La Bosnia vola con il vecchio e il bambino: Dzeko e Alajbegovic prenotano un posto ai sedicesimi
L'ex bomber di Roma e Inter esce dal campo furioso per la sostituzione, Kolasinac si rende utile in difesa ma soprattutto in attacco
di Enzo PalladiniAdesso alla Bosnia non resta che aspettare. Terza nel girone, con i suoi 4 punti ha moltissime possibilità di entrare nel gruppo delle migliori otto terze classificate. Bosniaci dunque a un passo dal trentaduesimi di finale, nonostante la goleada subita dalla Svizzera nella seconda partita. Non è stato un compito facile, perché il Qatar ha tenuto il risultato in bilico a lungo, fino al gol del 3-1 di Mahmic che ha chiuso il discorso. Ed è curioso che la squadra presente ai Mondiali al posto dell'Italia sia stata esaltata d tre giocatori che abbiamo visto o vedremo in Serie A.
Non gioca ancora in Italia, ma potrebbe arrivare a breve per vestire la maglia dell'Atalanta, che lo sta trattando con grande decisione. Ed è un'ottima notizia perché per la prima volta una squadra di Serie A va a prendersi un giocatore bravo e giovane, non il solito nome a fine carriera. Kerim Alajbegovic, diciotto anni e una generosa razione di talento, ha sbloccato il risultato per la Bosnia con un gol di quelli che segnano solo i grandi giocatori, preparato con pazienza e proprietà di palleggio fino a esplodere il tiro imprendibile a 90 km/h che ha indirizzato la partita dopo meno di mezz'ora. Tatticamente, Alajbegovic è stato incaricato di giocare da esterno di centrocampo nel 4-4-2, ma quella è solo una posizione di partenza per potersi accentrare con efficacia, esercizio che svolge spesso e bene. Negli spazi stretti è semplicemente fantastico, con alcuni tocchi di suola che incantano.
Gioca ancora in Italia - e conta di rimanerci a lungo - Sead Kolasinac, colonna difensiva dell'Atalanta. La sua è una partita piena di momenti utili per la sua squadra. Dal punto di vista difensivo è nettamente il più positivo del reparto arretrato, ma anche le sue uscite sul lato sinistro sono sempre puntuali. Da lui proviene l'iniziativa che porta al gol del 2-0. Il cross per il tocco di Dzeko è proprio suo. Il suo dinamismo frutta alla squadra gli stessi vantaggi del suo straordinario vigore nei contrasti. Un cingolato che tutti vorrebbero avere dalla propria parte della barricata.
Non gioca più in Italia (da poco in verità) Edin Dzeko, che con la sua quarantata di anni riesce ancora ad avere un peso all'interno della sua Nazionale. Non è mai stato un centravanti da battaglia, ha sempre puntato tutto sulla finezza del tocco e infatti per mezz'ora ha visto pochi palloni, marcato stretto dalla difesa qatariota, Poi però è arrivato il momento della "dzekata": il piatto destro al volo era stato immaginato come un assist, Sultan Albrake lo ha trasformato in un autogol. Un po' meno preciso nell'occasione successiva, solo davanti al portiere e palo clamoroso. Poteva essere il 3-0 e invece proprio a quel punto il Qatar ha preso coraggio e campo fino ad accorciare le distanze con Alhaydos. A metà del secondo tempo esce tra gli applausi, ma furioso con il suo CT.