Giro, doping: Ruffoni si difende

Il ciclista della Bardiani: "Non ho mai messo in atto alcuna procedura truffaldina"

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"Non mi sono mai dopato". 24 ore dopo la comunicazione della positività all'antidoping arriva la difesa di Nicola Ruffoni, ciclista della Bardiani, sospeso assieme al compagno di squadra Pirazzi alla vigilia del via del Giro d'Italia. Con un post su Facebook il bresciano, 26 anni, ha spiegato: "Sto cercando di dare una spiegazione logica. La presenza di ormone della crescita? Forse è colpa della prostatite che ho avuto tra marzo e aprile"

Il ciclista di Brescia ha postato sul proprio profilo Facebook un messaggio nel quale si difende. "Non ho mai e dico mai utilizzato durante la mia cariera di corridore ciclista prodotti vietati dal regolamento antidoping". Eppure il controllo a sorpresa dell'UCI ha riscontrato dell'ormone della crescita.

In attesa delle controanalisi, Ruffoni spiega: "Le mie abitudini alimentari non sono cambiate negli ultimi mesi, così come non è cambiato il mio stile di vita Stò cercando di dare una spiegazione logica a quanto mi è successo rivivendo quello che ho fatto nell'ultimo mese prima del controllo La cosa che forse potrebbe avere attinenza con la presenza di ormone della crescita nelle mie urine potrebbe essere una forte prostatite di cui ho sofferto nel periodo dal 20/03 al 20/04 e che mi ha costretto a sospendere l'attività e a curarmi con antibiotici".

La speranza del corridore è di cancellare questa pagina uscendone pulito: "Mi rivolgerò pertanto ad un esperto endocrinologo per avere informazioni in merito. Sono consapevole che la mia cariera di ciclista sia a rischio ma sono altrettanto consapevole di non aver messo in atto nessuna procedura truffaldina Aspetterò pertanto serenamente le controanalisi e cercherò di difendere fino in fondo la mia credibilità".

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