ALPINISMO

Della Bordella: "Rischi eccessivi per la traversata integrale ma è alla nostra portata, potremmo riprovarci"

I due alpinisti italiani collezionano una nuova performance di valore assoluto sulle difficile vie d'arrampicata del Sudamerica

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© Archivio Matteo Della Bordella

Secondo centro patagonico della stagione per Matteo Della Bordella e Leonardo Gheza nel gruppo del Fitz Roy. A una decina di giorni dall’apertura della via "¿Qué mirás, bobo?" sulla parete est dell'Aguja Mermoz insieme al collega belga Sean Villanueva O'Driscoll, i due alpinisti italiani hanno completato la ripetizione del "Care Bear Traverse" lungo le creste del massiccio, rinunciando a completare la traversata integrale ("Fitz Roy Traverse") che però - esaurito il maltempo che ha costretto Matteo e Leonardo a tornare alla base di El Chaltén, potrebbe essere oggetto di un nuovo tentativo a febbraio.

© Archivio Matteo Della Bordella

Aguja Guillaumet... Aguja Mermoz... Pilastro Goretta... Cerro Fitz Roy. È questo il quartetto di vette patagoniche disposte lungo l’itinerario del Care Bear Traverse, la traversata in cresta nel massiccio del Fitz Roy ripetuta da Matteo Della Bordella e Leonardo Gheza in due giorni tra martedì 17 e giovedì 19 gennaio. L’obiettivo originale dei due alpinisti era la prima ripetizione del Fitz Roy Traverse, l’ambiziosa traversata della cresta del Fitz Roy compiuta da Tommy Caldwell e Alex Honnold dal 12 al 16 febbraio 2014.

© Archivio Matteo Della Bordella

Un lungo viaggio in cresta di oltre cinque chilometri di sviluppo ”lineare” con quasi 4000 metri di dislivello e difficoltà fino al 7a (5.11d) C1 65, unendo in sequenza: Aguja Guillaumet, Aguja Mermoz (teatro pochi giorni fa della prima performance 2023 di MDB e Gheza con Sean Villanueva O’Driscoll), Cerro Fitz Roy, Aguja Poincenot, Aguja Rafael Juárez, Aguja Saint-Exúpery ed infine Aguja de l'S.

© Archivio Matteo Della Bordella

Partiti appunto con l’ambizione di effettuare la prima ripetizione di questo ambizioso progetto risalente ad otto anni fa, Matteo e Leonardo hanno salito con successo Aguja Guillaumet,Aguja Mermoz, pilastro Goretta e Fitz Roy per poi rinunciare a causa del maltempo in arrivo e fare rientro a valle ed alla base di El Chaltén seguendo la via franco-argentina, lasciando però la porta aperta ad un nuovo tentativo di traversata nel mese di febbraio.

© Archivio Matteo Della Bordella

 La traversata compiuta invece da Matteo e Leonardo prende il nome di Care Bear Traverse, ed è stata realizzata per la prima volta nel 2008 dagli americani Dana Drummond e Freddie Wilkinson che in quella occasione avevano completato la salita in tre giorni con un bivacco in cima all’Aguja Mermoz e un secondo bivacco sulla cresta sud dell’Aguja Val Biois. Il nome nasce dalle condizioni incontrate durante la traversata, con meteo sfavorevole. Quando si erano ritrovati in mezzo alle nuvole, i due si erano lasciati ispirare da un celebre cartone animato americano (“Care Bears” appunto) che andava in onda negli anni Ottanta, i cui protagonisti… vivevano tra le nuvole, come Drummond e Wilkinson sul “Fitz”. Nel corso degli anni questa traversata ha visto molte ripetizioni. 

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Nessuno invece fino ad oggi è riuscito a seguire le tracce di Caldwell e Honnold nella lunga traversata da nord a sud sul filo di cresta del Fitz Roy. A parte il già citato Sean Villanueva O'Driscoll, che nel febbraio 2021 ha completato quello che ha poi battezzato come Moonwalk Traverse, si è mosso lungo l’intero filo di cresta del massiccio. A differenza dei due americani però il belga lungo le guglie del “Fitz” si è mosso nel senso opposto (da sud verso nord), aprendo la serie con l'Aguja de l'S e procedendo in direzione dell'Aguja Guillaumet. Un progetto completamente diverso rispetto a quello portato a compimento da Caldwell e Honnold

© Archivio Matteo Della Bordella

Tornando al presente, lasciata El Chaltén lo scorso 16 gennaio, Della Bordella e Gheza hanno attaccato a salire verso la cima dell'Aguja Guillaumet martedì 17 gennaio, come ci racconta Matteo:

“Il nostro obiettivo iniziale era il Fitz Traverse, sulle orme di Caldwell e Honnold. L’idea è di Leo (Leonardo Gheza, ndr). Quando me ne ha parlato qualche mese fa mi sono subito chiesto se fossi pronto per una sfida così grande. Questa non era la finestra perfetta in cui fare il tentativo, ma dopo la nuova via sull’Aguja Mermoz (con Villanueva O’Driscoll) eravamo motivati, così abbiamo deciso di andare. Siamo partiti bene, a un buon ritmo. Alle diciassette eravamo già oltre l’Aguja Mermoz”.

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Con l’arrivo della sera i due si sono preparati a un primo bivacco nella tenda leggera che avevano portato in parete per potersi riparare durante le ore di riposo.

“Il secondo giorno, il 18 gennaio, abbiamo scalato il Pilastro Goretta per la via Casarotto. Un percorso incredibile, ci tenevo a ripeterlo. Non posso dire che sia stato facile, ma entusiasmante. In alto siamo stati rallentati dalle difficoltà ma abbiamo raggiunto la vetta alle cinque del pomeriggio. Qui ci siamo trovati di fronte al primo vero ostacolo: dal Pilastro è necessario affrontare ancora circa trecento metri per raggiungere la vetta del Cerro Fitz Roy. Avremmo potuto provarci subito, ma lungo la parete scorreva una cascata d’acqua e tirava un vento molto forte”.

© Archivio Matteo Della Bordella

Così i due hanno scelto di bivaccare in cima al Pilastro. Durante la notte la cascata si è fermata e al mattino Matteo e Leo hanno potuto affrontare le ultime centinaia di metri di roccia che li separavano dai 3359 metri della vetta del Fitz Roy. Raggiunta la quale (e completata la Care Bear Traverse) Della Bordella e Gheza hanno preso la decisione di abbandonare la traversata.

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“Stavamo bene, i materiali erano a posto, avevamo ancora viveri e tante energie da spendere. Però si stava avvicinando il maltempo, così abbiamo preferito non prendere rischi eccessivi e rientrare. Siamo molto contenti della scalata, di com’è andato questo primo tratto di traversata. Ora sappiamo è alla nostra portata.

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La cordata con Leo ha funzionato alla grande. Siamo andati veloci, nonostante gli zaini pesanti. Abbiamo scalato spesso in conserva, con fiducia totale l'uno nell'altro. Tutte cose per nulla scontate. Ora è tempo per un po’ di riposo. Anche se non abbiamo spinto al massimo mentalmente, a livello fisico è stata una traversata impegnativa. Abbiamo ancora tempo a disposizione, magari si potrebbe valutare un secondo tentativo. Vedremo nel mese di febbraio”.

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