ALPINISMO E AVVENTURA

Della Bordella diretto al Cerro Torre nel ricordo di Pasquetto e Bernasconi: “Non ci penso ancora, ma là sarà tutto diverso”.  

Première milanese per il film sulla spedizione dell’ex presidente dei Ragni di Lecco sull’isola più vasta del pianeta, ma testa e cuore sono già in Sudamerica.

di
  • A
  • A
  • A

Spirito d’avventura ma anche di adattamento, stile e talento sulle pareti più verticali: sono solo alcune delle qualità che riconosciamo (molto volentieri, perché dovute) a Matteo Della Bordella, che abbiamo incontrato al Vibram Connection Lab di Milano a margine dell’anteprima del film documentario sulla sua spedizione in Groenlandia con l'esperto elvetico Silvan Schüpbach ed il giovane francese Symon Welfringer ed a pochi giorni dalla partenza per un progetto alpinistico (ma in un certo senso anche emozionale) nella “sua" Patagonia. La nostra conversazione con Matteo inizia proprio da qui.

MDB: Parto per la Patagonia domenica 9 gennaio ma - un po’ perché il periodo non offre tante garanzie e un po’ per scaramanzia - preferiremmo fino all’ultimo non dichiarare: andiamo, facciamo e così via, visto che la scorsa estate abbiamo rischiato di fare una figura… colossale e di non riuscire nemmeno a raggiungere la Groenlandia (Matteo, Silvan e Symon sono rimasti diversi giorni bloccati a Reykjavik da un intoppo relativo alla documentazione legata all'emergenza sanitaria, ndr). Comunque sì, il piano è di andare in Patagonia e di stare lì due mesi, con l’idea di scalare il Cerro Torre per una nuova via lungo il Diedro degli Inglesi (sulla parete est, ndr), che era un progetto nato insieme a Matteo Bernasconi e a Matteo Pasquetto, i miei due amici scomparsi nel 2020. Con me stavolta ci saranno David Bacci e Matteo De Zaiacomo, anche loro Ragni di Lecco, e vorremmo riprovare questa via. Vediamo se sarà l’anno buono, in teoria l’Argentina è aperta al turismo. Si dovrebbe poter partire.

"Cerro Torre a Matteo... Torre a Matteo..."

Quasi una chiamata, patagonica, ricorrente e... decennale per Matteo Della Bordella. Anzi un irresistibile canto della sirena! Tale da stabilire - come vedremo tra poco - una connessione sottile tra la più recente avventura del 38enne alpinista-esploratore varesino e la prossima, che avrà appunto per teatro il suo terreno d'espressione preferito.

Quello che inizia appena dopo la fine delle ormai imminenti festività è infatti il decimo viaggio-avventura di Matteo in Patagonia nello spazio di... undici anni. Sì, perché solo nel 2020 "pandemico" l'ex presidente dei "Ragni della Grignetta" ha dovuto rinunciare a trascorrere l'estate (australe) tra le montagne sulle quali gli esponenti dello storico sodalizio lecchese hanno disegnato linee di scalata estreme, mettendo a segno imprese che fanno parte della storia dell'alpinismo.

Meta di Della Bordella è lo spettacolare Diedro degli Inglesi sulla parete est del Cerro Torre, così chiamato per i primi tentativi di Phiip Burke e Tom Proctor ormai quarantadue anni fa. Si tratta di un prova di massimo impegno, resa ancora più "intensa" dal ricordo appunto di Bernasconi e Pasquetto (loro stessi "Ragni"), scomparsi nel giro di pochi mesi a maggio ed agosto del 2020: sotto una slavina durante un'uscita scialpinistica in solitaria nelle Orobie Valtellinesi Bernasconi, precipitato invece Pasquetto nel rientro da una difficile via proprio con Della Bordella sulle Grandes Jorasses (Monte Bianco).

MDB: Nel 2019 “Berna” si era fatto male al ginocchio ed aveva dovuto dare forfait. Eravamo andati solo io e Pasquetto ed eravamo arrivati a due terzi della salita: ottocento metri due milleduecento. L'anno scorso invece non avevamo provato perché - nonostante il meteo non fosse male, la parete non era in condizioni: troppo carica di ghiaccio e neve, faceva troppo caldo. Quindi era pericolosa per possibili crolli e cose di questo tipo ed allora non l’avevamo provata ed avevamo fatto invece delle altre salite (i "tres Mateos" avevano aperto una nuova via chiamata "Il dado è tratto" sulla parete nord dell'Aguja Stanhardt, ndr). Sicuramente quando sarò là i ricordi si faranno sentire. Direi inevitabilmente perché, avendola già provato il Diedro con Pasquetto, essendo già stati lì per quella via… mi aspetto che sarà così. Per adesso non la vivo tanto in questo modo perché non sono ancora "nel momento", la stiamo preparando. Però sono sicuro che quando mi troverò al cospetto del Torre ed inizierò a fare i tiri la vivrò comunque in maniera diversa da altre salite. Però penso che loro avrebbero fatto… avrebbero voluto fare altrettanto perché questo era un sogno di tutti e tre e mi piacerebbe realizzarlo, portando a termine la via anche per loro.

Come detto all'inizio, la nostra chiacchierata con Matteo Della Bordella ha avuto luogo nel contesto di una piacevole serata negli spazi del Vibram Connection Lab di via Voghera a Milano, spin-off della storica azienda di Albizzate (Varese) dedicato allo sviluppo di progetti innovativi, interdisciplinari e di comunicazione. Introdotto da Jerome Bernard  (Sport Innovation Marketing Global Director Vibram), MDB ha presentato in anteprima il docufilm dal titolo “Greenland - An adventure by Matteo Della Bordella, Silvan Schüpbach and Symon Welfringer”, dedicato alla spedizione di Matteo e compagni della scorsa estate, il cui trailer è già cliccabile su You Tube e la cui versione integrale sarà disponibile la prossima primavera. Si tratta della documentazione - rigorosa ed al tempo stesso a tratti... scanzonata ("easy" insomma, come i suoi protagonisti), di un'avventura multitasking: avvicinamento in kayak e poi scalata in stile essenziale e leggero (la seconda asoluta) sulla remota "big wall" della Siren Tower (per tornare come... promesso all'irrestistibile richiamo... patagonico iniziale) che aveva aveva preso il posto dell'obiettivo iniziale: l'ancora più distante Shark's Tooth, il Dente dello Squalo. Completando poi in bellezza la campagna alpinistico-esplorativa groenlandese con la salita di una via di 440 metri sulla Paddle Wall.

Lasciamo però che sia Matteo a... raccontarci il film: dall'idea iniziale alla sua lavorazione, fino al risultato finale. Making of, dietro le quinte o backstage che dir si voglia: tutto compreso!

MDB: All’inizio abbiamo rischiato che naufragasse tutto: abbiamo perso nove giorni - e non sono pochi - senza neanche la garanzia di riuscire a raggiungere la Groenlandia. Però abbiamo tenuto duro… e poi quando arrivi in posti come quelli e vedi certi panorami e puoi finalmente partire per il tuo obiettivo… beh, ti dimentichi tutto quello che è successo prima. Certo, abbiamo dovuto parzialmente modificare il piano iniziale. Dovevamo fare 380 chilometri in kayak ma abbiamo cambiato idea e destinazione (quella originale era appunto lo Shark's Tooth, ndr) facendone circa 170 all’andata ed altrettanti al ritorno. Con il senno di poi è andata bene così perché 380 sarebbero stati veramente tantissimi e non so se ce l’avremmo fatta. Ma è stato figo lo stesso perché insomma, 350 chilometri con il kayak sono stati comunque impegnativi e sono tornato… demolito! In più la parete era veramente superlativa. In una situazione così sei portato a dire: ok, il viaggio complicato… poi l’avvicinamento in kayak… se anche la parete non è il top chissenefrega. Invece no, la nostra parete - anche solo per la scalata - era veramente una delle più belle che abbia mai salito.

Tutto ha funzionato a dovere. Con il viaggio via mare all’andata abbiamo trovato condizioni perfette. In parete è stato impegnativo perché Silvan aveva un braccio infiammato dal kayak ed è stato un paio di volte lì lì per rinunciare. Poi ci sono sono bucate due portaledge (le amache che si usano per dormire in parete, ndr) e comunque la scalata non era evidente. Non è che subito da sotto capisci dove andare ed allora prendi e vai.

Ogni metro di roccia era da decifrare e alla lunga è stato veramente faticoso. Riuscivamo a fare al massimo due o tre tiri al giorno, sui cento metri al giorno. Era da studiare… in diretta e poi è capitato di cadere diverse volte. Insomma, al quarto giorno eravamo piuttosto indecisi sul da farsi, se rinunciare o andare avanti ma abbiamo tenuto duro e per fortuna la sera del quarto giorno abbiamo raggiunto la zona dove le difficoltà si attenuavano. Siamo riusciti a raggiungere la vetta e poi abbiamo completato la nostra avventura in parete con la discesa al sesto giorno. Alla fine è andata bene però… non è stata scontata, proprio per niente!

SPORTMEDIASET: I vostri programmi sono stati in qualche modo influenzati dalle condizioni meteo?

MDB: In realtà in estate in Groenlandia non fa così freddo come si sarebbe portati a pensare. Con il sole ed in  assenza di vento si superano i venti gradi ed in parete ce ne saranno stati cinque perché eravamo all’ombra. Però no, in questa spedizione il meteo non ci ha condizionato. Se pensi alla Patagonia o ad altri posti, veramente la Groenlandia è stata perfetta!

SPORTMEDIASET: Ti viene in mente una neddoto particolare e magari curioso - relativo alla spedizione - che ci puoi raccontare?

MDB: Beh, sicuramente quando abbiamo trovato i nostri amici belgi (Nico Favresse e Sean Villanueva inseme a Jean-Louis Wertz ed allo svedese Aleksej Jaruta, ndr). Noi avevamo dovuto cambiare programma, loro… anche e praticamente la sera prima di incontrarli io accendo per caso e per la prima volta il satellitare e mi arriva il loro messaggio: ah, ragazzi, noi siamo qua al Mythics Circque (una delle aree più remote della Groenlandia, ndr) , voi dove siete? Eh, arriviamo anche noi… E quando li abbiamo raggiunti con il kayak - era una bella giornata soleggiata, di mare calmo - loro ci hanno aspettati… distesi sulla spiaggia con un ombrellone aperto, il fucile e… niente addosso! Sembrava di essere ai Caraibi! Dico sempre che era meglio tre sirenette (rieccoci!) invece che tre omaccioni nudi ma insomma, sono amici, è stato divertente!

SPORTMEDIASET: Parlaci del film, dall'idea iniziale alla sua realizzazione.

MDB: Il film lo ha realizzato il mio amico Fulvio Mariani, un regista svizzero con il quale collaboro già da diversi anni e le riprese le abbiamo fatte tutte noi tre. A detta di Fulvio ci siamo impegnati, nel senso che - per averle fatte tutte noi - abbiamo portato a casa del buon materiale. Infatti il film è realizzato interamente con le immagini girate in Groenlandia. Non ci sono interviste ed è tutto in presa diretta, niente voiceover. Va anche detto che avevamo le idee chiare in proposito fin dall’inizio, non è che abbiamo lasciato le cose al caso. Poi con uno come Fulvio che ha uno studio di produzione e diversi collaboratori, vengono subito delle belle idee e delle belle soluzioni, anche a livello di colonna sonora. Lo abbiamo realizzato anche in tempi piuttosto brevi, anzi anche un po’ di corsa per la première di questa sera!

Nel fare il nostro "in bocca al lupo" a Matteo, a David Bacci ed a Matteo De Zaiacomo. non ci resta che augurarci che anche dalla Patagonia i tre tornino con il materiale video necessario per un nuovo docufilm, questa volta ambientato sugli strapiombi della parete est dello spettacolare "Torre!"

 

 

Commenta Disclaimer

I vostri messaggi 0 commenti