Juve, la prossima Champions non si può sbagliare

L'amarissimo 2-4 di Monaco e la certezza, quella notte, di aver fatto un passo in avanti per la conquista di un trofeo che consacri questa Juve, come quella di Trap e Lippi

di ROBERTO OMINI

Juve, la prossima Champions non si può sbagliare

Quinto scudetto. A quando la Champions League? Può essere inelegante aprire la ferita nel giorno del trionfo, ma si può. O forse si deve. Perché dentro e attorno al mondo-Juve, al rinnovo del contratto di Allegri, al progetto che avanza, al mercato di Pobga e Morata, ai nuovi arrivi in agenda si parla di questo, di Europa, di questa ossessione che appartiene al passato e all'immediato futuro bianconero: cosa fare e cosa aggiungere per sollevare la terza Champions della storia bianconera.

La Juve, oggi, è la super-potenza del  calcio italiano. Eguagliarla, per gli altri club, è dura. Superarla, diciamo pure impossibile perlomeno a breve scadenza. Da super-potenza in Italia può permettersi -come quest'anno- due mesi di passione, una partenza a handicap per aggiustare il tiro, trovare le motivazioni giuste e condurre poi due-terzi di campionato a ritmi folli, il massimo consentito.
In Champions no, la Juve a pieni giri ancora non basta per venire a capo di Barcellona e Bayern Monaco, per citare gli ultimi eversori dei bianconeri nelle corse europee.
E proprio dalle notti tedesche, un anno fa a Berlino (finale col Barcellona) e soprattutto lo scorso marzo a Monaco (il 2-4 col Bayern), la Juve ha capito di essere lassù, fra le cinque-sei squadre migliori d'Europa. Alla pari di bavaresi e blaugrana, di sicuro a livello Real Madrid, di sicuro meglio del Paris St Germain e anche delle squadre inglesi, visto come ha saputo maltrattare il Manchester City nella fase a gironi.

Non basta? No, non può bastare, non è servito a scansare la terribile, malinconica rabbia dell'Allianz Arena, dal 2-0 al 2-4 col dominio del campo per 70 minuti e il mondo di Guardiola in sofferenza. Il calcio è così, è anche la crudeltà di un verdetto per l'errore all'ultimo minuto in fondo a una partita che è stata forse la migliore della Juve di Allegri.
E in questo paradosso molto reale e molto amaro, si coglie il senso della forza tecnico-tattica e anche fisica della squadra bianconera, se possibile rafforzandone l'idea-base, la certezza di potersi imporre su ogni palcoscenico, evitando l'imbarazzo di sentirsi addosso una maledizione d'Europa che un po' ci sta, questo è vero, ma è anche frutto di qualcosa che manca per colmare le piccole lacune, dettagli che ai massimi livelli fanno la differenza.
Dire che la Juve è pronta all'assalto alla prossima Champions, col pronostico che la pone fra le prime quattro d'Europa e dunque in grado di vincerla, è un'ovvietà che sarà poi misurata con le strategie di mercato che si stanno studiando, sapendo che un anno in più per Barzagli, Buffon e Chiellini -per esempio- avrà un peso specifico particolare, che certi equilibri andranno verificati, che Pogba e Dybala sono due fenomeni da conservare e Morata è un diamante che si può perdere, o magari no.

Per sentirsi grande come quella di Gianni Agnelli, Boniperti e Trapattoni, o come quella di Umberto Agnelli e Lippi la Juve di Andrea Agnelli, che è stata di Conte e ora è di Allegri, ha messo in cantiere la priorità della missione europea per la stagione 2016-'17, fin dalla notte di Monaco . Da lì si riparte. I cinque scudetti la consegnano alla Storia del calcio italiano. La prossima Champions la condurrebbe alla Storia del calcio europeo e mondiale. Ed è questo che conta. Oggi e domani.

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