Indianapolis 500 da record: Rosenqvist la spunta al fotofinish su Malukas
Finale da cuore in gola per la centodecima edizione della corsa del Memorial Day
di Stefano Gatti© Getty Images
Felix Rosenqvist ha coronato il sogno di una carriera precedendo al fotofinish David Malukas sulla linea del traguardo della centodecima edizione della 500 Miglia di Indianapolis. Alla ripartenza dall'ultima bandiera gialla - nel corso del duecentesimo ed ultimo giro - il trentaquattrenne pilota svedese al volante della Dallara-Honda numero 60 del Meyer Shank Racing/Curb Agajanian ha superato il compagno di squadra australiano Marcus Armstrong alla curva quattro (l'ultima), per poi sfruttare il traino aerodinamico e bruciare sul rettilineo finale per soli 23 millesimi la Dallara-Chevrolet numero 12 del Team Penske guidata dal ventiquattrenne lituano Malukas. Si tratta del minor scarto di sempre tra vincitore e secondo classificato nella storia della corsa del Memorial Day, migliorando quello da 43 millesimi di secondo che trentaquattro anni fa (nel 1992) aveva separato sulla linea Al Unser Jr. e Scott Goodyear. Rosenqvist ha vinto a 260,691 chilometri di media oraria (162,021 miglia orarie): si tratta della media meno... veloce degli ultimi cinque anni, anche a causa dei sette periodi di bandiere gialle, per un totale di cinquantuno giri, poco più di un quarto del totale. La vittoria nella Indy 500 incornicia un mese straordinario per Felix, diventato papà di Stella lunedì 4 maggio. Alla sua felicità, a quella della moglie Emille e a quella del suo team ha fatto da stridente contrasto la cocente delusione di Malukas e dei suoi.
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Sempre a proposito di record, la gara ha visto ben settanta cambi di guardia al vertice della corsa, superando il precedente record di sessantotto risalente a tredici anni fa. Con la sua seconda vittoria in carriera nella Indycar Series, Rosenqvist diventa il terzo pilota svedese capace di vincere la 500 Miglia dopo Kenny Brack (1999) e - più recentemente - Marcus Ericsson (2022). Per il Meyer Shank Racing si tratta ugualmente del secondo successo nella serie. Anche il primo era arrivato nella Indy 500: quella del 2021con il brasiliano Helio Castroneves.
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Alle spalle di Rosenqvist e Malukas, Scott McLaughlin regala il terzo gradino del podio (in realtà inesistente a Indianapolis) al Team Penske che piazza quindi due dei suoi piloti immediatamente alle spalle del vincitore ma deve rimandare al prossimo anno il tentativo di aggiungere un'altra vittoria alle venti già messe a segno nella Indy 500. Pato O'Ward chiud quarto con la Dallara-Chevrolet Arrow McLaren, quinto piazzamento personale del messicano nella top four in sette partenze nella 500 Miglia, purtroppo per lui ancora senza una vittoria. Compagno di squadra del vincitore, l'australiano Armstrong (ex pilota Ferrari Driver Academy) ha completato la top five. Da sottolineare come le prime cinque macchine al traguardo abbiano attraversato la storica linea di mattoni nello spazio di meno di mezzo secondo. Solo settimo al traguardo lo spagnolo Alex Palou, che era scattato dalla pole position (373,687 kmh/232,248 mph) messa a segno il weekend precedente la gara con la Dallara-Honda del Chip Ganassi Racing.
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Non va oltre la diciottesima casella dell'ordine d'arrivo (su trentatré monoposto al via) il rookie Mick Schumacher, quest'anno impegnato nella Indycar Series con la Dallara-Honda del Rahal Letterman Lanigan Racing. Fuori gara dopo soli cinque giri per incidente la britannica Katherine Legge (Dallara-Chevrolet HMD Motorsports with AJ Foyt Racing). Come previsto, Katherine è immediatamente volata a Charlotte per prendere parte alla 600 Miglia NASCAR (accorciata causa pioggia) con la Chevrolet Live Fast Motorsports, portandola a termine in trentunesima posizione. Il cosiddetto "The Double" è però riuscito solo a metà,, essendo Legge uscita quasi subito di scena a Indianapolis.