Roland Garros, l'ultimo Slam con i giudici di linea: Parigi difende la tradizione
Lo Slam francese è l'unico torneo a non essere passato all'Electronic Line Calling, sistema introdotto nel 2025 in tutto il circuito
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In un tennis sempre più tecnologico, il Roland Garros continua a rappresentare un'eccezione. Mentre Australian Open, Wimbledon e US Open hanno completato il passaggio all'Electronic Line Calling (ELC), lo Slam parigino resta l'unico Major a mantenere i giudici di linea in campo anche nell'edizione 2026. Una scelta legata alla tradizione, ma soprattutto alla specificità della superficie: la terra rossa. A Parigi, infatti, il segno lasciato dalla pallina sul campo resta un elemento centrale nella gestione delle chiamate dubbie. Quando un giocatore contesta una decisione, il giudice di sedia può scendere, verificare l'impronta e confermare o correggere la chiamata. È un rito antico, spesso discusso, ma profondamente legato all'identità del torneo.
La Federazione francese ha rivendicato anche il valore dell'arbitraggio umano e l'eccellenza della scuola francese. Non si tratta quindi solo di una questione tecnica, ma anche culturale: il Roland Garros vuole preservare una componente del gioco che altrove è stata sacrificata in nome dell'automazione.
Il dibattito, però, resta aperto. I sostenitori della tecnologia sottolineano come il sistema elettronico riduca margini di errore, proteste e interruzioni. I difensori del modello parigino ricordano invece che sulla terra rossa la traccia della pallina offre un riferimento concreto, pur non essendo sempre infallibile. Per ora, Parigi sceglie di non uniformarsi. In un circuito che corre verso l'automazione, il Roland Garros conserva una particolarità che lo rende ancora più riconoscibile: il giudice che scende dalla sedia, il giocatore che indica il segno, il pubblico che attende la decisione. Una scena d'altri tempi, ma ancora parte viva del fascino della terra rossa.