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Sci: Alberto Tomba compie 50 anni

Il 19 dicembre 1966 nasceva Alberto Tomba: oggi compie 50 anni. Alberto 'La Bomba', come venne ribattezzato a metà degli anni '80 quando quel giovanissimo e sconosciuto cittadino-sciatore deflagrò come solo i fuoriclasse sanno fare, prima che talentuoso mago dello sci è stato soprattutto un fenomeno mediatico senza uguali. L'unico, durante le Olimpiadi di Calgary, a distogliere l'attenzione degli italiani dal Festival di Sanremo, a essere al centro dei riflettori anche quando perdeva. La sua grandezza si è misurata attraverso quasi tre generazioni dello sci, passando dal leggendario Stenmark, ormai al capolinea della carriera, agli astri nascenti Girardelli e Zurbriggen, agli emergenti Accola, Kjus e Aamodt, allo sfortunato Nierlich, fino a Hermann Maier. L'unico capace di vincere per 11 anni di fila almeno una gara di Coppa del Mondo. "Per me lo sci è solo questo: o vinco o salto". Originario di Castel de' Britti, a due passi da Bologna, 'mosca bianca' in mezzo a una caterva di sciatori di montagna, Tomba si era fatto conoscere il 23 febbraio '86. Quel giorno si disputava ad Aare lo speciale di Coppa e Tomba, pettorale 62, riuscì a chiudere sesto. Dopo due podi a Crans Montana e Alta Badia l'anno successivo, la stagione 1987-'88 è quella della svolta, dell'esplosione, dei libri di storia, riuscendo a passare in poche settimane dall'anonimato alla popolarità travolgente. Questo grazie, al suo innato istrionismo che, unito alle incredibili doti tecniche, lo trasformarono in una manciata di giorni nel 'personaggio' Tomba, nello sbruffone vincente, nello sciatore-cittadino amato da tutti e che subito dopo aver vinto la sua prima gara di Coppa strillò al mondo: "Fra due giorni vincerò ancora". E vinse davvero, con quel suo modo di esultare e trionfare che per anni è stato il suo marchio di fabbrica. Perché vinceva di continuo, rifilando distacchi abissali agli avversari e prendendosi il gusto di trovare il tempo anche di salutare i tifosi in pista. E quel giorno al Sestriere, sul terzo gradino del podio, quasi a salutare il passaggio di consegne, c'era Ingemar Stenmark che subito dopo la gara disse: "Alberto è troppo forte, posso smettere di sciare". In quella stagione Tomba vinse entrambe le Coppe di specialità. Ma il capolavoro, in quel magico 1988, arrivo alle Olimpiadi di Calgary, dove prese l'oro sia in slalom che in gigante facendo fermare l'Italia intera e il Festival di Sanremo proprio per assistere alla sua straripante discesa. Per vederlo si fermava un Paese intero, come solo ai tempi di Coppi e Bartali: al Sestriere, Alta Badia e Campiglio per vederlo scendere erano in 50.000 e tutti col naso all'insù. D'altronde per capire la grandezza dello sciatore bastano pochi numeri: 88 podi in Coppa del Mondo, 50 vittorie, 5 medaglie olimpiche (di cui 3 d'oro), 4 medaglie mondiali (di cui 2 d'oro), una Coppa del Mondo assoluta e di 8 Coppe di specialità (4 speciale e 4 gigante). Insomma, un mostro, un alieno, un qualcosa che lo sport italiano non potrà mai dimenticare e difficilmente ripetere, nel bene e nel male. Re assoluto sui pendii di mezzo mondo, 'tombeur de femmes', ambasciatore Unicef, cavaliere della Repubblica, attore ('Alex l'ariete'), presidente di giuria a Miss Italia, le etichette che hanno accompagnato Alberto Tomba si sono sprecate. Inimitabile tra i paletti, è stato protagonista anche di qualche 'fuoripista', con code polemiche e, talvolta, strascichi nelle aule di tribunale. Come per la causa con il fotografo a cui in Alta Badia lanciò la coppa e che si concluse con una condanna, poi patteggiata, per lesioni personali. In tribunale si concluse anche il singolare 'slalom' in auto per evitare un ingorgo nel Bellunese, con tanto di paletta e lampeggiante blu. Con una carriera cominciata nel '92 da semplice appuntato e che si concluse nel 1996 tra qualche imbarazzo. Tante le benemerenze (anche la 'croce d'oro' dell'Esercito), ma anche tantissimi grattacapi, come le contestazioni del Fisco o scandalo per le foto nudo in una sauna pubblicate da un settimanale.

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