Argentina di nuovo in finale, delirio in patria: tifosi in strada a Buenos Aires
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La Pulce torna nello stadio dove tutto sembrò finito ormai dieci anni fa per andare a caccia di un trionfo da leggenda
di Umberto PorrecaSembra una assurdità, ma è la verità: il 26 giugno 2016 fu il giorno in cui Lionel Messi lasciò la nazionale argentina. Al termine della finale di Copa America Centenario persa al Metlife Stadium di New York contro il Cile, in cui sbagliò un calcio di rigore nella lotteria finale, egli annunciò il proprio ritiro dall'Albiceleste: "La decisione è presa. Ho fatto di tutto per cercare di vincere qualcosa, ma non ce l'ho fatta. La mia esperienza con la Seleccion è finita" affermò devastato nel post-match, reduce da quella sconfitta, quella del 2015 sempre in Copa e quella del 2014 in finale Mondiale. Il 19 luglio 2026 sarà il giorno in cui Lionel Messi giocherà la terza finale Mondiale della sua vita, il primo di sempre a giocarne tre da titolare. Dove? Al Metlife Stadium di New York. Coincidenze? Se vi piace chiamarle così...
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C'è un termine che si utilizza in ambito wrestling, ed era spesso accostato ad Hulk Hogan: superhuman comeback. Nel caso del Real American, indicava lotte durissime in cui soverchiato dagli avversari riusciva alla fine a riprendere vigore ed energia grazie al sostegno del pubblico e vincere il match. Quello di Messi dal 2016 in poi con l'Argentina è senza alcun dubbio un superhuman comeback. Nel momento più nero, in cui ormai per lui la speranza di trascinare l'Argentina agli agognati trofei prima continentali e poi Mondiali era ormai totalmente smarrita, Lio ha saputo trovare forze che nemmeno lui pensava di avere. Sconfitto e abbattuto, la vera e propria mutazione del suo sguardo e del suo spirito da quel momento in poi sono un inno all'epica: dal fenomeno con gli occhi gonfi di lacrime è emerso un uomo del tutto nuovo. Il bozzolo del giovane prodigio solitario si è crepato prima ed è andato in pezzi poi, lasciando spazio a un leader totale, dedito alla battaglia, mai domo, guida mentale e caratteriale per qualunque compagno abbia bisogno di lui. Persino con sfumature di arroganza, come racconta quel "Que miras, bobo?" riferito a Weghorst che lo guardava durante una intervista nel match contro l'Olanda nei Mondiali 2022. E alla sua rinascita ha contribuito, senza dubbio, anche la banda di scalmanati in maglia Albiceleste che forma la sua Guardia Reale: Rodrigo De Paul, Leandro Paredes, Cristiano Romero, Emiliano Martinez, Nicolas Tagliafico, Lisandro Martinez, Nicolas Otamendi, Julian Alvarez, Lautaro Martinez, Nico Gonzalez, Nahuel Molina sono stati tutti fondamentali nel sostenerlo e aiutarlo, perché consci che li avrebbe ripagati portandoli verso l'El Dorado. E l'ha fatto, perché l'Argentina della Scaloneta dal 2021 a oggi ha vinto tutti i tornei a cui ha preso parte: Copa America 2021, Mondiali 2022, Finalissima 2022, Copa America 2024. A cui si potrebbe aggiungere presto un altro trofeo...
Dal 2018 l'Argentina è allenata da un omonimo di Messi, Lionel Scaloni. Scaloni l'abbiamo visto in Italia giocare nell'Atalanta, da calciatore era un rocciosissimo terzino, di quelli duri e puri. Da allenatore, è stato la chiave di volta su cui è stata costruita l'Albiceleste fuori dal campo: dedito al dialogo, severo ma giusto, ha saputo lavorare mentalmente su Lio e sul resto della squadra mentalizzandoli in maniera perfetta. Per la Pulce è stato quello che una volta si chiamava amore tecnico: Scaloni ha sguinzagliato Messi da qualunque legame tattico, affidandosi totalmente al suo estro tecnico e al genio, lo ha posizionato come un obelisco al centro della squadra ed è stato ripagato in maniera enorme. Spesso si vede Scaloni riunirsi in veri e propri conciliaboli tattici con i propri giocatori, come quando contro l'Inghilterra Paredes è andato da lui discutendo del bisogno di inserire un altro difensore centrale: detto fatto, entra Otamendi. Ma come, un difensore sull'1-1? Si, e per l'ennesima volta ha avuto ragione.
L'Argentina e Messi arrivano al Metlife Stadium per ribaltare il pronostico: la Spagna è forte, fortissima, e parte da logica favorita per quanto dimostrato in questo Mondiale. Gli iberici mixano un gruppo di giocatori d'esperienza con giovani fenomeni, tutti top player, e contano tra le proprie fila anche un Generale supremo del calcio come Rodri. Si tratta, probabilmente, del più pericoloso avversario mai affrontato da Messi e l'Argentina dal post 2016. Chiunque vinca, comunque, la storia verrà scritta in un senso o nell'altro. Trionferà il vecchio Re, Lionel Messi, o il nuovo pretendente al trono, Lamine Yamal? A dirlo sarà come sempre il giudice massimo, il campo, che farà incrociare sulla propria strada per la prima volta i protagonisti di quella incredibile foto del 2007, quando un giovanissimo argentino faceva il bagnetto a un bimbo di 7 mesi per un calendario Unicef. Coincidenze? Se vi piace chiamarle così...