Conte invocato dai tifosi juventini: l'ex sa prendere le squadre in corsa, ma c'è il problema modulo. E non solo...
La pazienza dei tifosi della Juventus è finita e i fischi dello Stadium di ieri ne sono la cartina al tornasole. Il popolo bianconero vuole Conte. I pro e contro di un ritorno dell'ex
"Ci sono molti club che hanno un po' perso di vista la propria storia. Mi piacerebbe andare in uno di questi club per spolverarla e farla risplendere ancora una volta". Si era discusso molto, durante la sosta, del linguaggio implicito insito in queste parole di Antonio Conte. Messaggio che fa scopa con la situazione attuale di due club a livello continentale: il Manchester United e la "sua" Juventus. Entrambe navigano in acque tempestose. Undici punti per la Signora, addirittura sette per la squadra di Carrick. Ma mettendole sulla bilancia, verosimilmente, il tecnico leccese risponderebbe con maggior entusiasmo alla chiamata di Giovanni Carnevali.
Accantonato il Milan, rientrato su binari migliori con Amorim, nessuno si sarebbe stupito nel vedere Conte sulle tribune dello Stadium ieri sera. Così non è stato, ma Antonio è la fastidiosissima scimmia sulla spalla di Luciano Spalletti. Il certaldese non è attualmente a rischio. Ma lui, come la sua squadra, sembra scarico di energie mentali e fisiche. E sappiamo quanto l'ex centrocampista bianconero sia specializzato nelle scariche d'adrenalina su squadre con il morale sotto i tacchi.
Il popolo bianconero lo invoca. Il recente sondaggio di Spormediaset, che attualmente si basa su quasi 14000 campioni, ha un responso inequivocabile. Due terzi dei votanti (66%) vorrebbe un ritorno di Antonio, dodici anni dopo.
Risaputa è la predilezione di Conte nell'assumere il controllo durante l'estate. Allenamenti al limite dello stremo fisico con temperature impraticabili, che lasciano ricordi indelebili nei calciatori. Alla lunga, però, gli effetti sono comprovati. E anche prendere il timone in corsa, come sarebbe nell'attuale fattispecie, non rappresenta una situazione totalmente ignota al cinque volte scudettato. Sono circa quattro le circostanze di una squadra presa da Conte durante una stagione.
Un "circa" riconducibile a venti anni fa. La prima panchina assoluta viene presa ad Arezzo dall'inizio. Conte inizia male e viene esonerato a fine ottobre per lasciare il testimone a Sarri. Anche l'attuale allenatore atalantino fece male, riportando il precedessore al suo posto. Da marzo in poi totalizza 24 punti nelle ultime 10 partite. Ma non basta per la salvezza, anche a causa della penalizzazione post Calciopoli.
Buon rendimento in corsa anche al Bari. Dal gennaio al giugno 2008, Conte viaggia al ritmo di 1.52 punti a partita, portando i galletti a una salvezza tranquilla. Risollevato anche il Tottenham, 14 anni dopo l'avventura pugliese. Subentrato a Espirito Santo nel novembre 2021, il condottiero porterà gli Spurs dalla nona alla quarta posizione, valevole per il posto Champions. Unico neo della carriera da "frazionista" riporta ai pochi mesi trascorsi all'Atalanta. A Bergamo 13 punti in altrettante partite valgono la risoluzione consensuale e ne sanciscono l'avventura più corta della sua carriera, che si conclude dopo appena tre mesi.
I precedenti raccontano quindi di un Conte capace di scuotere le squadre, anche quelle tramortite. E la standing ovation riservatagli dallo Stadium durante Juventus-Napoli del settembre 2024 ha suffragato il suo legame con la piazza. Una passerella in cui i progetti sposati con acerrime nemiche sportive come l'Inter e, appunto, il Napoli, sono stati dimenticati.
La volontà popolare esclama il suo nome per i motivi elencati. Ma c'è, anzi, ci sono anche i risvolti della medaglia. A partire dal materiale a disposizione e dal modulo. È vero, in tempi non sospetti l'allenatore vinse tricolori partendo a fari spenti, con gruppi che ai nastri di partenza non parevano strutturati per cavalcate del genere. E così sarebbe anche all'attuale Juventus. Più che altro, le incognite sarebbero il modulo e l'identikit di calciatori a lui non congeniali. Nell'ultimo biennio a Napoli si è visto un Conte trasformista schierarsi con moduli diversi.
Ma l'impostazione rimane sempre quella della difesa a tre, con due esterni a tutta fascia che sappiano fare la doppia fase sacrificandosi, una cabina di regia riempita da un playmaker di spessore e un attaccante strutturato in grado di giocare spalle alla porta. Requisiti, a partire da applicazione e abnegazione, che non sembrano essere intrinsechi all'organico odierno.
Per di più, salendo a piani più alti e concentrandosi sugli aspetti pecuniari, difficilmente il club potrebbe permettere di riservare a Conte un ingaggio monstre. Nell'ultima stagione alle pendici del Vesuvio, lo stipendio percepito era di otto milioni. Tre in meno di quanto stabilito dall'attuale contratto di Spalletti. I 66 milioni di rosso in bilancio raccontano di casse bianconere non proprio in salute. Resoconto che ha bisogno disperato di ricavi Champions. Qualcosa che Conte può garantire, ma fino a un certo punto. Il piazzamento tra le prime quattro è la normalità. Ma fare strada nella competizione, si sa, non è proprio il suo forte.
E gli ultimi mesi a Napoli hanno fatto emerge anche insofferenza di alcuni giocatori di fronte a sessioni di allenamento estenuanti. A detta di taluni, abitudini sorpassate rispetto a un calcio giocato ogni tre giorni.
Sono compromessi che i tifosi possono accettare, specialmente qualora si tornasse sul tetto d'Italia? Probabilmente si. La Signora ha la vittoria nel suo DNA. E così il suo "spasimante" nonché ex. Ma sappiamo quanto sia fondamentale coniugare competitività e sostenibilità al giorno d'oggi per le società. Per il momento il presente si chiama ancora Luciano Spalletti. Ma il vento soffia da molto vicino. D'altronde, Antonio vive proprio nel capoluogo piemontese. Alla Continassa dovranno sigillare le finestre.