al prossimo draft. Contro New Orleans, però, i Suns si tolgono la soddisfazione di festeggiare la W numero 19, imponendosi 133-126 all'overtime. Senza Devin Booker, che ha già finito la propria stagione, ci pensano altri giocatori a mettersi in luce: Josh Jackson ne mette 35 (con 9 rimbalzi), mentre Jamal Crawford (28 e massimo in stagione) e Ray Spalding (21 e massimo in carriera) volano oltre quota 20. Dall'altra parte, New Orleans, ancora senza Anthony Davis, si affida ai 31 punti (con 14 rimbalzi) di Julius Randle e ai 24 di Ian Clarck (anche per lui massimo stagionale), ma non basta.

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