Ibra lascia l'Europeo e saluta la sua Svezia. Congedo triste e opaco

La partita di Zlatan ai raggi x

di Pepe Ferrario, nostro inviato a Nizza

Ibrahimovic, foto AFP

La litania svedese, quell'incessante "zlatanibrahimovic" che da due giorni riecheggia per le vie di Nizza, si interrompe solo quando all'Allianz Riviera partono le note dell'inno nazionale. Quell'inno di cui forse però la Leggenda non conosce le parole, perché unico dei suoi tiene rigorosamente la bocca cucita. Definiamola concentrazione, tanto per essere magnanimi. D'altra parte questa, la numero 116, potrebbe essere la sua ultima apparizione in maglia gialla e forse un poco di tensione aggiuntiva la prova pure uno come Ibra. Forse. Per stemperarla, si sa, non c'è allora nulla di meglio di un compagno su cui sfogarsi e mentre Hazard spaventa Isaksson, lui fa altrettanto con Berg, colpevole di un mancato passaggio.

Il primo tocco è una respinta di testa nella sua area dopo sette minuti, le prime sportellate sono invece quelle equamente distribuite tra Alderweireld e Vermaelen. Pochi spazi, comunque, per monsieur Zlatan che si allarga allora a destra e sinistra e indietreggia a centrocampo per trovare palloni giocabili. Pochi quelli buoni, uno (il solo in prossimità dell'area belga) glielo serve Berg al 26esimo: destro di prima intenzione fuori di poco. Primo e unico tiro di Ibrahimovic nel primo tempo. Poco. Decisamente poco. Molto meno, sicuramente, del parigrado belga (come fuoriclasse s'intende), Eden Hazard. Tanto per fare un paragone.

Stesso refrain, sulle tribune e in campo, anche nella ripresa. I tifosi svedesi cantano "zlatanibrahimovic", Ibra le "canta" al povero Berg che quando dopo nove minuti non raccoglie un suo assist viene investito da una vagonata di insulti. Un colpo di testa alto nei primi diciotto minuti poi un gol Ibrahimovic lo metterebbe pure a segno se solo l'arbitro tedesco Brych non decidesse di fermare tutto per un fallo - presunto - commesso dal solito Berg in fase di assistenza. Più presente comunque Zlatan e più pericolosa la Svezia. Non certo un caso. E quando alla mezz'ora Ibra si prende una punizione dai 28 metri, il muro giallo alle spalle di Courtois conta i passi della rincorsa: non è difficile però la respinta del portiere belga.

Partita poggiata su un equilibrio instabile che è però la botta strepitosa di Nainggolan a rovesciare a sei minuti dal 90esimo dalla parte del Belgio. La rabbia e l'orgoglio di Ibra fanno allora ancora in tempo a partorire una pregevole girata dal limite che finisce di poco a lato: è il congedo di Zlatan da Euro 2016 e, dopo quindici anni, dalla sua Svezia. Un congedo triste, ultimo nel girone, senza acuti e per la prima volta dopo tre edizioni sempre a segno, senza gol: una stretta di mano a tutti i compagni, un lungo applauso ai suoi tifosi e poi via negli spogliatoi, primo fra tutti. Più rassegnato che emozionato. Pronto però ora a legarsi al suo nuovo club. Niente Olimpiade. Mourinho lo aspetta.

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