I BUONI E I CATTIVI: la giornata drammatica di Inter e Milan

Un weekend molto pericoloso a tinte rossonerazzurre in chiave Champions

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I BUONI E I CATTIVI: la giornata drammatica di Inter e Milan - foto 1

Mentre impazza la discussione se demolire o meno San Siro, le sconfitte di Milan e Inter fanno, se non sgretolare, almeno scricchiolare le certezze Champions rossonerazzurre. Erano più di 4 mesi e mezzo, dall'11 novembre, che Milan e Inter non perdevano in coppia. Quella domenica l'Inter era crollata a Bergamo (4-1 dall'Atalanta, con Icardi in campo) e il Milan aveva perso 0-2 in casa contro la Juve (nella serata dello psicodramma Higuain).

PREMIO RIECCOLO
- Milinkovic-Savic è tornato. Non tanto e non solo per il gol-vittoria, quanto per sostanza, personalità, leadership. Il serbo, una delle Grandi Delusioni del Mondiale russo, aveva visto precipitare le sue quotazioni mercatare dalla tripla cifra per grande scorno di Lotito, che confidava in un Mondiale alla grande per venderlo al meglio, magari a quei 120 milioni che corrispondevano alla valutazione del presidente biancoceleste. Per lui primo gol nel 2019, una rete che gli ha permesso di interrompere un lungo digiuno con le grandi: anzi, a dire il vero il centrocampista serbo non aveva mai segnato in campionato contro Juventus, Inter, Milan, Napoli e Roma. Oltre al gol doppiamente "pesante" (per il rivale e per la sostanza), Milinkovic-Savic si è messo in mostra anche per un bel siparietto serbo-croato con Perisic: dopo avergli rifilato involontariamente una scarpata sul volto, ha subito prestato soccorso all'interista, aiutandolo ad alzarsi e rinfrancandolo di continuo. Una scena da applausi, quasi quanto il gol.

PREMIO QUOTA 100
- Borja Valero all'anagrafe ha 34 anni, in campo ne dimostra 40. Lo scatto migliore lo ha fatto al momento della sostituzione. Per il resto la solita partita a ritmi cadenzati (eufemismo), mai una idea, mai uno spunto. E' giocatore di grande personalità, dalla cultura superiore rispetto alla media dei calciatori, simpatico e rispettato all'interno dello spogliatoio. Ma affidargli le chiavi di una squadra di vertice non pare esattamente un'ideona, soprattutto con tale carta d'identità.

PREMIO AFFIDABILITA' - Hanno entrambi il numero 1 sulle spalle, sono stati entrambi grandi protagonisti. Handanovic ha evitato che il passivo fosse più pesante, Strakosha ha dimostrato sempre grande sicurezza soprattutto nelle (tante) uscite alte.

PREMIO RIMPIANTO - Spalletti avrà avuto le sue buone ragioni per non convocare Icardi. Certo, senza neppure Lautaro Martinez, e dunque senza un centravanti di ruolo, forse il disegno tattico poteva un po' cambiare. Premesso che Keita è stato uno dei migliori tra i nerazzurri, stupiscono le decine e decine di palloni recapitati in area da fior di crossatori interisti: non c'era un centravanti "vero", "fisicato". E - salvo che in caso di corner - non c'erano neppure i difensori centrali e neppure i Gagliardini o i Ranocchia (forse utili per questione di centimetri nel rush finale). Ecco, magari l'idea di tenersi un Icardi in panchina pronto all'uso degli ultimi 10-15 minuti non sarebbe poi stata male...

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