© Getty Images
© Getty Images
I rossoneri giocano settanta minuti ottimi, trovano occasioni e gol, poi emerge qualche crepa che andrà sistemata
di Umberto Porreca© Getty Images
© Getty Images
Il Milan vede sorgere il sole sulla stagione 2026-27 con una convincente vittoria 0-2 in trasferta sul Torino di Ignazio Abate. I rossoneri, rivoluzionati nell'animo, negli schemi e nella mente da Ruben Amorim e sotto gli occhi del patron Cardinale, giocano una partita di qualità elevata prima di tutto nell'essenza stessa dell'idea di calcio, e poi nell'esecuzione che ha messo in mostra miglioramenti e contemporaneamente anche margini di crescita. La speranza, per i rossoneri, è che il sole non sia sorto solo su questa partita, ma su tutta la stagione e poi su tutto il futuro del club che negli ultimi anni ha visto addensarsi nubi scure e tanti dubbi sulla propria competitività e sulle proprie ambizioni.
Il Milan è sceso in campo con il previsto 3-4-2-1 già osservato nel precampionato: le sorprese sono l'inserimento di De Winter come centrale in luogo di Gabbia in mezzo a Gila e Pavlovic, e di Yunus Musah al posto di Luka Modric di fianco a Jashari nella coppia di centrocampo. Cissè, invece, era già qualcosa nell'aria: Amorim, cripticamente, aveva detto di puntarci forte. Detto fatto. I cursori di centrocampo, a destra e sinistra, sono stati Chukwueze ed Estupinan. Loftus-Cheek trequartista di destra di fianco al già citato Cissè, dietro al nuovo arrivato Ramos. Sulle due fasce i giocatori rossoneri hanno assunto compiti diversi: a sinistra Cissè si è costantemente allargato per cercare poi di convergere verso il centro e crossare o tirare in porta. Dietro di lui un prudente Estupinan non si è proposto in maniera eccessivamente sbilanciata. A destra, invece, Chukwueze ricopriva in teoria il ruolo di quarto di centrocampo: a tutti gli effetti, però, ha fatto l'esterno d'attacco con Loftus-Cheek molto più statico in area rispetto al vicino di casa Cissè. In mezzo, invece, Jashari ha ricoperto la posizione di schermo e regista permettendo a Musah di sganciarsi di più in fase di attacco, con il compito comunque di tornare sempre e in maniera celere. Lo statunitense, per altro, è stato incaricato di cambiare gioco spesso e volentieri sventagliando su Chukwueze. Ramos, da punta, ha ricevuto il battesimo dei centraloni del Torino: poco male, il portoghese ha battagliato e aiutato la squadra col fisico nonostante le difficoltà nel tenere il pallone sotto pressione. Una volta effettuati i cambi Rabiot ha preso il posto di Loftus da trequartista e ha immediatamente generato due reti con un assist e un gol. Il francese, al solito, è stato decisivissimo.
L'esordio ufficiale del Milan di Ruben Amorim fornisce immediatamente, dopo appena un minuto, le indicazioni che il nuovo tecnico rossonero ha impartito alla squadra: non si butta via la palla, mai. Il gioco, anche quando parte dal basso, si sviluppa in maniera veloce e ampia cercando gli esterni che a turno puntano e cercano il fondo oppure rientrano per cercare la conclusione. Il Milan all'insegna della prudenza di Allegriana memoria ha lasciato spazio a una squadra che pur di dominare il pallone si prende rischi e responsabilità, giostrando il pallone in uscita bassa anche in area di rigore. I giocatori rossoneri, probabilmente ancora in fase di assorbimento dei nuovi meccanismi, li applicano costantemente ma con evidente bisogno di oliare gli ingrangaggi e trovare le misure. Qualche rivolo di sudore freddo scorre sulla fronte dei tifosi del Diavolo, ma niente di eccessivo. Da regolare anche, in fase difensiva, le distanze tra i braccetti e i rispettivi quarti di centrocampo: Chukwueze a destra ed Estupinan a sinistra si sono fatti trovare occasionalmente troppo lontani dal rispettivo difensore di riferimento, quindi Gila e Pavlovic, e questo ha generato qualche incrinatura nella tenuta difensiva sulle ripartenze. Il Milan non ha corso pericoli da gol nel primo tempo, va detto, ma ha anche affrontato una squadra che ha pensato prima di tutto a non prenderle.
In attacco i rossoneri probabilmente richiederanno i maggiori aggiustamenti in termini di coordinamento tra gli avanti, ma nella prima metà Amorim è sceso in campo con una trequarti totalmente inedita e un centravanti ai primi 45' minuti in Serie A. La coppia Cissè-Loftus Cheek ha rappresentato i due volti del Milan in fase offensiva: il giovane fantasista italiano ha messo in mostra spunto, tecnica, creatività e una personalità notevolissima, persino esagerata in certi frangenti. Alla prima azione ha sfiorato il gol, dopo ha giocato bene aiutando dietro e puntando costantemente, diventando un pericolo tale al punto che a metà primo tempo Abate ha richiamato i suoi e ha indicato di raddoppiarlo. Proprio sul finire della propria partita, al 64', quando Amorim aveva già ordinato il cambio, Cissè ha trovato il gol che ha sbloccato la partita su cross di Rabiot, con un destro a giro imprendibile per Mascardi: un esordio in partita ufficiale da sogno per il ventenne di Treviso. L'inglese, invece, è apparso lento e poco coinvolto, distante dalla dinamicità mostrata contro il Manchester United complici probabilmente anche i diversi spazi a disposizione: contro i Red Devils davanti a lui aveva trovato praterie in cui scatenare i tanti cavalli del motore, ma contro il Torino Abate è stato bravo ad accorciare la formazione granata riducendo i metri da correre. Nello stretto, quindi, il classe 1996 ha faticato.
Il secondo tempo del Milan è iniziato con uno spirito offensivo denso di voglia di fare gol: maggiore pressione in attacco, maggiore coraggio nelle giocate, probabilmente dettato il tutto anche dall'ingresso in campo di due colonne assolute come Luka Modric e Adrien Rabiot. Dal piede del francese è nato il gol di Cissè, poi dal mancino di Chukwueze è nato il suo raddoppio, il tutto in meno di tre minuti. Il Milan non ha mai pensato di privarsi dei servigi di Adrien, e il motivo è chiarissimo: lo sprint mentale, fisico e tecnico che fornisce alla manovra è impareggiabile. Trovato il 2-0, va detto, la squadra di Amorim si è un po' seduta anche a causa di evidenti gambe pesanti, e ha concesso qualcosina di troppo al Torino, tra cui una clamorosa occasione mancata da Aboukhlal su una assistenza magica di Nije. A parte qualche pericolo eccessivo corso dietro, la partita dei rossoneri è sfilata via liscia anche se con qualche ansia di troppo. Il tecnico portoghese, però, è osso durissimo e andrà certamente subito a lavorare sulle occasionali amnesie difensive. Il gol subito da Che Adams al 92', una vera e propria prodezza dello scozzese, ha ricordato al Milan che non bisogna e non bisognerà in nessuna occasione staccare la spina.
Il centravanti del Milan Gonçalo Ramos, all'esordio in match ufficiali con la nuova squadra, ha compreso subito quanto sia duro e fisico il campionato italiano: il portoghese ha ricevuto, sin dal primo secondo di partita, le poco desiderate "cure" di un pirata della difesa come Ardian Ismajli, che gli si è incollato addosso seguendolo ovunque, non risparmiando colpi (mai scorretti, solo fisici) e cercando di impedire all'ex Psg di ricevere palla. Vista la situazione difficile in area, a quel punto Ramos è sceso a giocare a centrocampo, aiutando e ripiegando in copertura. Nel secondo tempo ha sfiorato il gol con una magia su cross dalla sinistra, ma è stato bravo Mascardi. Un buon esordio, comunque, per il giocatore che avrà tempo e modo di conoscere i propri compagni e adattarsi al calcio italiano, e soprattutto trovare i gol. Gol che sono, va ricordato, il motivo per cui il Milan ha investito una cifra importantissima su di lui.
Il Milan ha concluso la prima parte del match con 10 tiri totali effettuati, di cui però 1 solo nello specchio, e il 74% di possesso palla. Nel secondo i rossoneri hanno collezionato altri 9 tiri, comprese le due reti di Cissé e Rabiot, ma hanno visto il dato del possesso scendere fino al 42%, concludendo la partita comunque con il 59% complessivo. Dati che con una sola partita come sample a disposizione dicono poco, ma che se proiettati sul lungo periodo aiutano a comprendere quali sono le idee di gioco e le prospettive nella mente di Amorim: non c'è un solo modo di giocare, la squadra deve essere camaleontica e indossare la mimetica per sapersi adattare al dominare il gioco o al saper dare battaglia quando la partita richiede durezza fisica e attenzione.
Il Milan ora se la vedrà venerdì sera con il Venezia nella seconda giornata, nell'esordio ufficiale di Amorim a San Siro. Un appuntamento da non sbagliare, per continuare a ricostruire il gioco, lo spirito e le idee di un Milan che è appena scattato dai blocchi di partenza con l'intenzione di migliorare e seguire con coraggio e attenzione il proprio nuovo condottiero.