Il borsino dei quarti: pregi e difetti delle otto superstiti nel cammino verso la Coppa
Ancora sette partite e scopriremo la squadra campione
di Andrea CocchiUna cosa è certa: la stanchezza si sta facendo sentire. A fine luglio, con una percentuale di umidità difficilmente sopportabile, anche l'hydration, amica del refrigerio e dei soldi della pubblicità, non basta a ricaricare le pile di giocatori devastati da stagioni sempre più lunghe. La fatica delle grandi, i crolli degli underdog e partite la cui visione potrebbe essere usata come mezzo di tortura, come Colombia-Svizzera, si spiegano anche così. Rimangono in vita in otto dopo un mese di Mondiale. Proviamo a capire come stanno.
FRANCIA
Designata come favorita già alla vigilia della manifestazione, è quella che ha rapito gli occhi di tutti, a parte l'ottavo con il Paraguay in cui ha dovuto scontrarsi con il caldo di Filadelfia e il catenaccione dei sudamericani. Tolta quella partita, la squadra di Deschamps è oggettivamente la selezione con più qualità. Il ct non ha rinunciato alla concretezza ma schiera quattro giocatori offensivi a cui si aggiungono le percussioni di Koundé a destra e gli inserimenti di Rabiot. La scelta di schierare insieme Dembelé, Olise, Barcola (o Doué) e Mbappé sembrava un azzardo. La propensione al sacrificio di tutti, però, permette un pronto rientro delle varie stelle per non lasciare spazi quando si perde palla. Il resto lo fanno la coppia centrale Saliba-Upamecano che, anche quando deve sbrigarsela da sola, concede pochissimo agli avversari. I quattro davanti, con alternative di lusso come il già citato Doué, che comunque è stato schierato anche titolare, Cherki e Mateta, non danno punti di riferimento si muovono senza ruoli precisi e anche Mbappé, oltre ad allargarsi a sinistra, ha iniziato a venire incontro al possessore di palla per liberare spazi in avanti. Sette gol per lui, quattro di Dembelé, due di Barcola e cinque assist di Olise. Soffriranno anche i blocchi bassi ma i numeri fanno impressione.
MAROCCO
L'assenza di Saibari si fa sentire. Contro il Canada la squadra di Ouahbi ha sofferto, soprattutto nel primo tempo, ma è stata in grado di vincere, e anche con un risultato netto, senza mettere in mostra quelle giocate che hanno impressionato almeno fino alla gara con l'Olanda. La lezione di concretezza dell'ex ct Regragui, insomma, è restata nella testa dei marocchini. Il primo tempo con il Brasile e alcuni momenti delle altre partite, hanno evidenziato precisi meccanismi per svuotare zone di campo da riempire con inserimenti verticali. Il calo fisico è evidente ma la qualità per restare in corsa fino alla fine c'è eccome. L'ottavo con il Canada l'ha dimostrato. Ma la Francia è un'altra cosa.
SPAGNA
Non è la squadra di Euro 2024. Non ha quella capacità di liberare l'uomo in fascia per poi sfondare al centro. I motivi sono da cercare nel fatto che Lamine Yamal non è al meglio e che Nico Williams non ha preso possesso della fascia sinistra. Al suo posto c'è Baena e il gioco è dovuto, fatalmente, cambiare. La Spagna sa essere aggressiva e sfruttare, dopo il recupero del pallone, delle giocate ravvicinate in cui le corsie esterne vengono meno utilizzate. La sinistra, per esempio, è tutta a disposizione di Cucurella, visto che Baena tende ad accentrasi. La sua forza è un centrocampo che sa ruotare e sfruttare la regia di Rodri, il cervello di Pedri e gli inserimenti di Dani Olmo.
BELGIO
Sembrava la grande delusione del Mondiale, poi sono arrivati i cambi di Rudi Garcia nel finale contro il Senegal e, da un'eliminazione quasi certa ai sedicesimi, sono arrivati i quarti di finale. Fuori De Bruyne e Doku, spazio a Lukaku solo a partita in corso, e le cose hanno preso la piega giusta. Con gli Usa è arrivata la mossa di Onana, chiamato a chiudere verso sinistra per limitare Pulisic. Il suo infortunio, con l'ingresso di Vanaken, ha portato Tielemans tra i due davanti alla difesa, e il nuovo entrato sulla trequarti tra Trossard e Lukebakio. Il resto lo ha fatto un De Ketelaere più vero nove che falso. La qualità, tra titolari e panchina, non manca di certo. La difesa, però, è rivedibile.
NORVEGIA
Che fosse forte si sapeva. Meno prevedibile che buttasse fuori il Brasile. In quel modo poi... E' una squadra che sa gestire i ritmi, ha meccanismi collaudati, come i cambi nelle catene esterne del 4-3-3, con inserimenti improvvisi delle mezze ali, e un Odegaard libero di muoversi a proprio piacimento facendo spostare i colleghi di reparto di conseguenza. Convince poco Sorloth a destra, ma c'è sempre la soluzione dell'esterno vero come capitato, con il Brasile con gli ingressi di Bobb al suo posto e di Schjelderup, dall'altra parte, per uno spento Nusa. Le alternative dalla panchina, insomma, non mancano. Per tutto il resto c'è Haaland. Il limite è nei due centrali di difesa.
INGHILTERRA
Una delle poche squadre del Mondiale a mettere in mostra un pressing organizzato, sa maneggiare i veri momenti della partita, variare l'intensità e l'approccio, ha qualità da vendere tra titolari e riserve e, soprattutto, Harry Kane e Jude Bellingham. Difende, come praticamente tutte le squadre viste nella competizione, con un 4-4-2, e sa attaccare posizionalmente occupando tutti i canali verticali del campo. Sa ripartire dopo la riconquista del pallone e avere la pazienza di trovare il varco giusto portando molti giocatori sulla trequarti: ci può essere Rice, O'Reilly, che taglia da sinistra, o l'esterno destro. Rimasta in dieci contro il Messico, si è messa con un 5-3-1 dimostrando di sapersi sporcare le mani quando è il caso. Se Tuchel lo ha fatto è perché i suoi, anche in parità numerica, avevano concesso troppo ai padroni di casa.
ARGENTINA
L'entusiasmo è una cosa bellissima, come la "garra" e l'"alma" albiceleste, ma la retorica serve fino a un certo punto. Quattro gol incassati tra Capo Verde ed Egitto, con il rischio concreto di andare a casa, e qualche episodio arbitrale che fa discutere. L'impressione è che l'Argentina abbia il serbatoio in riserva e riesca ad andare avanti grazie al furore agonistico e alla tecnica di giocatori di alto livello. Certe giocate automatiche non si vedono più, la ricerca delle rotazioni in mezzo al campo, delle connessioni che liberano spazi da occupare in corsa non sono più una costante nelle ultime uscite. Non è un caso che si lavori soprattutto cercando di scavalcare la linea difensiva avversaria con lanci da dietro, o sfruttando i cross. Scaloni lo sa e ha anche cambiato sistema di gioco (con Paredes per Almada). Il risultato però è arrivato per la voglia infinita di non mollare il titolo. Vedremo se basterà per il bis.
SVIZZERA
Non sembra avere più le connessioni che facevano sembrare la nazionale di Yakin come una squadra di club ma è sempre una selezione molto concreta, anche se troppo rigida in certe situazioni di gioco. Era riuscita a sopperire con la qualità e la forza atletica di Manzambi, che però si è infortunato sul più bello. Con la Colombia lo ha sostituito Jashari, con la coppia inossidabile Freuler-Xhaka alle sue spalle, ma è stato bocciato dopo un tempo. La Svizzera è andata meglio con Rieder sulla trequarti e Sow e Ndoye (poi sostituito dall'acciaccato Vargas) sulle fasce. La sua forza è la coppia centrale difensiva Elvedi-Akanji e la capacità di difendere il pallone di Embolo. Per il resto, però, nessuno che accenda la luce e una difficoltà notevole nel trovare la porta avversaria.