A BORDO DI UN ALIANTE

Acrobazie in volo con Luca Bertossio: siamo saliti sul suo aliante

Esperienza da perdere il fiato: adrenalina e... paura

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Ho volato! Non ho fatto il check in online e come bagaglio a mano avevo un paracadute. Questa, in estrema sintesi, l'incredibile esperienza vissuta a bordo dell'aliante acrobatico di Luca Bertossio, il migliore al mondo della specialità e atleta Red Bull.

L'appuntamento è all'aeroporto di Calcinate del Pesce per volare sopra il Lago di Varese e la paura è tanta: "Sono davvero sicuro di farlo?", la domanda che mi gira in testa da qualche giorno dopo aver visto l'evoluzioni con cui il 29enne italiano ha costruito il suo ricco e unico palmares. Cerco di non pensarci anche quando evito di fare colazione, una scelta che si rivelerà saggia. L'indecisione era tra 10 gocce di Xanax e una Red Bull. Sono teso come un violino, ma Luca arriva tutto sorridente e cerca di mettermi a mio agio. Le battutine sono le solite e fanno parte del gioco anche durante il briefing. "Faremo il giro della morte, il volo a testa in giù e proveremo lo stallo: sarà divertente", insomma una cosa tranquilla per una mattina di una settimana qualunque.

Siamo pronti (mica tanto) per volare a 280 km/h, questa la velocità di punta del suo aliante, a 1500 metri di altezza senza motore. Ci spostiamo in pista e iniziano i veri preparativi. L'ultraleggero che ci trainerà in quota si posiziona e noi prendiamo contatto con il mezzo. L'abitacolo è stretto e ha i doppi comandi: "Proverai a pilotare da solo". Anche no, grazie. Il cielo si apre, bisogna andare. Due ultime indicazioni sulla sicurezza e le manovre di evacuazione in caso di necessità e via. Siamo io e Luca e mi convinco: "Sono in buone mani". Devo indossare il paracadute e questo non lo avevo immaginato: un altro brivido lungo la schiena. In fin dei conti come zainetto non è male.

Entro nell'abitacolo e mi sento anche a mio agio. Mi allaccia le cinture, non posso più scappare! Poi tocca a lui e chiudiamo il vetro: si decolla. La sensazione inizia a essere piacevole, c'è il sole, il lago sotto di me e il Monte Sacro alla mia destra. Vediamo Varese e iniziamo a chiacchierare come fossimo in macchina. Improvvisiamo anche un'intervista: "La passione per il volo nasce a 11 anni perché papà volava spesso per lavoro. A 18 anni ho iniziato a pilotare anche io e mi sono innamorato di questo mezzo". Poi un'occhiata all'altimetro e siamo sopra i 1000 metri, capisco che da lì a poco dovrà tirare la leva gialla, ci sganceremo e inizieremo a fare sul serio. So che passeremo da -1 G a 4/5 G: in fisica ero bravino e quindi capisco che non sarà una passeggiata. "Toc", ha tirato la leva, l'ultraleggero si allontana e colpisce subito l'assenza di rumore. Una sensazione davvero intensa: un silenzio quasi assordante. Mi aveva avvisato, ma non credevo così. Giusto il tempo di realizzare e siamo già perpendicolari al terreno con le ali, una rotazione di 90°. Guardo alla mia sinistra e vedo il lago davanti a me, dritto in faccia. Una manovra giusto per andare per gradi. È il momento del giro della morte. "Wow". La paura si trasforma in adrenalina. Ho il cuore in gola, lo stomaco non so neanche dove. Perdo le parole, per lo più la cosa peggiore per un giornalista. Per fortuna c'è la mia faccia che rende bene l'idea come potete vedere nel video. Riprendiamo la rotta normale e sono vivo. Sono vivo e mi sto divertendo. Un attimo e la cloche davanti a me si muove, mi irrigidisco il minimo e siamo a testa in giù. "Guardati intorno", lo faccio e vedo il mondo da una prospettiva tutta nuova. Secondi interminabili, ma piacevoli. Poi lo stallo e il volo in picchiata: da restare senza fiato. "La mia evoluzione preferita è l'elicottero: l'ho ideata io ed è il mio marchio di fabbrica. Se qualche avversario la imita mi rende onore", mi dice mentre stiamo atterrando. Me l'ha risparmiata, ma resta la curiosità di provarla un giorno.

Tocco terra e mi sento salvo, ma con un'eccitazione pazzesca. "Red Bull ti mette le ali", è tutto vero.

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