L'abolizione del bollo auto è una misura che ha pochi precedenti nella storia recente della politica italiana. Una tassa tra le più "odiate" dagli italiani che non dovranno più pagarla (almeno per tutto il 2027) a patto che la loro automobile rispetti precisi parametri di potenza: non oltre gli 80 kW (109 CV). Gli effetti sul mercato dell'automobile ci saranno ma non è detto che tale misura possa favorire il rinnovo del parco circolante: "Un’esenzione temporanea e selettiva rischia di avere un impatto limitato", ha dichiarato in esclusiva a DriveUp Roberto Pietrantonio, Presidente UNRAE.
Misure più solide
La direzione intrapresa è accolta con cautela: "Ridurre il carico fiscale sulla mobilità è positivo ma non basta eliminare una tassa per dare accelerazione al mercato". L'esenzione del bollo aiuta le famiglie a risparmiare denaro ma non è detto che questo contribuisca a dare un nuovo slancio a un mercato in difficoltà. "Per orientare realmente le scelte d’acquisto, servirebbero misure strutturali, chiare e collegate a obiettivi precisi: rinnovo del parco, sicurezza e riduzione delle emissioni", continua Pietrantonio.
Soglia da rivedere
Decisamente più critica la posizione sulla soglia limite: "Gli 80 kW non misurano né le emissioni, né l’età, né la sicurezza di un veicolo e possono escludere molti modelli efficienti, compresi ibridi ed elettrificati. Il rischio è creare una distorsione artificiale della domanda e penalizzare costruttori che, indipendentemente dalla loro nazionalità, hanno gamme sviluppate secondo standard europei e non intorno a una soglia fiscale esclusivamente italiana. Servono criteri tecnologicamente neutrali, trasparenti e uguali per tutti".
Strutturale o no?
Secondo le stime del Governo, la misura copre oltre il 70% del parco auto in circolazione, toccando circa 14,5 milioni di veicoli. Per ora, il provvedimento è limitato ai versamenti il cui termine ordinario cade tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027 (anche se da Palazzo Chigi assicurano che diventerà strutturale) e questo potrebbe creare distorsioni sul mercato interno. "Le misure a scadenza spostano il mercato, ma difficilmente lo fanno crescere in modo strutturale. Un’esenzione limitata al 2027 potrebbe anticipare alcuni acquisti o generare comportamenti attendisti, alterando il naturale ciclo di sostituzione senza produrre un vero rinnovo aggiuntivo del parco".