L'ANALISI

L'Italia degli esordienti esce ancora a testa alta: la strada è quella giusta

Il pareggio senza gol di Wolverhampton conferma le buone impressioni del nuovo corso di Mancini e fa ben sperare per il futuro azzurro

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Dopo la mazzata del secondo Mondiale saltato e l'umiliazione subita dall'Argentina nella 'Finalissima', Mancini aveva una sola strada: abbandonare le certezze che ci hanno consegnato un Europeo e ripartire da soluzioni e interpreti nuovi. Ci voleva coraggio e il c.t. ha dimostrato di averlo. L'Italia è in testa al suo girone di Nations League ma, soprattutto, ha dimostrato di sapersela giocare alla pari con Germania e Inghilterra e di schiantare senza problemi una formazione che non lascia spazi, come l'Ungheria

Innanzitutto c'è un dato che balza immediatamente all'occhio: il fatto che Mancini si sia affidato a 9 esordienti in 3 partite. Dopo l'Argentina, insomma, era chiaro a tutti che si dovesse ripartire. Gatti titolare al centro della difesa, in una partita in trasferta in Inghilterra, è una scelta abbastanza forte se si considera che non ha mai giocato un solo minuto in Serie A. Un discorso che vale anche per Salvatore Esposito, mandato in campo nel delicato e fondamentale ruolo di play, al posto di Locatelli. Il resto lo fa un atteggiamento che prova che questa squadra è in grado di adattarsi alle varie esigenze della partita e alle caratteristiche degli avversari.

Partendo dal solito 4-3-3, l'Italia di Wolverhampton ha dimostrato di sapere soffrire, con gli esterni alti che esterni non sono (Pessina e Pellegrini) chiamati a svolgere varie funzioni, dal trequartista, con l'Italia in possesso, al centrocampista laterale esterno in fase difensiva, a dimostrazione della capacità di possedere tutte le conoscenze necessarie per interpretare i vari momenti della gara. La nazionale sa palleggiare quando è il caso, verticalizzare, come contro la Germania, trovare spazi contro le squadre chiuse (come l'Ungheria) e sfruttare al massimo le incursioni di chi arriva da dietro (vedi Wolverhampton). Scelta inevitabile quando hai un centrocampo con Locatelli, regista, due intermedi che fanno dell'inserimento uno dei loro punti di forza (Frattesi e Tonali) e due esterni alti che sono dei trequartisti, o mezze ali di chiara impronta offensiva, come Pessina e Pellegrini. Con un po' di precisione in più davanti alla porta avversaria, insomma, la strada sembrerebbe proprio quella giusta. 

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