Tavecchio si è dimesso

Le dichiarazioni di voto prima del Consiglio federale lampo che ha decretato il commiato di Tavecchio

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Dalle 10 alle 12,35, ecco come si è arrivati alle dimissioni del presidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio. La resa dei conti è arrivata fuori dalle stanze del Palazzo con le dichiarazioni di voto dei presidenti di settore che hanno imposto il passo indietro del presidente federale che pure, alla viglia, non aveva intenzione di lasciare. Una riunione lampo, sono bastate poche parole tra Tavecchio e i consiglieri federali per capire che non era il caso di resistere. Anche per quanto avevao detto, nelle ultime ore, il ministro dello sport Lotti e il capo del Coni Malagò. Vediamo, nel dettaglio, il tono e la sostanza delle parole: di Ulivieri, Abete, Gravina e di tutti gli altri protagonisti della vicenda.

"Ho parlato con tutti gli allenatori del Direttivo dove  c'è Allegri e c'è Milena Bertolini che allena la Nazionale Femminile e all'unanimità abbiamo deciso che siccome il Consiglio federale è monco perché non ci sono le Leghe, la posizione dell'associazione allenatori" è quella di aspettare l'arrivo della Lega di A e di B". Lo ha detto il presidente dell'associazione allenatori, Renzo Ulivieri, prima del Consiglio federale della Figc in programma oggi a Roma. "Questo - ha aggiunto - per un senso di rispetto e responsabilità. Tanto sono quindici giorni che non vuol dire nulla di fronte a scelte di questo genere. Tutti all'unanimità hanno convenuto di aspettare che arrivi la Lega di B e di A e poi, con un Consiglio federale al completo, fare le scelte che ognuna delle componenti proporrà. Il discorso Tavecchio non c'entra. Noi abbiamo appoggiato Tavecchio per le stesse ragioni per cui io mi ero incatenato qui davanti. Per l'obbligatorietà degli allenatori e nel programma di Tavecchio c'era questa esigenza. Io sono il solito Ulivieri. Quello che si era incatenato qui quando c'era un altro presidente federale perché avevano fatto la scelta di togliere l'obbligatorietà degli allenatori. E in quel momento lì siamo rimasti soli. Non avevamo nessuna altra componente a fianco. Sono gli altri che hanno cambiato idea, non noi".

"E' un giorno difficile, aspettiamo che il presidente federale prenda la decisione più saggia, decidendo cosa intende fare: o resta, sapendo che non si può governare con uno o due voti di maggioranza, oppure lascia, spianando un percorso che può portare a nuove elezioni". Lo ha detto Marcello Nicchi, presidente dell'Aia, al momento di entrare in Consiglio federale. "A quel punto avremmo il tempo - ha sottolineato - per individuare un nuovo presidente federale - che potrebbe essere ancora Tavecchio - un altro ct, spero solo che stamattina non vi sia alcun bisogno di votare. Gli arbitri stanno aspettando di capire cosa succede. Se un Tavecchio dimissionario mi sorprenderebbe? Non mi sorprende niente in questo Paese, ormai. A volte bisogna essere umili, a volte attenti o sereni, le cose fatte in fretta portano cattivi consigli". "C'è da rifondare tutto, tanto da fare e lo rifaremo. Questa rimane una grande federazione, a prescindere da quello che è accaduto, nessuno imputa nulla a Tavecchio".

"Chiederò le dimissioni di Tavecchio, la mia posizione è in linea con quella del presidente Gravina. Se tutti i consiglieri avranno la volontà di dimettersi, lo faremo, anche per favorire una riflessione strategica per il futuro del calcio. Ma, se questo non avvenisse, diremo al presidente Tavecchio che non è l'unico responsabile di questa situazione". Cosi' Giancarlo Abete, ex presidente della Figc e oggi consigliere federale in quota Lega Pro, al momento di entrare nella sede di via Allegri per il Consiglio federale. A Tavecchio, ha aggiunto Abete, la Lega Pro dirà anche "che uno dei problemi è che non ha mai deciso da solo, ha sempre avuto una pluralità di persone, a seconda dei periodi storici, che hanno indirizzato alcune scelte". "Chiederemo a Tavecchio di fare un passo indietro e di dare le dimissioni con un atto di responsabilità, anche se le responsabilità non sono solo sue - la conclusione dell'ex presidente federale - Quando lasciai la Figc avevamo avuto un secondo posto all'Europeo 2012 e un terzo nella Confederations 2013, ma anche un secondo nell'Europeo U21. Presi una decisione doverosa, dettata dal fattore emozionale legato al calcio".

Aspettare la nuova governance di Lega A e B prima di decidere le sorti della Federcalcio? "Sarebbe un prendere tempo, e invece bisogna decidere. Mi aspetto che si faccia una riflessione che tutti ci auguriamo". Così il ministro dello sport Luca Lotti parla del consiglio Figc odierno arrivando al Coni per gli Stati Generali dello sport. "Ho fatto un appello molto chiaro a tutti i consiglieri affinché si rendano conto del momento particolare che sta vivendo il nostro calcio. E' anche un'occasione per ripartire. Mi aspetto molto dal Consiglio federale di oggi", aggiunge. Infine una battuta sul Ct: "Non se ne deve occupare il ministro dello Sport - conclude - va trovato qualcuno che abbia la forza di ripartire con un progetto ampio e serio dalle nazionali giovanili alla maggiore".

"Non so se Tavecchio avrà i numeri, noi non lo abbiamo votato, siamo stati sempre molto critici ma abbiamo sempre rispettato il ruolo". Il presidente della Lega Pro, Gabriele Gravina, così si è espresso ai microfoni di '6 su Radio 1' parlando del Consiglio federale in programma oggi nella sede della Figc. "Sono sicuro di ciò che noi proporremo - ha proseguito Gravina - ossia un passo indietro, non solo di Tavecchio, ma anche di tutto il Consiglio Federale. Giancarlo Abete rappresenta gli interessi della Lega, vuole molto bene al calcio e non potrà che essere in linea con l'atteggiamento che la Lega Pro esporrà in Consiglio Federale".

"Faremo adesso una riflessione nel Consiglio direttivo della Lega e dopo prenderemo delle decisioni. Al momento è prematuro anticipare qualsiasi cosa visto che ancora non abbiamo parlato". Così il presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Cosimo Sibilia, all'ingresso della sede della Lnd per discutere della situazione in Figc, dove il presidente Carlo Tavecchio oggi chiederà la fiducia per restare al proprio posto in via Allegri. "Se la Lega Dilettanti si presenta compatta? Io non ho notizie di spaccature al nostro interno, vedremo al momento opportuno e decideremo, spero nella maniera più largamente condivisa". Sibilia infine non si è voluto pronunciare sulla scelta di Tavecchio di non presentarsi dimissionario al Consiglio federale programmato per mezzogiorno in Federcalcio: "Non posso dare un giudizio prima del consiglio direttivo della Lnd".

Questi, in origine, gli schieramenti pro e contro Tavecchio prima del vertice. Schieramenti saltati, è evidente, considerato l'epilogo.
10 i voti a favore di Tavecchio. Lo stesso Tavecchio (ovvio). Il presidente della Lega Dilettanti Sibilia. I 5 componenti della Lega Dilettanti: Bacchetta, Rungger, Caridi, Cosentino, Montemurro. Il presidente dell'Assoallenatori Ulivieri. Il componente dell'Assoallenatori Perdomi. Il presidente degli arbitri Nicchi.
7 i voti contro Tavecchio. Il presidente dell'Associazione calciatori Tommasi. I 3 componenti dell'Associazione calciatori: Calcagno, Perrotta, Gama. Il presidente della Lega Pro Gravina. I 2 componenti della Lega Pro: Abete, Rosso.
Non sono presenti delegati della Lega di Serie A e di Serie B: entrambe sono commissariate. (Commissario è Tavecchio).

Prima che cominciasse il Consiglio federale, tre erano gli scenari ipotizzabili. Tutti e tre sono formalmente saltati, visto che la sfiducia Tavecchio l'ha recepita senza il bisogno di andare al voto.
Primo scenario - Dal voto dei 17 componenti emerge la fiducia nei confronti di Tavecchio, e così si andrebbe avanti con il piano di lavoro che il presidente sta mettendo a punto.
Secondo scenario - L'urna decreta la sfiducia verso il presidente, che così sarebbe costretto alle dimissioni e si potrebbe andare al commissariamento della Figc.
Terzo scenario - Tavecchio chiede tempo, diciamo 15-20 giorni, in modo che la Lega di Serie A e quella di Serie B eleggano, rispettivamente, la governance (Serie A) e il presidente (Serie B). Per far sì che il Consiglio federale, oggi ridotto a 17 rispetto ai soliti 21 componenti, possa integrarsi coi 3 consiglieri di A e il consigliere di B per andare al voto a metà dicembre.

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