Mondonico e l'ultimo intervento a 4-4-2: "Catenaccio la mia fede. Ragazzi, datevi da fare"

Spesso ospite della nostra trasmissione 4-4-2: a ottobre il suo ultimo intervento, ricco di spunti, come sempre

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Un amico, oltre che una fonte inesauribile di aneddoti, di spunti interessanti, di chiavi di lettura originali e mai banali. Emiliano Mondonico era un nostro punto di riferimento per consigli, analisi, una voce a cui affidarsi per commentare il calcio, l'attualità, ma non solo. L'ultima volta che la voce di Emiliano Mondonico ha squillato su SportMediaset.it risale allo scorso ottobre, ospite telefonico del nostro programma 4-4-2. Si parlava di campionato, della Serie A, dell'Inter lanciata all'inseguimento del Napoli. E, come sempre, mai banale, il mondo aveva dispensato passaggi da mandare a memoria: "Mi hanno sempre chiamato catenacciaro, italianista. Pensavo si riferissero al fatto che parlassi bene italiano, e invece era un'accusa: mi davano del difensivista", rideva il Mondo. "Catenaccio e contropiedie sono la mia fede calcistica. Mi piace il calcio all'italiana", diceva con entusiasmo. "Non me ne vogliano gli innamorati del tiki-taka, ma io sono innamorato del calcio che giocano i ragazzi all'oratorio. Avete presente? Non passano certo i pomeriggi a passarsi la palla: vogliono fare gol, poi corrono in difesa. Difesa e attacco, che bello". Una passione purissima, quella di Mondonico, che ci incantava così: "Questa è la nostra scuola, bisogna giocare all'italiana. E sapete perché? Perché le altre (si riferiva alle nazionali, era il periodo che precedeva Italia-Svezia spareggio mondiale) sono più forti di noi. E noi conosciamo questa scuola".

Scuola, ragazzi, oratori. La bontà di Mondonico era anche e soprattutto lì, rivolta ai ragazzi. Era malato, Mondonico, eppure si spendeva per gli altri, per quelli in difficoltà. In quell'intervento telefonico del 24 ottobre 2017, che potete ascoltare integralmente qui sotto, volle promuovere una delle tante iniziative a cui aveva dato vita: mettere in campo (perché il calcio era sempre al centro di tutto) i ragazzi delle scuole medie contro alcolisti, tossicodipendenti, ragazzi in difficoltà, affetti da sindrome di down, fino alla nazionale amputati. Il pallone, i ragazzi che hanno di fronte una vita da spendere e chi ha incontrato difficoltà di ogni tipo. Il messaggio era ed è chiaro: "Voglio che i ragazzi capiscano che per ottenere qualcosa bisogna darsi da fare, fare fatica. Ho deciso di schierarli contro chi ha toccato il fondo, o contro chi ha dovuto affrontare sfide grandi, per far loro vedere che il percorso per rialzarsi è duro e faticoso, ma che ce la si può fare". Grazie Mondo, anche per queste ultime parole che ci hai saputo regalare.

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