Chivu si prende i tre punti ma l'Inter di Bologna non è sufficiente per rilanciarsi in Champions
Quasi un tempo concesso al Bologna, alcuni giocatori fuori condizione: i prossimi giorni devono far riflettere l'allenatore
di Enzo Palladini© Getty Images
L'ha raddrizzata anche questa volta, ma ormai sta diventando un vizio congenito, quello dell’Inter. Regalare un pezzo di partita alla squadra avversaria è un’abitudine che la squadra di Chivu ha assimilato dall’inizio della stagione. Solo un’illusione l’interpretazione positiva della partita con il Parma: sul campo del Bologna è andata ancora una volta così, con l’ennesima disattenzione che ha aperto il primo tempo, l’ennesimo pericolo non percepito che dopo il devastante errore in appoggio di Luis Henrique ha portato al gol di Pobega che ha aperto le marcature. È una sintesi dei difetti dell’Inter: leggerezza in un passaggio a metà campo, centrocampo posizionato male e totalmente incapace di rimediare all’errore, difesa abbastanza dormiente e infilata dall’iniziativa del centrocampista bolognese.
Proprio la prestazione di Pobega è il termometro delle attuali difficoltà da ascrivere all’Inter. L’ex milanista nel primo tempo sembrava il Matthaeus dei tempi d’oro: era dappertutto e andava via a chiunque, non si è accontentato del gol che ha sbloccato il risultato, ha colpito una traversa e si è esercitato a un tiro al bersaglio che i nerazzurri gli hanno consentito senza trovare le contromisure giuste. Proprio questo sembra l’aspetto più inquietante: guardando e riguardando i video appena registrati sul tablet, Chivu e Kolarov non sono riusciti a trovare un rimedio per quasi quaranta minuti. Ci ha dovuto pensare Thuram con un gesto tecnico e atletico da grande centravanti, per uscire dal campo all’intervallo sull’1-1.
Poi è cambiato molto, ma soprattutto è calato il Bologna. Ha dato via libera alle verticalizzazioni dei nerazzurri, ma soprattutto Chivu ha cambiato nel modo giusto. Si è sempre detto che la fortuna di chi sta su quella panchina è l'ampiezza della rosa e infatti anche questa volta la teoria è stata confermata, Bonny al posto di un Pio Esposito esausto e Carlos Augusto sulla fascia di un Dimarco positivo ma ancora non al cento per cento, hanno consentito all'Inter di prendersi i tre punti, che poi è l'aspetto migliore di questo sabato sofferto. Tutto il resto deve essere spunto di riflessione durante il breve tempo che separa questo impegno dalla prossima fondamentale gara di Champions.
L’Inter ha alcuni giocatori che non sono nemmeno vicini al top della condizione. Akanji trascina grosse difficoltà dall’inizio della stagione, Dimarco convive con qualche acciacco fisico (ma dà il suo contributo meglio di altri), Sucic va a corrente alternata così come Barella. Su Luis Henrique è meglio non infierire. Di sicuro sarà pesante l’assenza di Lautaro Martinez (come si è cominciato a vedere a Bologna), l’uomo che non crea mai problemi ma che spesso propone soluzioni. Carlos Augusto e Bonny forse meritano più minutaggio e un giorno ci verrò spiegato il mistero Stankovic, che l'anno scorso era titolare in Champions con il Bruges e quest'anno non si alza mai dalla panchina se non per blandi riscaldamenti.
Se la storia della passata stagione e di queste prime gare di campionato dice che l’Inter comunque in Italia riesce sempre a raddrizzare certe situazioni, in Europa non è esattamente la stessa cosa. In Champions gli errori non vengono perdonati, si pagano a caro prezzo. La bambola presa contro il Bruges doveva far riflettere e forse non si è riflettuto a sufficienza. La prossima avversaria a San Siro è lo Shakhtar, che in classifica ha 4 punti ed è tradizionalmente una squadra che gioca in una maniera sufficientemente spregiudicata grazie alla forte componente sudamericana, e non ha paura nell’affrontare chiunque a viso aperto. L’Inter della partita contro il Bruges e l’Inter di Bologna non sono sufficienti per uscire con qualcosa in mano dalla sfida contro gli ucraini e ritrovarsi a zero punti dopo tre partite vorrebbe dire vedere ridotte di molto le speranze di andare avanti.