Mondiali 2026

Mondiali, au revoir! Il bilancio dell'edizione 2026: è stata quella più discussa e polemica di sempre

La Coppa del mondo è finita, ha vinto la Spagna, ma in questa rincorsa di un mese e mezzo tante cose sono andate bene e tante no

di Umberto Porreca
20 Lug 2026 - 12:28
SeguiLogo SportMediasetsuSeguici su
1 di 10
© Getty Images
© Getty Images
© Getty Images

© Getty Images

© Getty Images

I Mondiali sono, come sempre, lo specchio di ciò che accade in un determinato momento storico: quelli del 2026 non hanno fatto che confermare l'attuale situazione di caos internazionale, con tantissime polemiche sia legate all'organizzazione, sia al calcio giocato, sia soprattutto all'extracampo che ha tenuto banco quotidianamente. Cosa ci è piaciuto, cosa no, cosa miglioreremmo e cosa non vorremmo più vedere?

Cinque cose che ci sono piaciute

L'organizzazione

 Stati Uniti Canda e Messico si sono dimostrati per l'ennesima volta maestri nell'organizzazione puramente logistica di un evento di dimensioni colossali come il Mondiale. Gli anni, anzi decenni, di esperienza accumulata hanno impedito la comparsa di qualunque empasse imbarazzante legata a problemi di sicurezza e simili. Gli splendidi stadi delle tre nazioni americane hanno visto un tasso di occupazione dei posti disponibili pari al 99.7%: sostanzialmente, un sold out continuo. Il successo è stato planetario, e i mesti stadi mezzi vuoti del Mondiale per club 2025 hanno lasciato spazio a una costante festa di colori. 

La narrativa

 Senza dubbio è stato il Mondiale delle storie, dei racconti, delle vite che si incrociano sul rettangolo verde: Capo Verde guidata dall'ormai assurto a leggenda Vozinha che fa tremare l'Argentina, la piccola Curaçao che per qualche minuto spaventa il gigante Germania, il meraviglioso fratellino di Yamal che ha cancellato le mascotte dell'edizione prendendosi il ruolo con spontaneità e simpatia, il ritorno di Messi al Metlife Stadium dieci anni dopo il peggior momento della sua carriera, il primo incontro tra lui e Lamine 19 anni dopo la storica foto del bagnetto. E poi il Paraguay che elimina i tedeschi con una prestazione storica, la maestria spagnola che conferma ancora di aver rivoluzionato il calcio dal 2008 a oggi.

Gli stadi

 Enormi, spettacolari, sfarzosi, nuovissimi: gli stadi del Mondiale 2026 sono stati tra le cose più belle dell'edizione. Catini infernali di tifo e passione, ognuno con le proprie caratteristiche anche legate alla morfologia del territorio, con tanti richiami storici a passate rassegne iridate. L'Azteca, uno dei più importanti stadi della storia del calcio, ha ospitato per la terza volta l'edizione inaugurale diventando il primo ad avere questo privilegio. Lo stadio Jalisco di Guadalajara, a 1500 metri di altezza, ha rappresentato una sfida atletica in più per i calciatori, mentre si sono confermati futuristici e modernissimi gli stadi Usa e Canada, alcuni caratterizzati da tecnologie avanguardistiche come la possibilità di chiudere il tetto o l'aria condizionata.

Il calcio giocato

 A livello di gioco, è stato un Mondiale che ha visto innalzarsi nettamente la qualità media dei match rispetto alle scorse edizioni specialmente perché piccole e medie squadre hanno messo in mostra miglioramenti notevolissimi. I giocatori militanti nei campionati più importanti del mondo hanno aiutato le proprie nazionali a salire di livello, come per esempio la sorprendente qualità tecnica della Repubblica Democratica del Congo che imbrigliato e fatto tremare l'Inghilterra guidata da Wissa. Ma anche il Marocco, già nazionale di altissimo livello nel 2022, che si è fermata solo davanti all'iceberg Francia. E il Giappone? Nonostante gli infortuni di numerosi giocatori importanti Moriyasu ha regalato una selezione organizzata e pericolosa. E poi Norvegia arrivata fino ai quarti, Costa D'Avorio, la Svizzera che va a una simulazione di Embolo dall'eliminare l'Argentina, i sorprendenti Stati Uniti di Pochettino. Un Mondiale ben giocato da tutti nel complesso, in cui ogni squadra ha cercato di sfruttare le proprie armi al meglio ma in cui in una visione d'insieme si è visto un livello molto soddisfacente.

Il metro di giudizio arbitrale

 Probabilmente grazie a indicazioni di Pierluigi Collina, è stato un Mondiale in cui si è giocato ogni match senza continui fischi a spezzettare il gioco. Contrasti, falli anche duri, scontri di gioco e fasi concitate sono state lasciate scorrere senza eccessivi interventi dei direttori di gara. Complessivamente è stato un Mondiale ben arbitrato, in cui il gioco è stato un flusso costante e le partite molto combattute anche sul piano fisico. In certi casi, come in Francia-Paraguay e in Inghilterra-Argentina, si è anche andati un bel po' oltre il consentito con colpi a palla lontana non sanzionati e falli evidenti non rilevati, ma si è trattato in generale di casi per fortuna isolati. Ma ora passiamo alle...

Cinque cose che non ci sono piaciute

La politica nel calcio

 Va bene che tutto è politica nella vita, ma al Mondiale sarebbe bello dedicare tutto il tempo al rotolare della sfera più che a questioni che con i 90 minuti c'entrano poco. Il trattamento ricevuto negli Stati Uniti da alcune delegazioni partecipanti è stato criticabile: le enormi difficoltà causate alla nazionale iraniana sono da esempio, con giocatori costretti sostanzialmente a spostarsi in aereo continuamente. Nessuno contesta le politiche interne di uno stato, ma Taremi e compagni come hanno detto più volte erano lì per giocare a calcio. Poi, come detto, è impossibile separare del tutto le cose, ma sarebbe stato bello provarci. Una occasione persa, l'ennesima. Inoltre, il forzato inserimento di Donald Trump nella foto della premiazione della Spagna, con i giocatori che tentavano di spostarlo per farsi la foto con la coppa, è stato un momento cringe come si dice sul web. Talmente tanto che gli stessi calciatori iberici hanno poco ripetuto l'esultanza senza l'ingombrante presenza.

Calci, pugni, provocazioni e premiazione ignorata: cos'è successo alla fine di Spagna-Argentina

1 di 14
© Getty Images
© Getty Images
© Getty Images

© Getty Images

© Getty Images

Gli orari delle partite

 Le esigenze televisive sono fondamentali, è arcinoto, ma il calcio è uno sport giocato da esseri umani e sottoporre i calciatori a un estremo stress fisico facendoli giocare alle 15 di pomeriggio, o alle 12, con 40 gradi di media ha poco senso. Si danneggia lo spettacolo, che è poi ciò per cui le tv pagano: forse, se avessero avuto modo di riposare di più e recuperare, Spagna e Argentina non avrebbero dato vita a una finale agonica come quella del 19 luglio. Il prossimo Mondiale, che sarà ospitato da Spagna Marocco e Portogallo, dovrebbe in questo senso consentire una migliore gestione fisica dei calciatori.

La finale

 Oggettivamente e universalmente riconosciuto, la finale è stata una partita brutta. Caldo, stanchezza e tensione hanno spento le energie delle due squadre dopo poco tempo, e da lì in poi complice anche l'interpretazione del match delle due formazioni è stata una vera e propria gara di resistenza in cui la qualità tecnica ha lasciato spazio a errori e distrazioni. In 32 anni si sono giocate due finali negli Usa, quella tra Spagna e Argentina e quella tra Italia e Brasile nel 1994: in entrambi i casi il calcio giocato è stato pochissimo. Un caso? Se tre indizi fanno una prova bisognerà attendere la prossima finale statunitense tra chissà quanti anni...

L'Half time show

 Il calcio non è l'Nba o l'Nfl: ci sono sport che si adattano perfettamente a questo format di intrattenimento e altri no. Il pallone rientra nel secondo caso. La parata di stelle dello showbiz nei 27 minuti di intervallo ha lasciato grossi punti interrogativi sul volto degli spettatori perché il calcio è lo sport climatico per eccellenza, in cui tensione e morale la fanno da padrone. Ecco, avremmo voluto vedere più Messi e Yamal e meno Justin Bieber, per capirci. Inoltre, anche la messa in atto del tutto è stata molto confusionaria, con continue apparizioni improvvise di star dello sport e della musica, con una strana sensazione di pre-registrato mixato a uso smodato dell'intelligenza artificiale. Si è salvato il folle momento in cui Madonna è stata portata in campo in automobile da Ronaldinho e Ronaldo, ma non basta. Sarebbe forse positivo, in futuro, riservare gli show al pre e post match. 

Hydration break

 Questo misterioso intermezzo, l'hydration break, non è una grossa novità: si era già visto in altre occasioni, ma in questo caso ha generato enormi polemiche perché pare che fosse stato appositamente studiato per inserire inserzioni pubblicitarie. In più di un caso sono stati avvistati addetti arbitrali e quarto uomo attendere la fine degli spot prima di comunicare all'arbitro di poter ricominciare. Trasformare un momento di aiuto contro il caldo ai giocatori in uno spottone per questo o quel marchio, togliendo spazio al calcio giocato, non è stato particolarmente apprezzato. 

Extra

Il caso Balogun

 Non si vedeva un episodio simile in un Mondiale come la rimozione della squalifica di un giocatore espulso per vie traverse più o meno da quando Fahad Al-Ahmed, dirigente del Kuwait, scese personalmente in campo nel Mondiale 1982 in Francia-Kuwait per far annullare un gol di Alain Giresse, assurdamente riuscendoci. Il precedente, che tutti sperano rimanga isolato essendo purtroppo impossibile da cancellare, è stato creato. Il calcio vive di poche e semplici regole, una di queste è sempre stata legata al negare le ingerenze politiche degli stati o di questo o quel governante su quanto succede in campo, che resta il giudice supremo. E infatti, senza che lui avesse particolari colpe, nella partita successiva alla rimozione della squalifica la Dea Eupalla di Breriana memoria è scesa in campo e ha accompagnato il Belgio verso un poker netto agli Stati Uniti rimettendo le cose a posto.

© Getty Images

© Getty Images