Wimbledon: ecco perché non si gioca la domenica

La tradizione vuole che nella "middle Sunday" i giocatori non scendano in campo, meteo permettendo

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"Chiuso per riposo bisettimanale". A Wimbledon la domenica non si gioca, o meglio, la tradizione vuole che i giocatori non scendono in campo nella "middle Sunday", la domenica di mezzo. Una tradizione sacra sconfitta solo quattro volte in 132 edizioni dal meteo birichino. Il rispetto di questa scelta va controcorrente in un mondo come quello della racchetta che spinge da anni per avere i cancelli aperti anche la domenica, giorno libero di milioni di potenziali spettatori dal vivo o davanti alla tv. Niente da fare: le porte dell'All England Lawn Tennis and Croquet Club restano chiuse.

Nei 140 anni di storia dei Championships solo per quattro volte il giorno di riposo domenicale è saltato e sempre a causa delle lunghe giornate piovose londinesi. Così poco perché per molti anni la lunghezza del torneo era variabile e spesso si preferiva allungarne i tempi piuttosto che rompere il rito sacro della Middle Sunday. La prima volta che gli organizzatori dovettero cedere al volere del meteo fu il 1991 quando la prima settimana disastrosa costrinse la riscrizione del programma del tabellone e l'utilizzo della domenica, con un primo grande intoppo: l'invasione di un pubblico ben meno compassato di quello abituale (circa 25mila biglietti stampati per l'occasione).

Per il resto c'è la finalissima, ma non da sempre. Quella si giocherà di domenica, praticamente in contemporanea con la finale del Mondiale di calcio a cui l'Inghilterra può ancora ambire. Qui però la scelta di aprire le porte del circolo tennistico al giorno festivo è arrivato molto prima del previsto: è dal 1981 che la finale maschile è stata spostata in calendario rispetto al sabato per volontà decisiva delle televisioni. 

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