Europei di atletica: Pedroso quinta nei 400hs

Le due staffette 4x400 volano in finale

Europei di atletica: Pedroso quinta nei 400hs

Poche soddisfazioni per l’Italia nella quarta giornata di finali agli Europei di atletica leggera in corso a Berlino. Il miglior piazzamento di giornata è il quinto posto ottenuto dalla Pedroso nei 400 ostacoli femminili (oro alla svizzera Sprunger). Solo ottava invece la Trost nel salto in alto (oro alla Lasitskene). Fanno ben sperare, invece, le due staffette 4x400, entrambe qualificate per la finale.

AMAREZZA PEDROSO - L’unica vera speranza di medaglia di giornata, per l’Italia, era riposta in Yadisleidy Pedroso e nei suoi 400 ostacoli. Per il podio serve la miglior Pedroso, ma per almeno 350 metri la gara sembra andare nella direzione giusta, con l’italo-cubana quarta e molto vicina alla terza. Poi però l’azzurra prende male l’ultimo ostacolo, s’irrigidisce e si pianta, finendo per perdere anche il quarto posto, chiudendo quinta in 55”80. «Ho fatto un errore nell'ultimo ostacolo - ha ammesso dopo la gara la Pedroso - il terzo posto era alla mia portata. Ho fatto un errore e gli errori si pagano”. Ho iniziato bene, con il ritmo giusto, ma l'ultimo ostacolo mi ha fregato, l'ho sentito subito che ho messo un passo in più. Un vero peccato, volevo questa medaglia, che era alla portata, ma bisogna andare avanti». L’oro va alla svizzera Lea Sprunger (54”33), argento all’ucraina Ryzhykova (54”51) e bronzo alla britannica Beasley (55”31).

TROST SOLO OTTAVA - Anche il salto in alto femminile non regala gioie: visto l’andamento stagionale l’Italia puntava su Elena Vallortigara, che però qui ha clamorosamente fallito in qualificazione. In finale ci si aggrappava allora ad Alessia Trost, che non è andata oltre un modesto (a questi livelli) 1,91. Per lei un ottavo posto che non può soddisfare. «Il terzo tentativo a 1,94 è stato il migliore salto della gara, ma forse non sarebbe cambiato moltissimo - ha ammesso poi l’azzurra -Almeno avrei portato a casa lo stagionale. Se la guardo dal punto di vista del risultato sono delusa perché ci credevo. Dal punto di vista del processo di crescita, invece, qualcosa mi porto via». La gara è stata vinta dalla favorita russa Mariya Lasitskene (2.00); argento, con la stessa misura, per la bulgara Demordeva; bronzo alla tedesca Jungfleisch (1.96).

110 OSTACOLI SENZA FINALE - Il pomeriggio di gare per l’Italia si apre con le tre semifinali dei 110 ostacoli. Il 13”40 nei quarti di finale di Paolo Dal Molin aveva acceso speranze per una possibile finale, ma la sfortuna si è accanita ancora contro l’ostacolista veneto, costretto a un bendaggio di fortuna, in pista, per un fastidio muscolare dell’ultimo istante. Dal Molin gareggia ugualmente ma è contratto e chiude in 13”61. E a conti fatti scopre che il 13”40 di ieri sarebbe ampiamente bastato come tempo di ripescaggio. «Purtroppo in pratica non ho corso - spiega il veneto - perché ho fatto un allungo in riscaldamento, nella seconda call room, e dopo due spinte ho sentito un fastidio muscolare». Eliminati anche Lorenzo Perini che corre in 13”50 (a 5 centesimi dalla qualificazione) e Hassane Fofana (13”52 per lui). In serata la finale va al francese Pascal Martinot-Lagarde, che chiude con lo stesso tempo del favorito russo Shubenkov (13”17 per entrambi) ma viene premiato dall’analisi dei millesimi. Terzo lo spagnolo Ortega (13”34). FUORI ANCHE LE DUECENTISTE - Amari anche i 200 metri femminili, che al mattino regalano le semifinali a Gloria Hooper e Irene Siracusa, ma quando in serata l’asticella delle difficoltà si alza, entrambe mancano nettamente l’accesso in finale: 23”30 per la Siracusa, 23”53 per la Hooper, rispettivamente 15° e 18° tempo. Per l’ingresso in fianels serviva 22”87.

STORICI INGEBRITSEN - L’ultima finale di giornata è quella dei 1500 metri maschili, che oltre ad avere al via due italiani (Joao Bussotti Neves e Mohad Abdikafar, alla fine decimo e undicesimo), è storica perché con al via tre fratelli, i norvegesi Henrik, Filip e Jakob Ingebritsen. E a trionfare è proprio il più piccolo dei tre fratelli norvegesi, jakob, che solo tra un mese compirà 18 anni, bravissimo a fare gara di testa ed imporsi in 3’38”10 davanti al polacco Lewandowski (3’38”14) e al britannico Wightman (3’38”25).

GLI ALTRI TITOLI DI OGGI - Le sette fatiche dell’heptathlon premiano la favorita belga Nafissatou Thiam, che supera di stretta misura la britannica Katarina Johnson-Thompson. Il bronzo va alla tedesca Carolin Schafer. I 400 piani maschili premiano invece il britannico Matthew Hudson-Smith, che in una finale dai tempi modesti s’impone in 44”78 davanti ai gemelli belgi Kevin (45”13) e Jonathan (45”19) Borlée. E pensare che ieri, in semifinale, Matteo Galvan era stato il primo degni esclusi dalla finale con 45”17, tempo che oggi gli avrebbe dato il podio europeo. Il salto triplo femminile vede il successo della greca Paraskevi Papahristou (14.60) davanti alla tedesca Gierisch (14.45) e alla spagnola Peleteiro (14.42). Gli 800 metri femminili premiano l’ucraina Nataliya Pryschepa (2’00”38) davanti alla francese Lamote (2’00”62) e all’altra ucraina Lyakhova (2’00”79). Nel giavellotto femminile s’impone la tedesca Christin Hussong con 67.90, record dei campionati. Alle sue spalle la ceca Ogrodnikova (61.85) e la lituana Jasiunaite (61.59).

LE GARE DEL MATTINO - La mattinata era stata sostanzialmente molto positiva per l’Italia, capace di garantirsi diverse qualificazioni, alcune anche con importanti prospettive. Su tutte, meritano una menzione le ragazze della 4x400 femminile: Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo e Libania Grenot (lo stesso quartetto oro ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona) hanno infatti dominato la loro semifinale, chiudendo in 3’27”63 e centrando la finale con il miglior tempo assoluto. Certo, le azzurre sono scese in pista con la formazione “titolare” mentre è probabile che qualcuna tra le avversarie abbia nascosto qualche jolly, ma in finale l’Italia punta al podio. Bene anche la 4x400 maschile di Edoardo Scotti, Michele Tricca, Vladimir Aceti e Davide Re (risparmiato per la finale il primatista italiano Matteo Galvan), che chiude seconda in 3’04”08 alle spalle del Belgio (3’02”55) e centra la finale con il settimo tempo. Qui il podio sembra un po’ più lontano, ma gli azzurri possono ambire almeno al record italiano. Finale centrata anche dall’astista Claudio Stecchi, cui basta un 5,51 fatto alla prima prova per entrare tra i magnifici dodici, e per la siepista Isabel Mattuzzi, che nelle batterie dei 3.000 siepi femminili fa un piccolo capolavoro, togliendo oltre 16 secondi al personale, portato fino a 9’34”02 (seconda italiana di sempre dopo Elena Romagnolo), e centrando la finale. Peccato per Martina Merlo, che con 9’41”05 migliora a sua volta il personale ma è la prima delle escluse dalla finale. Eliminata anche l’altra azzurra Francesca Bretoni (9’47”75). Sono costretti alla resa, infine, i triplisti Simone Forte (16,35) e l’eterno Fabrizio Donato (16,15), cui iniziano probabilmente a pesare gli acciacchi dovuti ai 42 anni di età.

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