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IN SUDAFRICA

Red Bull Bridge Bars: van Tonder attraversa 600 barre sospese sotto il ponte Bloukrans

Il campione del mondo di obstacle course racing completa in 47 minuti e 37 secondi una traversata senza precedenti

27 Ott 2026 - 12:36
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L’atleta Red Bull Thomas van Tonder ha completato una traversata senza precedenti sotto il Bloukrans Bridge, in Sudafrica. Il campione del mondo di obstacle course racing (OCR) ha attraversato 600 barre sospese lungo l’arco del ponte, a 216 metri d’altezza, percorrendo oltre 280 metri in 47 minuti e 37 secondi: è il Red Bull Bridge Bars. 

Il Bloukrans Bridge collega le province sudafricane del Western Cape e dell’Eastern Cape lungo la strada nazionale N2 ed è conosciuto per ospitare il più alto sito di bungee jumping del continente africano, nonché tra i più alti al mondo. La sfida Red Bull Bridge Bars ha seguito il profilo dell’arco, con una salita inclinata di 45 gradi, un breve tratto lineare in prossimità della sommità e una discesa controllata. 

La realizzazione del percorso ha richiesto una complessa soluzione tecnica. Non era infatti consentito praticare fori o installare bulloni sulla struttura del ponte. Richard Lievaart, responsabile del rigging e direttore della sicurezza di Vertical Safety Systems, e il suo team hanno costruito la struttura predisponendo due punti di ancoraggio indipendenti, senza ricorrere a fissaggi permanenti. 

Van Tonder ha iniziato la traversata alle 10:21, con una frequenza cardiaca di 150 battiti al minuto. Il percorso si è aperto con il tratto più ripido: una salita a 45 gradi che lo ha costretto a rivolgersi nella direzione opposta a quella di marcia e a tirarsi costantemente verso l’alto, passando da una barra alla successiva. 

Alle 10:34, l’inclinazione continua stava già mettendo a dura prova le sue mani: sebbene si fosse preparato ad affrontare la salita come la parte più difficile del percorso, lo sforzo prolungato sugli stessi gruppi muscolari si è rivelato superiore a quello sperimentato durante gli allenamenti. 

Raggiunta la sommità dell’arco, il percorso si è fatto pianeggiante, ma la fatica ha introdotto una nuova difficoltà: per gestire anche mentalmente la distanza ancora da percorrere, Van Tonder ha suddiviso il tragitto in obiettivi più brevi, comunicando via radio ciascun traguardo intermedio a Richard Lievaart. 

Durante una pausa a testa in giù per recuperare le energie, l’atleta ha avvertito un pulsare alla testa e ha capito di dover tornare in posizione eretta. Per farlo ha dovuto affidarsi alle mani già affaticate, riuscendo a tirarsi nuovamente in posizione prima di proseguire. 

La discesa ha rappresentato un’ulteriore prova: la gravità aumentava la velocità tra una barra e l’altra, costringendolo a controllare lo slancio, mantenere la presa e assicurarsi di afferrare ogni appiglio. La fatica crescente si è sommata al deterioramento del nastro protettivo applicato alle dita. 

Negli ultimi 20 metri, Van Tonder si è concentrato su ogni singola barra, affrontando una alla volta le ultime fasi dell’attraversamento. Ha così raggiunto il lato opposto del ponte, completando tutte le 600 barre sospese e il percorso di oltre 280 metri in 47 minuti e 37 secondi.

Ripensando allo sforzo fisico e mentale richiesto dalla salita, l’atleta ha raccontato: «È stato ancora più impegnativo di quanto immaginassi. Ci siamo allenati e abbiamo simulato la sfida il più possibile, ma niente può davvero essere paragonato allo sforzo continuo che quella salita impone sempre agli stessi gruppi muscolari». La sezione "pianeggiante" ha invece complicato il fatto di mantenere il ritmo: «Direi che, per me, è stata la parte mentalmente più difficile. Ho trovato davvero difficile riuscire a trovare un ritmo. Le mani non facevano quello che pensavo sarebbero state in grado di fare: era una sfida anche solo riuscire a serrarle». Durante la discesa e gli ultimi metri lo sforzo si è fatto immane: «La fatica era molto oltre quello che mi aspettavo, specie quando il traguardo è diventato un obiettivo credibile. Tutto il percorso è stato una lotta». 

Negli ultimi 20 metri, l’atleta ha continuato a ripetersi: «Reggiti, reggiti, reggiti e ogni singola barra». Il nastro protettivo sulle dita era ormai lacerato, circostanza sulla quale ha avuto anche la prontezza di spirito di ironizzare: «Le mani fanno male, ma almeno adesso riesco di nuovo a chiuderle». 

Van Tonder ha riconosciuto che la sfida lo ha costretto a ridimensionare le proprie aspettative: «Sono arrivato con un po’ troppa sicurezza, forse anche con un pizzico di presunzione. La salita mi ha subito riportato con i piedi per terra». 

Spiegando perché abbia scelto di percorrere l’arco di un ponte, anziché un percorso più semplice, ha aggiunto: «Non è assolutamente qualcosa che so già di poter fare, ed è proprio per questo che è la sfida giusta». Il completamento dell’impresa ha rappresentato la realizzazione di un obiettivo ambizioso: «Ho portato a termine ciò che avevo iniziato. Mi ero posto un obiettivo enorme, assurdo, e col mio team siamo riusciti a raggiungerlo». 

Tra i presenti anche Stefan Glowacz, alpinista e arrampicatore estremo tedesco, che ha seguito con attenzione i passaggi più impegnativi della traversata, riscontrando in particolare come i cambi di inclinazione rendessero il percorso sempre più difficile, in particolare durante la discesa.

Grande soddisfazione è stata espressa anche da Richard Lievaart: «È un sollievo enorme sapere che Thomas è riuscito ad arrivare e che tutto quello che abbiamo fatto ha funzionato». Lievaart ha poi sottolineato la capacità dell’atleta di mantenere la calma anche nei momenti più delicati: «Ha avuto la lucidità di fermarsi, fare pause, risolvere i problemi e continuare».

Con Red Bull Bridge Bars, l’obstacle course racing ha superato i confini delle competizioni tradizionali, trasformandosi in una sfida senza precedenti. Tra una salita a 45 gradi, un tratto pianeggiante sulla sommità dell’arco e una discesa resa ancora più impegnativa dalla forza di gravità, Thomas van Tonder ha dovuto mettere in campo forza, resistenza, tecnica e concentrazione.

Un’impresa complessa dall'inizio alla fine. Seicento barre sospese, un solo tentativo e un traguardo mai raggiunto prima: Thomas van Tonder è il primo atleta ad aver completato per intero un simile percorso, firmando un’impresa che porta l’obstacle course racing verso una nuova dimensione e dimostra fin dove possono spingersi i limiti della disciplina.