David Pearson, la "volpe d'argento”

Il ricordo del tre volte campione NASCAR scomparso a 83 anni

di STEFANO GATTI
David Pearson, la "volpe d'argento”

Tre volte campione NASCAR nella seconda metà degli anni Sessanta, protagonista (in opposizione a Richard Petty) di un dualismo che ha contribuito in maniera decisiva alla crescita dell’intero movimento, David Pearson se ne è andato all’età di ottantatre anni. Popolarissimo nel pieno dell’attività, molto meno dopo il ritiro, “Silver Fox” (questo il soprannome di Pearson) è certamente stato messo in ombra dall’incredibile carisma di “The King” Petty, ma negli anni d’oro di Pearson l’equilibrio in pista è stato a lungo praticamente perfetto.

I due hanno terminato primo e secondo in ben 63 occasioni, con Pearson capace di prevalere per 33 volte. Vincitore del titolo NASCAR nel 1966, nel 1968 e nel 1969, il vecchio campione scomparso ha vissuto il suo momento finale di gloria nella 500 Miglia di Daytona del 1976, ancora una volta condividendolo con lo storico avversario: i due vennero a contatto all’ultima curva dell’ultimo giro della corsa ma Pearson riuscì a proseguire ed a tagliare il traguardo, vincendo la sua prima ed unica “Daytona”. Nel corso di una carriera durata dal 1960 fino alle ultime apparizioni del 1986, “Silver Fox” ha totalizzato 105 vittorie in 574 gare (43 delle quali per il mitico team Wood Brothers) e, nella lista dei vincitori all-time della NASCAR è secondo assoluto davanti a Jeff Gordon (93) ed alle spalle di… Richard Petty, naturalmente, inarrivabile a quota 200.

Divisi da una fierissima rivalità in pista, i due vecchi rivali sono sempre rimasti amici e sicuramente il miglior modo per ricordare “Volpe d’Argento” è rappresentato dalle parole del suo alter ego Petty: “Mi hanno chiesto tante volte chi sia stato il mio più grande avversario ed ho sempre risposto David Pearson. Ci siamo sfidati moltissime volte ed in quelle occasioni quasi sempre siamo poi arrivati primo e secondo al traguardo. Perdere da lui faceva meno male che perdere da chiunque altro, perché sapevo quanto David fosse forte. Ho sempre pensato che battendo lui battevo il migliore e so per certo che lui diceva lo stesso parlando di me. Siamo rimasti in contatto anche dopo le corse ed ogni volta che mi è capitato di passare per la Carolina del Sud (Pearson era originario di Spartanburg, ndr) sono passato a trovarlo. Mi mancheranno quelle rimpatriate”.

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