I festeggiamenti della Norvegia: Halland guida la festa con il tamburo
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Scattano i sistemi d'allarme nel ritiro della Norvegia, attesa dalla storica sfida dei quarti di finale contro l'Inghilterra. Nelle ultime ore, le voci rimbalzate dai tabloid britannici e da alcune emittenti internazionali avevano dipinto uno scenario apocalittico: un'intossicazione alimentare di massa o un virus intestinale fulminante pronto a decimare la selezione scandinava.
Nessuna intossicazione da cibo avariato, ma un più classico virus influenzale che è effettivamente circolato tra alcuni membri della delegazione, portando febbre alta, spossatezza e attacchi di tosse. A finire ko nelle scorse ore sono stati l'attaccante Strand Larsen (già rientrato in gruppo dopo aver smaltito la febbre) e il difensore Pedersen, isolato in hotel a scopo precauzionale prima dell'ultimo match. Anche il Commissario Tecnico, Solbakken, è apparso visibilmente provato in conferenza stampa, ammettendo di aver passato notti insonni a causa dei sintomi influenzali: “Ho lasciato che lo staff festeggiasse dopo il Brasile. Ero troppo stanco, sono andato dritto a letto”.
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Oltre a questo c'è un altro inconveniente: i problemi legati all'hotel che ospitava la squadra. In seguito alle lamentele di diversi giocatori, la Norvegia è stata infatti costretta a cambiare al sua sistemazione, inizialmente prevista al Dalmar Hotel di Fort Lauderdale. Nell'albergo la squadra ha trascorso una sola notte, poi ha cambiato a causa del rumore eccessivo e della vicinanza di un cantiere, ma anche per le carenze nella pulizia e per la muffa nelle stanze. La Fifa ha agevolato il trasferimento verso un nuovo hotel più vicino all'Hard Rock Stadium, che ospiterà la sfida contro l'Inghilterra, si farà carico delle spese per le 50 stanze più la sicurezza.