FORMULA UNO

Un fallimento di grande successo: il bilancio degli anni in rosso di Sebastian Vettel

Ultimi Gran Premi da pilota Ferrari per Sebastian Vettel che nel 2021 guiderà (come previsto) per la Racing Point destinata a diventare Aston Martin.

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Non sappiamo se, con la nuova denominazione di Aston Martin, l'attuale Racing Point abbandonerà il rosa, magari per un più appropriato "british racing green". Di sicuro al momento è facile immaginare che, con il passaggio di Sebastian Vettel dal Rosso di Maranello al rosa delle monoposto attualmente guidate da Stroll e Perez, sbiadiscano anche le residue ambizioni del tedesco, dopo quattro titoli con la Red Bull e sei stagioni sulla Ferrari.

Quaranta vittorie e quattro titoli con la Red Bull, tredici successi e nessun titolo con la Ferrari. Il bilancio delle sei stagioni ferrariste di Sebastian Vettel si conclude con un grosso rimpianto: il fallimento della "missione iridata", appunto, per la quale il tedesco era stato assoldato alla fine del 2014. Un pilota tedesco per replicare l'epopea rossa alla quale aveva dato vita il suo connazionale Michael Schumacher nei primi anni del millennio.  Senza peraltro dimenticare il mondiale piloti centrato da Kimi Raikkonen nel 2007, l'anno della "spy story" McLaren. Che rimane appunto il più "recente" vinto da un pilota in tuta rossa. D'altra parte i piani di Vettel e della Ferrari sono stati vanificati dalla supremazia della Mercedes nell'era ibrida della Formula Uno, che dura tuttora.

Solo nel 2016 e (verosimilmente) quest'anno Seb non è riuscito a salire almeno una volta all'anno sul podio alto e (ancora una volta al netto della disastrosa stagione in corso) il 33enne Vettel non ha mai fatto peggio del quinto posto nella classifica generale, chiudendo per ben due anni consecutivi al secondo posto: nel 2017 e nel 2018. In fondo, nemmeno Fernando Alonso, scelto prima di lui dalla Ferrari per aprire un ciclo vincente, era riuscito nell'impresa-titolo. Ad impedirglielo era stato proprio lui, SuperSeb, con i suoi quattro titoli consecutivi al volante della Red Bull. Questo per dire che (da che mondo a mondo, anzi da che Mondiale è Mondiale) a portare a casa il bottino grosso è sempre il pilota al volante della monoposto più veloce e (poiché la Formula Uno è "scienza" praticamente esatta e la storia si ripete puntuamente) ogni singola dominazione (o ciclo) fondato sull'acquisizione di un vantagio tecnologico sulla concorrenza dura mediamente quattro o cinque anni: Schumacher con la Ferrari, Hamilton con Mercedes, lo stesso Vettel con la Red Bull.

A Seb, più che altro, si possono rimproverare gli errori di guida della seconda parte del 2018 (costati alla Ferrari la possibilità di provare a contendere il titolo ad Hamilton fino a fine stagione)  e quelli disseminati lungo il Mondiale 2019, che gli sono costati il "sorpasso" interno da parte del nuovo arrivato Charles Leclerc. Il resto è storia di oggi e curiosità per ciò che Vettel potrà combinare al volante della Racing Point (anzi Aston Martin, con power unit... Mercedes) in sostituzione di Sergio Perez ed a fianco di Lance Stroll. Di sicuro il "nostro" non si accontenterà di contribuire con la sua esperienza alla crescita del canadese dal talento come minimo ancora tutto da decifrare. Altrettanto certamente Seb non potrà ambire a molto più di qualche podio e magari (in condizioni particolari, tipo quelle che hanno determinato l'esito dell'ultimo GP d'Italia) addirittura ad una vittoria.

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