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Nel Mondiale delle stelle c’è un solo grande assente: cosa succede a Yamal

Il torneo americano doveva essere un passo chiave nella crescita del talento del Barça che aveva incantato agli Europei 2024, ma finora ha deluso le aspettative

di Marco Mugnaioli
07 Lug 2026 - 11:39
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La Spagna sblocca una partita tiratissima al 91’, conquista i quarti di finale e mette la parola fine alla storia Mondiale di Cristiano Ronaldo con il Portogallo. Dopo il triplice fischio CR7 asciuga le lacrime e saluta Lamine Yamal, i due si stringono in un abbraccio che ha il sapore di un passaggio di consegne dal cinque volte Pallone d’Oro al giovane talento del Barcellona che aveva incantato agli Europei 2024, ma in quell’immagine c’è una nota stonata… 

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Sì, perché nel Mondiale in cui stanno brillando tutte le stelle (da Messi, Mbappé e Haaland a Kane, Vinicius, Dembelé e Bellingham) l’unico grande assente è proprio il diciottenne numero dieci blaugrana, che finora ha segnato soltanto un gol nel 4-0 contro l’Arabia Saudita e anche ieri sera è stato deludente: impreciso, senza spunti e letteralmente annullato da Nuno Mendes, che fino al momento in cui è dovuto uscire per infortunio lo ha cancellato dal campo.

Ma cosa succede alla stella della Spagna? La favola del giovane che soffre la pressione del primo Mondiale in carriera non regge, Yamal pur avendo 18 anni ha già vinto un Europeo da protagonista e giocato partite di grande livello in Champions con il Barça, quindi la spiegazione sta nella… ‘maledizione del calcio di rigore’.

Yamal è lontano dalla forma ottimale, gli manca lo spunto, e infatti è arrivato in America dopo una lunga terapia conservativa ai muscoli posteriori della coscia sinistra perché lo scorso 22 aprile si è infortunato nel finale dell’ennesima stagione da campione di Liga con il Barcellona, un problema ("lesione al bicipite femorale”) che aveva anche messo a rischio la sua partecipazione ai Mondiali: "Ho pregato dentro di me che non fosse nulla, che fosse solo un crampo o qualcosa del genere, perché vedevo il Mondiale alle porte e sapevo che un infortunio di questa natura non è mai per poco tempo".

Curiosa la dinamica dell'infortunio, sopravvenuto tirando un calcio di rigore contro il Celta Vigo proprio come era capitato a Kevin De Bruyne durante la partita tra Napoli e Inter dello scorso ottobre, un problema che poi ha tenuto il belga lontano dai campi per 130 giorni. Pochi giorni dopo quell’episodio, la ‘maledizione del calcio di rigore’ si era abbattuta anche su Paulo Dybala, che dopo essersi fatto parare da Maignan il rigore del possibile 1-1 contro il Milan, aveva subito chiesto il cambio alla propria panchina toccandosi anche lui una coscia che lo avrebbe tenuto fuori tre settimane.

Andò peggio ancora peggio a Gianluca Vialli, che nel 1993 dagli 11 metri si procurò addirittura una frattura al metatarso in un Roma-Juventus.