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Solo due assist per l'MVP dell'ultima Serie A, Dimarco non incide più: cosa succede all'azzurro

Federico Dimarco sembra lontano parente di quello che divorava la Serie A l'anno scorso. Che soffra il boom di Carlos Augusto? Analizziamo il momento del 32 nerazzurro

24 Ott 2026 - 13:51
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Le gerarchie vanno capovolgendosi tra le mura di Appiano Gentile. Probabilmente, già a partire dal match dell'ora di pranzo contro la Fiorentina. Riavvolgendo il nastro a quanto accadeva nel maggio scorso, viene quasi da non crederci.

Passata la paura di un altro passo falso in Champions, l'Inter si presenterà a San Siro per affrontare la Viola di Vanoli. E il probabile undici, a circa 24 ore dal fischio d'inizio, vede Carlos Augusto in vantaggio su Federico Dimarco. 

Un distacco che è specchio del momento opposto vissuto dai due esterni. Eppure, c'era chi pensava che il brasiliano si fosse ormai omologato al ruolo di vice-Bastoni. E, solo all'occorrenza, preposto a calcare le zolle calpestate dal ragazzo cresciuto in Curva Nord. Tutto cambia, in pochi mesi. E lo sa lo stesso Dimarco. Dopo il triplice assist servito lo scorso 8 febbraio contro il Sassuolo, interpellato su un'ipotetica graduatoria dei migliori quinti, il mancino ci andò coi piedi di piombo: "Se tutto va bene sei un fenomeno, altrimenti sei scarso". 

Lungi da chiunque mettere in discussione il valore del classe 1997. Ma allo stato attuale il più incisivo tra i due è inconfutabilmente il brasiliano, che ha all'attivo quattro gol e due assist in 438 minuti disputati. Venti in meno del dirimpettaio, che non segna dall'ultima giornata dello scorso campionato e ha piazzato lo stesso numero di passaggi decisivi. 

Che fine ha fatto il calciatore più determinante della passata Serie A, conclusa con il record di inviti a rete (18) e otto marcature? Il presupposto è elementare. È proibitivo chiedere a Dimarco di ripetere la stagione della vita. Annata in cui, oltretutto, anche la condizione fisica gli ha strizzato l'occhio. Nessun particolare acciacco, nel 25/26. Viceversa, tra Real Madrid e Udinese, a settembre, Federico ha calpestato il terreno di gioco per soli venti giri di lancette a causa di una lieve distorsione al ginocchio.

Presumibilmente, la lucidità è venuta un pizzico meno anche per la necessità, al principio di una stagione lunga, di tirare i remi in barca. Magari, in modo da preservarsi per il rush finale. Il pedigree di Dimarco può essere un indizio. Tenendo conto della circostanza attuale, quindi con sette gare di Serie A e tre di Champions messe alle spalle, l'esterno raramente è partito schiacciando il piede sull'acceleratore dal suo ritorno all'Inter nel 2021. Il bottino più brillante è, tanto per cambiare, quello messo in cascina l'anno scorso (due reti e tre assist). Con l'oste di Porta Romana, i conti meglio farli alla fine.

Ad averne, per di più, di problemi del genere. Chivu si gode la sua fascia mancina. Se non c'è uno, c'è l'altro. E niente vieta di schierarli contestualmente. Per il brasiliano, sganciarsi non è un problema. Quanto si è visto appena tre giorni fa ne è la riprova. D'altronde, con Dimarco che talvolta tende ad accentrarsi per giocare da simil regista offensivo, Carlos può allargarsi e sfruttare lo spazio liberato dal collega. 

Il sogno sarebbe stato vederli entrambi con la casacca azzurra, portandoli a sprintare per accaparrarsi il posto anche a Coverciano. Mancini aveva messo l'ex Monza nei radar per un trasferimento alla Romano. Tentativo senza successo, in quanto il 30 nerazzurro detiene già quattro presenze con la Seleçao. Certo, il Mondiale da cui è stato escluso fatica a essere digerito. Proprio per riottenere la convocazione di Ancelotti, Carlos sfreccia e segna. Ma guai a dare per morto Dimarco, anch'egli bramoso di riscatto con l'Italia.