Josè Mauri, che personalità. Rodriguez, binario... storto

Matteo Dotto assegna i premi ai protagonisti di Milan-Bologna

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A San Siro erano di fronte il Sette-brutto del Milan (5 punti raccolti su 21 disponibili nelle ultime 7 di campionato) e il Sette-bello del Bologna (16 punti raccolti su 21 disponibili nelle ultime 7 di campionato). In una partita che ai più romantici e ai più attempati richiamava uno storico Milan-Bologna 0-0 di quarant'anni fa, quando i rossoneri vinsero lo scudetto della stella e Gianni Rivera con il microfono in mano invitava i tifosi a lasciar libero una parte del secondo anello, inagibile per lavori in corso. Ieri non c'erano scudetti da festeggiare e non c'era soprattutto un degno erede di Gianni Rivera. Ha vinto il Milan, che aggancia così la Roma al quinto posto e può covare qualche speranziella Champions, a -3 punti dall'Atalanta. Più dei gol e delle (molto presunte) prodezze tecniche, Milan-Bologna passerà alla storia per l'insulto di Bakayoko a Gattuso e per quella esasperante lentezza nel sostituire l'infortunato Biglia. Titoli di coda per l'ex Monaco e Chelsea. Ma di questo parliamo diffusamente in tante altre parti del nostro sito. Qui ci limitiamo ad assegnare i nostri consueti premi.

PREMIO PERSONALITA' - Josè Mauri compirà tra pochi giorni 23 anni. E' in Italia da quando era adolescente, vinse uno scudetto Allievi con il Parma e il suo allenatore di allora, Cristiano Lucarelli, cominciò a parlarcene ai tempi in termini entusiastici. Dopo due stagioni in prima squadra, il Parma lo cedette al Milan. Era l'estate 2015, da allora - con una breve parentesi in prestito a Empoli - il piccolo argentino ha giocato poco in rossonero. Ma le qualità (dinamismo, tecnica e soprattutto personalità) Josè Mauri le ha sempre avute. Entrando in una situazione così difficile lo ha confermato anche contro il Bologna. E chissà che l'infortunio (l'ennesimo) di Biglia (a proposito: prenotare un pellegrinaggio, Lourdes, Fatima o Medjugorje, fate vobis...) e la frattura tra Bakayoko e il Milan non regali un po' di meritato spazio in questo finale di campionato al "volante central" classe '96. Che ha peraltro ispirato, con un suo passaggio filtrante, il gol dell'1-0 di Suso.

PREMIO INTERMITTENZA - Paquetà sembra avere i led al posto del numero 39: alterna giocate sublimi a errori banali, diventa decisivo in occasione del raddoppio di Borini (suo il tiro non trattenuto da Skorupski) e rischia di diventarlo nel finale per quell'espulsione davvero puerile. Troppo intermittente per le esigenze di questo Milan.

PREMIO BINARIO STORTO - Ricardo Rodriguez gioca su quella fascia sinistra che negli anni d'oro del Milan berlusconiano aveva come protagonista Paolo Maldini e, ai tempi proprio di quello scudetto '79, il compianto Aldo Maldera. Ecco, può sembrare una banalità ma lo svizzero di origini cilene non c'entra proprio nulla con i Grandi che lo hanno preceduto sul binario mancino. Copre poco e male (sullo 0-0 Orsolini gli è andato via in surplace e per poco non portava in vantaggio il Bologna), è timido quando si propone in avanti, pasticcia e fa una gran confusione. Non è certo lui il male peggiore di questo piccolo Milan, ma di sicuro è un po' l'emblema della decadenza rossonera...

PREMIO BRIEGEL 3.0 - Mitchell Dijks, olandese, classe '93, è un armadio di 1,94 per 90 chili. Contro il Milan non ha giocato la sua miglior partita, anzi, l'espulsione a fine partita non gli fa neppure raggiungere la sufficienza. Lo ricordiamo, Dijks, grande protagonista per esempio nell'immeritata sconfitta del Bologna in casa contro la Juve. Un gigante mancino che ara la fascia, attacca con veemenza e ricorda per certi aspetti il tedescone Hans Peter Briegel, protagonista dello scudetto del Verona '85. Lui al posto di Ricardo Rodriguez: ecco per il Milan sarebbe già un bel passo (sinistro) avanti...

PREMIO CAPITANO CORAGGIOSO - Ignazio Abate, ieri capitano, non sarà un campionissimo ma quando la squadra ha bisogno della sua esperienza e della sua versatilità lui c'è sempre. E' uno di quei giocatori che fa la felicità di ogni allenatore. E un generoso come Gattuso è il primo a tenerselo stretto.

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