21 Marzo: Senna e Mennea corrono ancora

Il 21 marzo 1960 nasceva il brasiliano e, 5 anni fa, ci lasciava il più grande atleta italiano di sempre

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Quando Ayrton Senna da Silva è venuto al mondo, il 21 marzo del 1960 (oggi Magic compirebbe cinquantotto anni), Pietro Paolo Mennea viaggiava verso il suo ottavo compleanno. Quando Mennea ha chiuso gli occhi per sempre, il 21 marzo del 2013 (cinque anni fa) Senna era già da quasi due decenni leggenda, mito, più semplicemente memoria.

Dalla partenza al traguardo, tutta l'esistenza del brasiliano “sta” dentro quella del barlettano. Calzante come l'abitacolo della McLaren, fasciante come un paio di scarpette da velocista. Trentaquattro anni per tre titoli iridati in Formula Uno da una parte e, dall'altra, sessantuno anni per l'oro olimpico nei 200 alle Olimpiadi di Mosca 1980 (citando solo l'apice della carriera) ed un record mondiale sulla stessa distanza che ha resistito dal 1979 al 1996.

Certo, l'accostamento è azzardato. Non ci sono apparenti punti di contatto. Ma se ci si ferma a pensare … forse sì. E non solo per quella strana coincidenza temporale del 21 marzo: il primo start per Ayrton, l'ultima volata per Pietro. Non si può fare a meno di soffermarsi sulla spinta “comune” per la velocità pura, anche se inseguita con mezzi così dissimili, su piste così diverse. E come non riflettere sul rigore, sull'etica, sulla determinazione assoluta che ha definito in modo così netto la personalità di entrambi. Rendendoli più complicati da comprendere e quindi così affascinanti, ancora oggi ed ancora a lungo.

Nel primo giorno di primavera, quello del primo “semaforo” di Senna e dell'ultimo filo di lana di Mennea, vale la pena fermarsi a pensarli e lasciare che siano loro a correre ancora.

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