Dal trionfo a Euro 2020 al doppio disastro mondiale: gli otto anni di Gravina in Figc
La parabola del presidente Figc: dalla prima elezione nel 2018 alle dimissioni
Dall’Europeo trionfale del 2020 alla doppia disfatta delle mancate qualificazioni mondiali, passando per tre ct cambiati in meno di otto anni - Roberto Mancini, Luciano Spalletti e ultimo Rino Gattuso - tra fratture, tensioni e addii improvvisi: la parabola di Gabriele Gravina si consuma tutta dentro l’azzurro, dall'eliminazione per mano della Svezia nei playoff per Russia 2018, la prima volta che la Nazionale mancava un Mondiale dal 1958, alla bufera del 2022 dopo la Macedonia del Nord, fino alle dimissioni dopo la finale playoff persa ai rigori contro la Bosnia e il terzo Mondiale consecutivo senza Italia. Il percorso di Gravina parte nel 2018, quando lascia la Lega Pro il 16 ottobre e sei giorni dopo viene eletto presidente della Figc con il 97,2% dei voti, ereditando una Federazione commissariata da Roberto Fabbricini dopo le dimissioni di Carlo Tavecchio seguite al flop del 2018.
Gravina promette una piattaforma programmatica che potrà completare solo con un rinnovo per un secondo quadriennio dopo aver guidato via Allegri per appena due anni. In vista delle elezioni del 22 febbraio 2021, si ricandida dunque alla presidenza della Figc, proprio contro il suo vice Cosimo Sibilia, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, con l'appoggio della maggior parte dei club professionistici, dell'Associazione Italiana Allenatori Calcio e dell'Associazione Italiana Calciatori. Gravina viene rieletto con il 73,45% dei voti e consolida il proprio potere, entrando il 20 aprile nel comitato esecutivo Uefa con 53 voti su 55 e diventando nel 2023 vicepresidente Uefa. Nel secondo mandato arriva il suo unico successo sul campo: l’Europeo 2020 vinto l’11 luglio 2021 con Mancini ct a Wembley contro l’Inghilterra. Ma meno di dodici mesi dopo arriva il crollo: il 24 marzo 2022 l’Italia fallisce per la seconda volta consecutiva la qualificazione al Mondiale, scossone che nel 2018 aveva provocato le dimissioni di Tavecchio ma che Gravina non prende nemmeno in considerazione. Mancini si dimette nell’estate 2023 per andare ad allenare l’Arabia Saudita, al suo posto arriva Spalletti, che porta l'Italia a un Europeo 2024 deludente, eliminata agli ottavi dalla Svizzera. Spalletti viene esonerato l'8 giugno 2025 dopo la disfatta contro la Norvegia a Oslo che ha compromesso le qualificazioni al Mondiale 2026. Il 15 giugno l'annuncio di Gattuso nuovo ct.
Il 3 febbraio 2025 intanto Gravina era stato rieletto con il 98,68% dei voti, unico candidato e sostenuto anche da una larga parte della Serie A. Tra le sue conquiste politiche rivendica la modifica dello Statuto federale, una programmazione pluriennale per Figc e sistema calcio, la riforma della governance con la Serie A che dal 2024 sale dal 12% al 18% dei voti e un consigliere in più, togliendo al contempo il 2% all’Aia. Il 2 aprile 2026, due giorni dopo un altro fallimento 'mondiale', arrivano le dimissioni che chiudono la sua storia alla guida della Figc.